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Perché I Blog Parziali Possono Salvare L’Informazione
Scritto da: il 01.07.08

Un blog a differenza di altri veicoli editoriali classici, non è (o non dovrebbe essere) concepibile al di fuori del suo autore. La forza del blog tematico, che vuol fare informazione, non sta nella sua presunta imparzialità (e quindi depurazione dalla soggettività) ma al contrario nella sua prospettiva dichiarata. La promessa del blog come strumento […]

Un blog a differenza di altri veicoli editoriali classici, non è (o non dovrebbe essere) concepibile al di fuori del suo autore. La forza del blog tematico, che vuol fare informazione, non sta nella sua presunta imparzialità (e quindi depurazione dalla soggettività) ma al contrario nella sua prospettiva dichiarata. La promessa del blog come strumento di informazione partecipata, di citizen journalism, non è nel suo essere uno strumento “amatoriale” ovvero libero dalla pubblicità.

I pericoli di una blogosfera senza Advertising

Questa è a ben guardare un’utopia. Perché qualsiasi attività umana, superato una certa soglia, per diventare significativa, richiede investimenti ingenti principalmente di tempo e (quindi) denaro. Dunque è normalissimo che anche un blog di informazione, tematico o persino personale, dopo una certa soglia se vuole continuare a crescere, dovrà affrontare la questione del divenire un’attività professionale e quindi che garantisca la sussistenza dell’autore attraverso entrate stabili e regolari. Se quindi la capacità di fornire contenuti affidabili, originali e non tendenziosi, risiedesse nell’assenza di fonti di reddito associate al blogging, dovremo accontentarci di un blogging fatto da amatori, che replicano contenuti “di massa”, che riportano contenuti da fonti di informazione tradizionali, o che parlano di fatti personali. Questo perché un contenuto di qualità originale, richiede tempo. E il tempo ad esso dedicato è tempo sottratto al sostentamento (altri lavori redditizi). Quindi se non posso sopravvivere facendo blogging, farò blogging nel tempo libero. Oppure full-time, se non ho problemi di sussistenza. Entrambe le opzioni (una blogosfera di blogganti/ripetitori della domenica o una blogosfera dove si ha voce in funzione del censo) mi sembra uccidano la promessa dell’informazione libera. Nel primo caso perché non si avrebbe tempo di approfondire, e quindi la blogosfera non sarebbe altro che un’enorme valle dove qualsiasi cosa trova eco acriticamente. Nel sencondo caso solo alcuni avrebbero modo di approfondire e dire la loro. E allora avremmo sostituito un giornale vittima delle ingerenze pubblicitarie dove però nei limiti si discute fra la pluralità di soggetti coinvolti nel processo di informazione, con il monopensiero di un gruppo ristretto di persone che inevitabilmente finirebbero con il divenire autoreferenziali. In entrambi i casi non sto facendo bene all’informazione.

Un problema insolubile o un falso problema?

In effetti il problema sembra diventare insolubile: se lascio i blog fuori dal meccanismo della pubblicità impedisco a questa esperienza editoriale di essere tale, relegandola ad un ruolo al massimo marginale nel panorama dell’informazione. Se invece li faccio entrare nel meccanismo della pubblicità rischio che vengano risucchiati dal circolo vizioso delle ingerenze prospettiche che affligge l’editoria tradizionale. E allora? Allora il problema è un po’ un falso problema. Nella realtà la forza informativa della blogosfera non sta né nella presenza di blog “professionali” né nella capacità di sacrificio dei milioni di amatori che sacrificano tempo davanti al monitor. La forza del blog è il suo essere una goccia in un’oceano. La sua forza è la rete e la sua capacità di vanificare i monopoli (una capacità che è possibile attaccare e sopprimere, ma non è oggetto di questa discussione).

La vera forza del blogging come fonte di corretta informazione

Quindi ricapitolando la potenzialità dei blog di potenziare l’informazione sta nel suo essere una parte del processo. Perché questo ci riconduce alla corretta interpretazione di cosa la stessa informazione sia. Le multiservizi dell’informazione, dai giornali alle TV, ci hanno abituato ad una fonte diversificata a cui noi attingiamo informazioni di tutti i generi, facendo della corretta informazione una questione di scelta della corretta fonte di informazione. Non è così. E questo perché la corretta informazione (appellativo di per sé improprio), nasce solo dal processo critico di metabolizzazione e raffronto di diverse fonti informative. Questo perché ogni fonte informativa è per natura prospettica. Perché l’essere umano è prospettico. Anche le fonti di informazioni più “depurate” dall’elemento umano, in cui i processi sono complessi e i soggetti intervenienti molteplici (pensate alla redazione di un quotidiano) sono prospettiche. E se si sforzano di non esserlo diventano al massimo ambigue. Questo perché a prescindere dall’assetto che si da ad una qualsiasi organizzazione, le informazioni e la conoscenza vengono sempre e solo prodotte dagli essere umani (sul’argomento consiglio l’ottimo libro di Nonaka e Takeuchi “The Knowledge Creating Company”).
E qui subentra il blog: anche se si sviluppa e si complessifica, un blog, anche multiautore, ha il pregio di poter restare ancorato alle persone. Il contenuto può essere facilmente associato all’autore. Il blog è uno strumento che nasce attorno all’essere umano. La promessa del blogging è quella di cambiare il nostro modo di informarci. Il blogging non crea la fonte perfetta di informazione per quell’argomento (aprospettica), ma ti offre una miriade di fonti sovrapponibili (e dichiaratamente prospettiche). Quindi un blog network che tenta di assomigliare ad un giornale, riempiendo i blog di autori e contributori che non si conoscono fra loro, che sono semplicemente delle firme all’inizio degli articoli, tende a deprimere il blogging stesso. L’estremo è una logica editoriale tradizionale, interessata solo a masimizzare le entrate pubblicitarie e gli accessi (quindi contenuti brevi, spesso riportati da altre fonti, con alte frequenze di posting) ma impacchettata nella carta regalo del blog. Una differenza che l’utente medio della rete non ha né la sensibilità né spesso l’interesse di cogliere.

Articolo scritto da . Mushin è un Web Strategist che ama quello che fa o altrimenti preferisce non farlo. Nel suo futuro vede l'istituzione di un monastero zen o di una scuola taoista di arti marziali, cultore della via e amante della Storia, vive per conoscere e confrontarsi, ma anche per amare e soffrire.

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