Seguici via Email o RSS

Sulle Classifiche: BlogBabel, BlogItalia & Co
Scritto da: il 12.07.08

Foto (cc-by): cesarastudillo Estate, tempo di cazzeggio e ottimo momento dunque per tornare a dialogare dei massimi sistemi nell’iperuranico mondo delle classifiche per bloggers. Nel post che segue condividerò con te un ragionamento di massima sul valore delle classifiche. In principio fu BlogBabel Mai nome fu più azzeccato. Dal tentativo di unificare la blogosfera italiana […]

2312291364_b83767ab0a.jpg

Foto (cc-by): cesarastudillo

Estate, tempo di cazzeggio e ottimo momento dunque per tornare a dialogare dei massimi sistemi nell’iperuranico mondo delle classifiche per bloggers. Nel post che segue condividerò con te un ragionamento di massima sul valore delle classifiche.

In principio fu BlogBabel

Mai nome fu più azzeccato. Dal tentativo di unificare la blogosfera italiana in una classifica attendibile, al caos con cui è esplosa la versione 1, confusione legata a incapacità di trovare un raccordo fra istanze diverse eppure legittime. Richiama davvero la Babele biblica. I problemi che si sono evidenziati con BlogBabel sono stati essenzialmente due: il primo riguarda l’assenza di una opzione di opt-out, assenza importante soprattutto perché il feed di un blog non veniva contato soltanto a seguito di un’azione di opt-in (inclusione decisa dall’user), ma anche potremmo dire ex-officio da parte dei redattori (inclusione decisa da BlogBabel); il secondo problema riguarda(va) i parametri. Byte e byte consumati a discutere attorno all’accusa di modifica dei parametri della classifica, modifiche giustificate da BlogBabel come tentativo di perfezionamento e miglioramento dell’affidabilità della classifica stessa, modifiche tacciate di arbitrarietà da chi si vede di colpo fluttuare a balzi quantici per centinaia di posizioni (solitamente più giù, dato che chi sale non ha di che lamentarsi, di solito).

Cos’é una classifica?

Una classifica è un ordinamento di elementi operato secondo regole determinate. Fin qui ci siamo. Ora quello che fa di una classifica una valida classifica, è la compressione massima dell’arbitrarietà. Infatti se io volessi fare una classifica della blogosfera a mio personale uso e consumo, non avrei motivo di perdere tempo a giustificare i parametri: sarebbe valida per me. Ma se al contrario è mio obiettivo condividere la classifica ed il suo utilizzo in modo universale (tendente cioé alla condivisione massima a priori), occorre che io operi sulle regole della classifica, in modo da creare consenso attorno ad esse (un consenso che si misura innanzitutto con l’utilizzo della classifica, che in questa ottica diventa un prodotto la cui affidabilità è misurata anche attraverso il suo mercato). Quindi nel caso di una classifica universale della blogosfera italiana, occorre definire una serie di criteri attorno a cui costruire il massimo consenso.

I Criteri

Il primo attributo dei criteri deve essere l’affidabilità. I criteri scelti devono essere in grado di generare un output (la classifica) quanto più realistico possibile. Le regole usate non vanno quindi giudicate (solo) in sé, ma anche (e soprattutto) in un’ottica sistemica (cioé della loro reciproca interazione): non è il sale o il sugo a fare un buon piatto di pasta, ma la loro armonizzazione in un mix determinato.

Il secondo criterio è la trasparenza. Essa serve a ridurre al minimo l’arbitrarietà di una categorizzazione. Attraverso la trasparenza le regole della classifica sono svelate in modo da consentire miglioramenti ai parametri, confronti fra classifiche diverse, comprensione delle dinamiche che hanno portato a quel determinato output.

Il terzo criterio è la mobilità. Una buona categorizzazione è una categorizzazione valida nel tempo, quindi affidabile non soltanto in prospettiva statica ma anche in prospettiva diacronica. Questo perché la realtà delle interazioni assomiglia più ad un film che ad una foto. La foto è utile per comprendere i momenti e i dettagli, ma è comunque una forma di astrazione della realtà, o meglio una forma di alienazione di una porzione di realtà dal suo contesto.Per mobilità intendo quindila capacità di catturare i movimenti degli elementi fra le zone/posizioni della categorizzazione/classifica.

Come quarto criterio scelgo la stabilità. E’ chiaro che cambiando ogni giorno le regole attraverso le quali costruisco la mia classifica, il mio output non può essere confrontato. Non solo con altre classifiche/categorizzazioni, ma neppure con la classifica del giorno precedente.

Si può costruire una classifica affidabile?

Ok, abbiamo costruito la nostra classifica. Rispetta tutti i criteri minimi proposti. Lavora bene. E’ la migliore possibile di sempre. Nonostante questo, è solo una prospettiva fra tante possibili, tutte ugualmente affidabili. Non è la classifica. perché? Perché non può esistere una classifica affidabile in senso assoluto (cioé migliore di tutte le altre).

Il primo criterio che ti ho mostrato è l’affidabilità, vero? Ebbene sull’affidabilità si può discutere in eterno, questo perché la classifica è una categorizzazione e come tutte le categorizzazioni è una concettualizzazione della realtà. Quindi è uno strumento attraverso cui noi conosciamo e ci approcciamo alla realtà. La realtà che vogliamo conoscere è la blogosfera italiana, ma questa praticamente è conoscibile solo attraverso una categorizzazione (come la classifica). Quindi chiedersi se la categorizzazione sia affidabile (cioé aderente alla realtà che descrive) è in realtà tautologico, dato che non possiamo conoscere quella realtà se non attraverso la categorizzazione stessa (per gli amanti dell’argomentazione, Stephen Hawking ne ha operata una generale sul rapporto fra teoria scientifica e realtà, molto suggestiva).

E sulla trasparenza? La trasparenza comprime l’arbitrarietà è vero. Ma non può esistere la trasparenza totale. E questo perché ci sono meccanismi della classifica che inevitabilmente restano impliciti. Per motivi di tutela commerciale (pensate agli algoritmi), ma anche perché a produzione di qualcosa non può fare a meno di quella che Polanyi chiamò conoscenza tacita, cioé una serie di elementi cognitivi contestuali che concorrono alla formazione della conoscenza (e quindi alla produzione di qualcosa in generale) che non sono codificabili quindi decontestualizzabili quindi esplicitabili. La classifica stessa è un atto arbitrario a monte. Perché la selezione delle regole e dei parametri da usare non è – e non può – essere un processo neutro. Per dirla con Marx, infatti, un modo di vedere è anche un modo di non vedere, e non esistono essere umani aprospettici.

La mobilità poi è legata alla trasparenza. Infatti la classifica della blogosfera, non è una classificazione qualsiasi. E’ una classificazione che ha a che fare con elementi dinamici e adattivi. Questo significa che una volta che ho chiare le regole del gioco (della classifica) posso agire per sfruttarle. Mi adatto. Adatto il mio comportamento (il mio modo di bloggare) al fine, ad esempio, di scalare la classifica. Ed ecco che ci avviciniamo al principio di indeterminazione di Heisenberger, che ci dice che lo strumento attraversocui “vediamo” la realtà distorce la realtà stessa. Questo avviene anche in assenza distrategie adattive: pensate alla top100. Chiunque apre la top100 si va a vedere solo le prime, diciamo 20, posizioni (comunque per quanto variabile sarà sempre un numero n<100). Immaginiamo una classifica a migliaia di elementi poi! A questo punto chi si trova ai vertici al momento della classificazione (ed in virtù della classificazione) godrà di una rendita di posizione non indifferente rispetto agli altri. Con ovvie conseguenze (conservative) sulla mobilità.

Allora si cambiano periodicamente le regole per combattere l’opportunismo di chi distorce la realtà approfittando delle regole? Si, ma manderemo a puttane l’ultimo parametro individuato, la stabilità. Cioé per difendere l’affidabilità (dall’uso adattivo delle regole) sputtano l’affidabilità (cambiando le regole mino la stabilità). Il cerchio si chiude. Tautologicamente.

Dobbiamo fare a meno delle classifiche?

Il risultato del discorso sarebbe che la migliore classifica è una classifica segreta. I cui elementi non sanno di essere classificati. Questo renderebbe possibile simultaneamente l’implementazione di tutte le condizioni viste sopra. Ma a ben guardare è una falsa soluzione. Perché la segretezza della classifica implicherebbe un utilizzo ristretto della stessa che la renderebbe certamente fortemente prospettica. E quindi molto parziale.

La mia soluzione personale è questa:

1) Una classifica è una classifica. Nel senso chiarito sopra. Quindi non va presa troppo sul serio. La classifica è solo uno strumento e come tale ha i suoi pregi ma anche i suoi limiti. Se non riesci a piantare i chiodi con il cacciavite, il problema non è il cacciavite, ma è il fatto che non capisci sia più opportuno utilizzare un martello.

2) Più classifiche ci sono e meglio è. Più categorizzazioni operate con regole diverse ci sono, più si riproduce la relatà della blogosfera, che come tutti i isegmenti arbitrari di realtà, riproduce la ricchezza di sfumature e di relatività contestuali della Realtà con la R maiuscola. In questo senso l’esperimento di BlogItalia parte da un’idea molto sensata. In quanto metaclassifica, BlogItalia è senza dubbio potenziale oggetto di tutte le considerazioni espresse sopra (una metaclassifica è comunque una categorizzazione), ma in quanto metaclassifica ha il pregio di aggregare aspetti diversi senza entrare (troppo) in giudizi di valore. Lo sforzo qui dovrebbe essere quello di svilupare il concetto massimizzando inclusività (aggiungere più classifiche possibile) e aggregazione (collegarle in modo sapiente) senza appiattire la natura delle singole classifiche che incorpora.

In questo senso accolgo con estremo favore (a prescindere dalle mie singole preferenze), il pluralismo di strumenti che guardano (e costruiscono) la blogosfera italiana: Memesphere (avrà una classifica anche?), BloggerMafia (in arrivo), Wikio, oltre i già citati BlogBabel e BlogItalia.

Articolo scritto da . Mushin è un Web Strategist che ama quello che fa o altrimenti preferisce non farlo. Nel suo futuro vede l'istituzione di un monastero zen o di una scuola taoista di arti marziali, cultore della via e amante della Storia, vive per conoscere e confrontarsi, ma anche per amare e soffrire.

5 Commenti a “Sulle Classifiche: BlogBabel, BlogItalia & Co”

  1. Ho letto con molta attenzione e concordo soprattutto sulla non opportnunità di dare giudizi di valore e di essere il più possibile inclusivi.

  2. Mushin il 13 July 2008 alle 00:03 ha scritto:

    Grazie. Mi fa molto piacere che tu abbia letto e commentato, sia perché sei tu sia perché sei una delle parti tirate in causa.

  3. [...] forti, dal supporto incondizionato all’odio viscerale, per via della sua classifica (di cui avevo già parlato). L’aggregazione avviene per item popularity, cioé un item (link, video e libri) popolare [...]

  4. troppo lunga :)

  5. Mushin il 11 November 2008 alle 11:58 ha scritto:

    O troppo corta la tua attenzione :D

Lascia un Commento

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Konomedia (icons) | Hosted by MediaTemple