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Apple: iPhone, iPod Touch e MacBook Air
Scritto da: il 03.06.08

Alzi la mano chi non ha esclamato, con iPod Touch (magari pure craccato) davanti: “ma è un doppione dell’iPhone!”. E alzi la mano chi non ha detto davanti alla presentazione del MacBook Air: “un computer senza porte né masterizzatore che costa così tanto!?” (pensando però: “eppure è figo!”). Insomma, resterebbero poche persone con le braccia [...]

Alzi la mano chi non ha esclamato, con iPod Touch (magari pure craccato) davanti: “ma è un doppione dell’iPhone!”. E alzi la mano chi non ha detto davanti alla presentazione del MacBook Air: “un computer senza porte né masterizzatore che costa così tanto!?” (pensando però: “eppure è figo!”). Insomma, resterebbero poche persone con le braccia conserte. Questo post è una riflessione circa quello che sta succedendo con i prodotti Apple. Perché il lancio di iPhone, di iPod Touch e di MacBook Air ha qualcosa in comune, che fa pensare ad una strategia globale. Che va oltre il rilancio della mela con prodotti all’avanguardia nel design. Che va oltre l’ammodernamento (almeno negli ultimi due casi) di linee di prodotto di successo.

A cosa mi riferisco? Mi riferisco alla ultraportabilità e all’integrazione. Il futuro di internet è sempre poco prevedibile, ma di certo converge verso la massima mobilità, la frontiera del wireless ha regalato agli uomini nuove opportunità e nuove opportunità vuol dire nuove occasioni sul mercato.

Ecco secondo me cosa deve essere successo nella mente di qualcuno lì, negli uffici della mela: a) sappiamo che oggi abbiamo una significativa varietà di dispositivi deputati alle varie funzioni (telefonare, ascoltare musica, scrivere, leggere, ecc.), b) la tecnologia rende questi dispositivi sempre più potenti riducendone contemporaneamente le dimensioni, c) tecnologie wireless aumentano copertura e mobilità di reti e dispositivi. A questo punto non è difficile sillogisticamente trarre la conclusione che il futuro vedrà probabilmente il diffondersi sia come prodotto che come status, di un dispositivo mobile altamente portatile in grado di interagire con reti diverse e con dispositivi diversi.

Il problema diventa: quale delle attuali linee di prodotti (cellulari, notebook, mp3 player), che già stanno piano piano convergendo le une verso le altre, prenderà il sopravvento diventando l’unico dispositivo mobile in grado di fare tutto? Oppure se ne affermerà uno nuovo per natura ed invenzione? Qui sta la genialata di Jobs & Co: fare scegliere al mercato. Partire da tutte e tre le linee di prodotti (cellulare = iPhone; mp3 player = iPod Touch; notebook = MacBook Air) e creare dei prodotti che non vanno a sostituire le linee di sviluppo precedenti (troverete sempre iPod Nano o MacBook Pro) ma le completano rendendole più adatte alle esigenze di domani. La selezione del mobile device di successo la farà il mercato, una sorta di selezione naturale: quale avrà più successo nel soddisfare le necessità di mobilità e integrazione di domani? Le vendite lo diranno.

Se la mia idea è giusta, il prodotto più venduto sarà anche quello più potenziato, mentre gli altri resteranno probabilmente per presidiare e soddisfare le nicchie di mercato più propense ad un prodotto con meno funzioni ma più performante rispetto ad operazioni specifiche. Il lancio di MacBook Air o di iPhone non è una velleità astrusa per ricchi (il primo) o una deviazione fatale dal core-business (il secondo). Ne l’iPod Touch è un errore di investimento in qualcosa che esiste già ed è più completo (l’iPhone). Si tratta dell’ennesima mossa intelligente di un’azienda che si è dimostrata dinamica ed in grado di proiettarsi con successo nel futuro, rinnovandosi.

Si potrebbe allora chiedere: perché – riconoscendo la genuinità dele premesse e dei trend – alla Apple non abbiano fatto come a Google, investendo in un sistema operativo per dispositivi mobili a prescindere da quale questo possa essere, creando un OS più universale possibile. Io credo che sarebbe stato un errore. Apple non è Google, e probabilmente sarebbe stato pericoloso sfidarlo su questo terreno. In fondo, la chiave della rinascita di Apple è stata l’ottimale unione di hardware e software progettati dalla medesima mano. Un po’ come farsi un vestito dal sarto piuttosto che comprare al Grande Magazzino. Non avrebbe senso abbandonare l’hardware. Né trascurare il software ovviamente. La giusta via sta nel mezzo.

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Articolo scritto da . Mushin è un Web Strategist che ama quello che fa o altrimenti preferisce non farlo. Nel suo futuro vede l'istituzione di un monastero zen o di una scuola taoista di arti marziali, cultore della via e amante della Storia, vive per conoscere e confrontarsi, ma anche per amare e soffrire.

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