Foto (cc-by): Annie Mole Come tutti i fenomeni che crescono, anche il blogging diventa più complesso: esistono differenti stili ed impostazioni, differenti tendenze e diverse piattaforme. La confusione che spesso si genera non è cosa da poco. La distinzione principale è fra un authority blog e un hub blog. Cosa sono? Quale conviene? Il tuo [...]

Come tutti i fenomeni che crescono, anche il blogging diventa più complesso: esistono differenti stili ed impostazioni, differenti tendenze e diverse piattaforme. La confusione che spesso si genera non è cosa da poco. La distinzione principale è fra un authority blog e un hub blog. Cosa sono? Quale conviene? Il tuo che blog è?
Un Authority Blog è un blog principalmente dedicato alla creazione di contenuti originali. A questo tipo di blog viene associata una attività generalmente fatta di post lunghi, frequenza di posting non elevata (eccetto che per il caso di blog multiautore), molti link interni (spesso si tende a seguire un argomento nel tempo con le sue evoluzioni) e pochi esterni.
Un Hub Blog al contrario è un blog che si concentra sulla diffusione dei contenuti. La frequenza di posting è elevata e spesso superiore a 2 articoli per giorno, i link sono tanti (sia interni che soprattutto esterni), la lunghezza dei post è contenuta.
Non esiste una scelta, questo non soltanto perché entrambi i modelli hanno pro e contro (sinteticamente riassunti su Performancing), ma anche e soprattutto perché i due modelli di blogging non sono necessariamente escludenti. Infatti in quasi ogni blog troviamo una percentualedi authority blogging, di hub blogging e anche di life stream blogging. Ovviamente in funzione delle quantità relative delle componenti un blog rientrerà in un modello piuttosto che in un altro. La cosa che mi preme sottolineare è però la seguente: l’authority blog pertiene alla creazione dei contenuti, mentre l’hub blog riguarda la distribuzione dei contenuti. In altre parole: se lo scopo del tuo blogging è quello di riportare notizie da diverse fonti relative a definiti topic, allora utilizza gli strumenti e le considerazioni relative all’hub blogging, è questo il modello per te più utile. Al contrario se il tuo scopo è quello di produrre considerazioni e contenuti originali, non perdere tempo a seguire il modello dell’hub blogging.
Distinguere fra i due modelli e capire quale sia migliore per spiegare il proprio blogging non è un affare irrilevante. Riguarda principalmente lo stile di blogging e l’approccio al blog. L’authority blogging richiede tempo e risorse, e spesso ottiene nel breve/medio periodo un basso riscontro in termini di accessi e visibilità. Le cose cambiano nel lungo periodo perché un authority blog ben condotto ha una crescita lenta ma sostenibili e quindi in ultima analisi può contare su un’audience stabile (la cui ampiezza dipenderà principalmente dalle caratteristiche della nicchia di riferimento). Per l’hub blogging le considerazioni sulla crescita sono opposte. Anche se nella realtà il vostro blogging sarà più un mix delle due componenti (questo vale maggiormente per chi sceglie la via dell’authority blogging), capire (e decidere) che tipo di modello privilegiare aiuta ad andare spediti e a contare su modelli di crescita esplicativi già elaborati. Diventa insomma un problema di strategia.
Nella realtà la situazione è confusa, perché la linea di confine fra i due stili non viene spesso neppure implementata. Un esempio di ciò si riscontra nei seguenti casi:
1. Il decadimento delle blog star: esattamente come il carbonio, anche i blogger famosi hanno un loro periodo di decadimento. Soprattutto se non si associa il proprio blogging ad un modello di editoria professionale, il blogger diventato famoso ha sempre meno tempo per bloggare. Ciò a causa in parte della sua vita privata che impone un limite a priori alle risorse (tempo principalmente) dedicabili al blogging, in parte perché l’apertura di più blog ed il coinvolgimento in altre attività collaterali rispetto al blogging stesso (conferenze, incarichi, consulenze, ecc), riducono il tempo e la qualità del blogging stesso (in altre parole le conseguenze del blogging di successo tendono a minarne le premesse: si tratta di crescita non sostenibile, anche qui un problema di strategia). Un esempio del problema è fotografato dal sempre molto onesto e lucido Luca Conti, che sembra voler reimpostare il suo Social Media Corner facendone a tutti gli effetti un Hub Blog.
2. La confusione delle piattaforme: se authority e hub blogging sono due modelli di blogging differente, portano con sé differenti esigenze. A tal fine esistono differenti piattaforme: se WordPress consente di fare tutto al momento, non si vedono ragioni teoriche per cui non si dovrebbe usare Tumblr per un hub blog. Ma nella realtà la confusione impera e così molti blog utilizzano WordPress anche se per attività di hub blogging puro o di life streaming.
3. Duplicazione: ma quale hub blogging? Molti siti copiano e basta! Su questo punto condivido le conclusioni di questo articolo su Master New Media. La base del web è infatti la relazionalità. La duplicazione non è nociva a priori. 9/10 del problema è imputabile ad errori del webmaster che si ritiene duplicato. Oltre alle considerazioni sulla duplicazione etica o legale e sugli effetti positivi della duplicazione (e di cosa duplicazione in senso stretto non è), occorre non dimenticare che la conoscenza/informazione non si genera dal nulla, ma si ottiene sempre dalla trasformazione di quella già esistente. Quindi il problema non è riprendere contenuti altrui (come l’hub blogging per definizione fa e come il buon authority blogging subisce), ma verificare l’eventuale presenza di valore aggunto associato alla distribuzione di contenuti generati da altri e le condizioni (legali ed etiche) per il riutilizzo del contenuto altrui. Un buon hub blog non ha nulla da rimproverarsi ed anzi genera valore aggiunto sia per il lettore (aggregazione dei contenuti per argomento) che per l’autore del contenuto originale aggregato (pubblicizzazione del contenuto e quindi del blog/autore).
E’ chiaro che chi voglia aprire un authority blogging debba investire maggiori risorse.
Fin ora ho notato che l’apertura di blog di questo tipo sono segmenti di argomenti che un blogger già attivo tratta all’interno del proprio blog e che occupano a mano a mano sempre maggiore spazio in termini di post.
Questo elemento, associato un ricoscimento esterno da parte degli altri utenti su quel determinato argomento, porta il blogger molto volte a dedicare un blog apposito al tema.
Ora mi chiedo se è possibile in qualche modo poter calcolare antecedentemente, rispetto alla grandezza del mercato, “l’interesse degli utenti” per la nuova risorsa. E se si come. Un simile dato potrebbe chiarire quanto meno a grandi linee se l’idea ha veramente un potenziale interesse, permetterebbe di misurare anche il tempo speso per costruire un db di informazioni utili e tenere aggiornato il blog.
In teoria si potrebbero tener conto di una serie di punti che però dovrebbero essere valorizzati in qualche modo:
- Data di inizio blog
- Lingua utilizzata (italiano-inglese) e quindi bacino di utenza colpito
- grado di specificità dell’argomento
- riconoscimento iniziale del blog (“Quanto è blogstar?”)
- grandezza del sistema (singolo blog o blog+video su YT + slideshare etc)
- altri… etc etc
come valorizzarli?
Il tuo discorso regge ma solo se mettiamo come premessa che la nascita di un blog sia demand-pull. Io credo che il caso di una demand-pull sia solo uno di quelli possibili.
Sicuramente l’authority blog richiede ingenti risorse, ma anche un buon hub blog non scherza (se fatto bene e con criterio). I punti che segnali sono importanti da tracciare, ma resta il problema di come tracciarli efficacemente. Più che altro mi piace pensare che (anche nel caso di nanopublishing) chi apra un blog lo faccia principalmente perché ha qualcosa da dire, e che il successo relativo in termini di ascolti sia solo “ottimizzabile” attraverso una buona distribuzione/marketing, e non “creato” a prescindere dai contenuti (almeno sul lungo periodo).
In questo caso quindi diventa possibile creare un blog a partire da un argomento: non tanto per valutazioni “di mercato” a priori basate su analisi e proiezioni, quanto per semplice fatto che si ha qualcosa da dire e da condividere che si ritiene importante.
Sto preparando un post sui mix oppurtuni per far crescere un blog, e certamente il tuo commento mi offre spunti interessanti, grazie.
Beh, certamente è facile che sia “demand-pull” proprio perchè un blogger si rende conto di essere ferrato su un determinato argomento quando si mette alla prova e ottiene dei riscontri da chi lo legge sul proprio blog.
Condivido che il blog debba essere aperto principalmente perchè un utente abbia qualcosa da comunicare, al difuori dei possibili ritorni economici e non che si possano creare.
E’ però anche vero che in alcuni casi, alcuni blogger abbiamo iniziato a tramutare la loro attività in una vera e propria professione (come è giusto che sia, se sono persone ferrate in materia) ed è chiaro che poter misurare simili valori attenuandoli alla propria “voglia di comunicare” possa essere un elemento utile.
Cercando di leggerlo quanto meno possibile economicamente, personalmente mi piacerebbe poter capire se è possibile e fino a che punto costruire un “business plan” della propria attività blogger. Tanto quanto poter dare una stima dei “costi” da sostenere.
Leggerò volentieri il tuo prossimo post. Piacere di averti conosciuto.
In questo senso (pianificare a priori il proprio blogging magari con un business plan) credo sia possibile.
Ovviamente siamo su stime molto azzardate almeno per un blog in italiano, perché non esistono strumenti di misura precisi e affidabili sulla blogosfera italiana. Per quanto riguarda i blog anglofoni invece i dati sono tali da poter, a mio avviso, costituire la base per un’affidabile pianificazione.
Il vero problema mi sembra la scarsa propensione degli italiani all’advertising online e agli investimenti nell’editoria online e nel nanopublishing in particolare.
Condivido.
L’italia è un terreno poco fertile per questi ambienti, ma credo che sia inevitabile che prima o poi l’editoria tradizionale ci batta fortemente il naso.
In questo senso ci sarebbe la necessità di costruire una “guida all’uso”, utile per chi conosce già il modello di comunicazione e che vuole semplicemente capire come meglio stanziare le proprie risorse
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