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Tutti gli articoli di Mushin

Mushin è un Web Strategist che ama quello che fa o altrimenti preferisce non farlo. Nel suo futuro vede l'istituzione di un monastero zen o di una scuola taoista di arti marziali, cultore della via e amante della Storia, vive per conoscere e confrontarsi, ma anche per amare e soffrire. Seguilo su Facebook, Twitter o LinkedIn, oppure contattalo via email).

I Blog Network Italiani – Parte III

Terza e penultima puntata del dossier sui blog network italiani. Tema di oggi: modello federativo e modello confederativo. Tipo di legame: Modello Federativo vs. Modello Confederativo Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Una proposizione che è vera sia in filosofia che nelle scienze, che in ogni altro campo epistemologico (con qualche eccezione in campo religioso). Partendo da questo non deve sorprendere come una letteratura vasta e antica come quella sul federalismo, possa aiutarci a guardare la realtà dei BN. Saint-Simon, Kant, Montesquieu, Hamilton possono fornire utili strumenti all'analisi del tipo di legame esistente fra i blog di un network. Il continuum stavolta vede ad un estremo il modello federativo e all'altro il modello confederativo. Nel primo caso i blog parte del network sono poco autonomi, nel senso che il network esercita in maniera esclusiva alcune funzioni (ad esempio la raccolta pubblicitaria o i contatti) ed ha un forte peso nella scelta dei blog da aprire, nello stile editoriale o nella grafica. Nel secondo caso, modello confederativo, i blog del network mantengono una maggiore autonomia. Il network ha funzione perlopiù di coordinamento e aggregazione dei contenuti. Non entra nel merito dello stile, spesso allarga il network per cooptazione di blog preesistenti, i contatti e la pubblicità possono essere gestiti in modo autonomo dai singoli blogger.   Rispetto a questo continuum troviamo che la maggior parte dei BN si colloca verso il polo del modello federativo. Dalla posizione di 0 (dove non troviamo nessuno perché i due modelli tendono ad essere reciprocamente alternativi) andando verso il polo del modello federativo troviamo nell'ordine: Bloglist, un gruppo formato da ISay, Communica Group e Blogcenter, ed infine all'estremo una folta pattuglia composta da: Oneblog, Blogo, Nova, Blogolandia, Soloblog e Blogosfere. Quasi tutti i BN stanno dunque dentro questo braccio del continuum. Dall'altro lato soltanto Blog Nation ...

I Blog Network Italiani – Parte II

Seconda parte del dossier sui blog network italiani: personalizzazione vs. tematicità   Personalizzazione vs. Tematicità Una delle possibili categorizzazioni dei blog è la bipartizione Autore/Tema. Ci sono blog il cui punto principale è l'autore. Pensiamo ai blog personali: tanti argomenti disparati non soltanto personali, il cui comune denominatore è l'autore, la persona che navigando sul web riporta e riflette, in ultima analisi si esprime. Il secondo estremo dello spettro è la tematicità. Blog i cui contenuti rientrano strettamente in un dato (e dichiarato) ambito. In realtà si tratta - come tutte le categorizzazioni - di generalizzazioni: nella realtà è spesso inscindibile il nesso fra tematicità e personalizzazione del blog, lo stesso tema trattato da due blogger differenti assume connotazioni radicalmente diverse. In questa fase dello studio valuterò gli equilibri peculiari del mix autore-tema che ogni blog network ha scelto di porre in essere sui propri blog. I parametri che ho osservato sono: a) l'indicazione esplicita dell'autore, b) Presenza di più autori (dichiarati), c) un autore associato a più blog, d) tematicità del blog, e) criterio di categorizzazione dei blog del network, f) presenza di una pagina di informazioni sull'autore. Per ogni parametro si è valutato a partire dalle informazioni pubbliche. E' così possibile ad esempio che blog dichiaratamente con un solo autore abbiano in realtà dietro più autori (ci troveremo nel caso del ricorso a ghost writer).La tematicità del blog si desume spesso dal nome stesso del blog e comunque dalle sue categorie. Il criterio di categorizzazione dei blog è desumibile dalle barre di aggregazione del network eventualmente presenti sui singoli blog. Per ciascuno dei parametri ho attribuito un punteggio di -1 se complessivamente il risultato pendeva verso la personalizzazione, +1 se verso la tematicità, 0 per le situazioni intermedie. Quindi, lo spettro che segue è uno spettro indicativo e di massima. Ma adatto allo ...

I Blog Network Italiani – Parte I

Inizio oggi la pubblicazione di uno studio mio sui blog network italiani. Le considerazioni che seguono sono strettamente personali ed opinabili come sempre. Di seguito trovate la prima parte, le successive verranno pubblicate nei giorni a seguire al ritmo di 1 al giorno fino alla fine. Questo per non appesantire la lettura e aggregare i commenti sulle singole parti. Stay tuned.   Introduzione   In principio fu The Long Tail di Chris Anderson. Libro che porta in auge (senza inventare nulla in realtà) i vantaggi della diversificazione dinamica del prodotto. Il buon Chris ha portato un po' ovunque (Italia compresa) la sillogistica conclusione che bloggare in network è meglio. Intuitivamente il perché è comprensibile, la coda lunga ha aggiunto un po' di concretezza concettuale all'intuizione. Le economie di scala di un blog network dovrebbero, in questa visione, essere la chiave di volta per fare del blogging un'attività editoriale redditizia, dove per redditizia si intende danarosa.   Il blog network sta all'advertising online come un odierno quotidiano sta agli inserzionisti pubblicitari. Da un lato gli ovvi vantaggi in termini di accessi e quindi di lettori (per quello che siamo in grado di misurare con questo termine), se vogliamo il presupposto quantitativo della questione, dall'altro lato una possibilità teoricamente infinita di dare spazio e voce sul network a qualsiasi argomento, rivolgendosi a target diversi e realizzando quel passaggio da "mercato di massa a massa di mercati" che dovrebbe essere l'eldorado di ogni attività che si sostenta con l'inserzionismo pubblicitario. Ed ecco allora che i più intraprendenti e lungimiranti salgono di corsa sulla barca del blog network, e anche in Italia assistiamo ad un proliferare del fenomeno.   Ok. E' tutto oro quello che luccica? Il mercato è saturo? Ci sono troppi blog network? E' solo un'altra bolla o si guadagna davvero? Lo scopo di questo dossier è di valutare comparativamente i blog network ...

Grave Perdita nella Blogosfera

Oggi chiude El Manco. Molti di voi lo conosceranno, era uno dei migliori blog italiani (con visibilità estera) di design. E quando dico migliori non intendo per SEO, SEM, Ranking, o altre puttanate di cui sono pieni i blog da top ten. Parlo di qualità dei contenuti. Quella vera. Contenuti originali, contributi importanti, risorse indispensabili. Un pezzo di design italiano. Sono molto arrabbiato. Perché El Manco chiude solo perché siamo in Italia. Un paese dove è impossibile trovare inserzionisti per far sopravvivere l'editoria di qualità. Figuriamoci se poi è online. Un paese dove se dici fibra pensano ad un cantante, e dove la pubblicità va tutta a Corriere e Repubblica che sbagliano incredibilmente decine di articoli al giorno. Sono disgustato. Perché da domani Stefano Ricci farà altro, che non sarà quello che sa fare bene (El Manco). Perché da domani non troverò più i suoi post. Perché questo è l'unico paese in cui un individuo non può aspirare a vivere di quello che sa fare bene, ma ha più chance come concorrente del Grande Fratello. E continuiamo a dirci civili e moderni. Oggi tocca a Stefano, ma domani siamo tutti potenziali El Manco. I nostri blog e i contenuti che pubblichiamo ci costano tempo e fatica. Il caso El Manco è grave perché dimostra che continuando così il blogging di qualità e di nicchia, fatto di contenuti originali e approfonditi, morirà in Italia. Perché i grandi editori possono giocare a fare blogging, ma loro non hanno interesse all'editoria di qualità, solo alle schifezze massimizza-click (spesso contenuti per analfabeti di internet). Perché chi non ha bisogno del blog per campare, ha altre attività per cui il tempo che può dedicare al blog sarà compresso. Risultato: solo blog che parlano di cazzi personali, di opinionismo all'italiana, e blog tematici che ti spiegano come masterizzare un DVD ...

Blogging e Life Stream

Analizzando il blog di Massimo Mantellini per un lavoro che spero di pubblicare presto qui su WebGarden (anticipazione: riguarderà frequenza di posting e di commento), mi torna in mente una vecchia (delle tante) discussioni avute con Luca aka Neon, circa il life streaming. Life Streaming Indifferenziato Il punto è che molti bloggers, soprattutto i più seguiti, tendono ad utilizzare il blog (giustamente) come un contenitore che aggrega non soltanto pensieri originali, ma sempre più spesso tutte le molteplici attività (ed identità) sul web. Foto, video, twits, shared items, tumblerate e chi più ne ha più ne metta. Non sono un purista del blogging, nonostante mi sforzi di produrre sempre e comunque contenuti che riflettano un mio pensiero originale. Quindi non mi schiero a priori contro l'inquinamento che il life streaming opera sulla produzione dei post veri e propri. Semplicemente trovo sia più utile separare le varie istanze che confluiscono in un blog. Un piccolo tentativo lo vedete già in atto nel layout di WebGarden: i post interessanti che leggo in giro per il web non vengono riportati in entries, ma aggregati nella colonna microblogging. Ma la discussione con Neon era circa l'opportunità di nuove frontiere in termini di CMS. Io credo che i tempi siano maturi per una rivoluzione nella concezione del blogging. Una rivoluzione imperniata sulla capacità di aggregare in un CMS i flussi "social". Ma non come opzione, bensì come caratteristica "core" dell'architettura del CMS stesso. Yongfook e Sweetcron E qui mi imbatto in Lushano aka Fruskio/Disconnesso che aveva una splendida pagina qui (a proposito, che fine ha fatto?), basata su quest'altra di mr. Yongfook. Lushano aveva riprodotto in casa (con WP) quest'ultima pagina. Che dire. Yongfook ha implementato esattamente il concetto di cui discutevo con Luca (che aveva un'idea simile per il suo blog). Ci sono due cose importanti da sottolineare: 1) ...

Ti Conviene Essere Parte di un Blog Network?

I Blog Network hanno conosciuto un boom a partire dalla diffusione delle (non troppo originali) idee di Chris Anderson sulla Coda Lunga (Long Tail). In tanti hanno investito sulla creazione di blog network, in molti vi hanno visto il futuro dei media, non solo online. Partendo dall'esperienza stessa di BlogList.it, ho sviluppato una serie di considerazioni che condividerò pian pianino con te, giusto per ragionare insieme di cosa funziona e cosa non va in questo "esperimento" sui media del futuro. Il primo post di questa riflessione a cui dedico una categoria, è sulla convenienza di far parte di un blog network. 1. Visibilità Un blog network è in genere una occasione migliore di ottenere visibilità. In primo luogo perché spesso dietro un blog network si celano interessi di business e quindi il network conduce un'opera attiva di auto-sponsorizzazione. Poi c'é da considerare che il grosso valore aggiunto per un blogger sta negli accessi incrociati, cioé quelle visite che sono legate alla diretta appartenenza al network. Spesso infatti (sempre dovrebbe essere così), l'affiliazione ad un blog network comporta links/badge attraverso cui gli utenti di un blog passano a visitare un altro blog del network. 2. Expertise Essere parte di un blog network significa condividere best practices e avere accesso ad una mole di dati sul traffico molto più vasta e dettagliata. Questo comporta vantaggi analitici e supporto operativo di cui spesso un blog "isolato" non beneficia, o beneficia con costi d'accesso maggiori. Il blog network si prende cura di voi anche in modo attivo, attraverso la proposizione di esperimenti mirati a migliorare le vostre performances. 3. Pubblicità Per un blog network è più facile trovare pubblicità. Sia diretta che indiretta (servizi di links contestuali). Questo per motivi di scala e di(nuovo) codalungapensiero (per gli amici: differenziazione dinamica). Allora Corro a Cercarmi un Blog Network? No, non dico questo. ...

Tags vs Categorie: Come si Usano

Una delle cose a cui occorre fare più attenzione sul proprio blog, è il rapporto fra tags e categorie. Se non si è in grado di utilizzarli in modo armonioso, si combinano soltanto grandi pasticci. In merito esistono 3 scuole di pensiero: a) Non uso i tag e mi affido solo alle categorie, b) Uso tag e categorie in modo contestuale, c) Uso tag e categorie in modo complementare. Va da sé che io sono della terza categoria... Non uso i Tag e mi affido solo alle categorie  Questo modo di vedere le cose è stato fomentato anche dalla scelta (fino a poco tempo fa) di non implementare i tag come core feature su importanti CMS di blogging (si, parlo di WP). Secondo questo modo di vedere le cose, le categorie forniscono uno strumento sufficiente e stabile per la corretta archiviazione dei post. Le categorie servono infatti ad archiviare i contenuti per argomento. Esattamente quello che fanno i tags. Solo che i le categorie sono più stabili dei tag, quindi più utili (?). Uso tags e categorie in modo confuso E' la norma. In genere si usa mettere ai post sia tags che categorie senza differenziare il criterio di applicazione delle due. Ne consegue che ho una massa di etichette appiccicate alla rinfusa, senza molta utilità. Usare Tag e Categorie in modo complementare Tag e categorie sono davvero doppioni concettuali? La mia risposta è no. Un utilizzo complementare di entrambi parte dalla seguente considerazione: le categorie sono classificazioni per argomento a livello macro (generale). I tags invece sono classificazioni per argomento a livello micro (specifico). Entrambe le classificazioni, essendo per argomento, sono contestuali (riguardano il singolo post). Eppure, categorizzare significa incastrare il singolo post in una categoria esistente. Taggare significa applicare al singolo post esistente una etichetta. Cioé nel primo caso è il post che va ...

Chunking: Come e Perché

Il mio feed reader ha una gran quantità di blogger americani. Ebbene una delle differenze che si notano quasi subito rispetto alla blogosfera italiana pertiene al chunking. Cos'é il chunking? Come riporta la stessa wikipedia (e non è un caso che la voce in italiano non esista), per chunking si intende la suddivisione del testo (nel nostro caso del post) in "blocchi concettuali" (chunks). Perché usare il chunking? Perché rende il testo più leggibile, aumentando la velocità di lettura (che su schermo è mediamente il 25% decrementata rispetto alla carta) e la comprensione d'impatto. In entrambi i casi perché aiuta fortemente ad incrementare la scannability dei contenuti. Come si usa il chunking? Per prima cosa è fondamentale suddividere il testo individuando questi famosi blocchi concettuali: ogni blocco di testo deve corrispondere ad un concetto che si intende esprimere. Bisognerebbe essere sintetici ed evitare chunk di pura digressione. Poi si possono utilizzare titoli, sottotitoli, stili di testo e quant'altro (come troverete anche sulla guida al chunking di Robin Good) I miei consigli sul chunking 1. Usate sempre la titolazione dei chunks. E' la più grossa differenza fra il chunking italiano e quello al di là dell'atlantico. Titolare aiuta i vosti lettori ad orientarsi nel testo, ma aiuta anche voi a concettualizzare i chunk: se non riuscite a trovare un titolo per il chunk è molto probabile che quel chunk vada revisionato. 2. Usate sempre gli stili di testo: bold e italic sono sempre utili perché supportano la lettura ed evidenziano concetti chiave. 3. Non abbondate con la sintassi ipotattica: è un problema tutto italiano. Rende il testo di difficile comprensione e molto noioso da seguire. Chi vi legge arriva spesso dai motori di ricerca perché vuole una data informazione. Come voi impacchettate quell'informazione è fondamentale: rendetela accessibile. Se anche utilizzaste il chunking bene, ma all'interno del chunk faceste ...

Forma vs. Contenuto: Cosa Privilegiare?

Mi capita oggi di leggere due post accomunati dal leit-motiv del rapporto tra forma e contenuto. Il primo post è quello di Marco Formento su Caillox. Marco si interroga in modo onesto e senza ipocrisie su un problema reale che affligge l'editoria online: il rapporto fra macchina e autore. In poche parole siccome il contenuto giunge ai lettori attraverso la mediazione della macchina (aggregatori, motori di ricerca, feeds readers, ecc.), quanto del contenuto prodotto è scritto per l'utente finale e quanto per la macchina? Il pericolo è sintetizzato in questo passo di Marco a proposito del contenuto: "se la Macchina lo rigetta, il lettore viene dopo la Macchina". Perché alla fine "Tracciamo strategie per essere intercettati dalla Macchina, sperando che si accorga di noi". Il secondo post invece è di Joshua Porter su Bokardo. Josua pone una questione simile nel rapporto fra contenuto e design rispetto alle applicazioni social (ma non solo). La sua posizione è sintetizzata da questo statement: "Now design is the big differentiator. Executives talk about innovation, synergy, value….whatever. The buzzwords don’t matter". Il Punto Sicuramente Sia Marco che Joshua pongono un problema importante. Ma neppure poi così nuovo. Semplicemente mi sembra emblema di un modo di pensare tutto occidentale che da Aristotele in poi non siamo riusciti ad abbandonare e che ha poco a che fare con internet: il dualismo forma-contenuto. Nel primo caso per forma si intende il modo con cui un contenuto viene presentato e ottimizzato per il mediatore (la macchina) a scapito dell'utilizzatore (il lettore). Il problema non è irrilevante perché il medium su cui viaggia il messaggio non è neutro, ma ha un forte impatto sul messaggio stesso (il contenuto). Ma qui siamo in pieno Innis e McLuhan. Nel secondo caso per forma si intende il modo in cui invece il contenuto è presentato al lettore. Un ...

Strutturare una Community: Forum e Blog

Il post di oggi lo dedico ad una considerazione fondamentale e preliminare per il community building: vale per i forum ma anche per i blog e i website in generale. Il problema riguarda la strutturazione del luogo di interazione della community, e quindi del sito (blog o forum). In questo campo si scontrano solitamente due approcci: il top-down ed il bottom-up, per utilizzare due termini mutuati dalle scienze sociali. Top-Down L'approccio top-down (letteralmente dall'alto al basso), è tipico di chi parte da un'idea ben precisa di community. Spesso troppo ben precisa. Mi riferisco ad esempio a quanti vogliono aprire un forum o un blog e seppur vuoto lo trovate già ricco di sezioni/categorie. Dato che si parte da un'idea ben strutturata, si tende a replicare la complessità/definizione strutturale anche sul sito. Esempio di questo approccio è il forum dei miei amici Maori. Come potete notare esistono tante sezioni, molte delle quali deserte. Ogni sezione ha una sua ragione d'essere perché riflette l'articolazione del progetto sottostante. Bottom-Up Il secondo approccio, il bottom-up (dal basso verso l'alto), è proprio di chi parte in modo poco differenziato, lasciando all'attività quotidiana della community il compito di indicare le aree tematiche di maggior interesse che è utile autonomizzare come sezioni/categorie. Un esempio può essere HJORDA, progetto di Roldano De Persio (no, questa non è la settimana del link a Roldano...), un blog appena nato (3 mesi) quindi con pochi contenuti, che appare abbastanza poco diversificato proprio in proporzione all'ancora relativamente esiguo numero di post. Il Consiglio Personalmente preferisco un approccio che pur partendo da un progetto dettagliato e articolato non origini un top-down, ma si orienti verso il bottom-up. Questo evita sezioni deserte e la dispersività dell'eccessiva articolazione di solito associata all'approccio top-down. Il bottom-up, proprio perché veicolato dall'attività quotidiana presenta due pregi: a) aiuta gli utenti perché non ...

Quanto Sono Social i Blog?

Giungo a questo post di Ethan Klapper, via Media Meter. Nell'ottima sintesi di Media Meter, leggerete che Ethan sostiene che i blog non siano, in virtù della loro unidirezionalità, dei veri e propri fenomeni social. L'interazione attraverso i commenti, non sarebbe sufficiente - sempre secondo Ethan - a colmare il gap di bidirezionalità di cui soffrono i blog. Partendo dal commento al post di Roldano De Persio, anche io concordo sul fatto che i blog siano social. Questo per le seguenti ragioni:Perché i blog sono social a) I commenti funzionano come emendamento/integrazione alla discussione proposta. b) Esistono altri strumenti che rendono più social il profilo del blog, come i meme, i sistemi di topic suggestion, ecc. c) L'effetto social è complessivo e riguarda un flusso di informazioni che spesso pur partendo dal blog che genera i contenuti, si coglie nella sua interezza solo seguendone gli effetti di follow-up: pensate a questo post, Ethan scrive dell'argomento, Media Meter dice la sua ed il sottoscritto contribuisce. Per quanto unidirezionali in sé (accogliendo per assurdo la tesi di Ethan) l'effetto complessivoè super-social! Ma quanto sono social? In effetti il vero problema mi sembra un altro. Sicuramente in quello che Ethan propone c'é del vero. Ma, il punto non mi sembra se i blog siano social, ma quanto siano social. In effetti la situazione è confusa. In primis perché non esiste una definizione univoca di blog e blogger. Secondariamente perché l'editoria tradizionale ha distorto le cose. Per me un blog è qualcosa di prospettico, che a differenza dei media tradizionali non si sforza di essere imparziale, ma al contrario evidenzia subito la sua parzialità. Essendo associato ad una persona o ad un ristretto ed identificato numero di persone, il blog dichiara la sua prospettiva. Questo è il suo vantaggio rispetto ai giornali. Il blog non può esistere a prescindere ...

Mashable, Plurk e la ridondanza.

Come potete vedere dalla colonna accanto, do molto valore alla condivisione delle letture via RSS feed. Questo perché trovo che il feed di un sito sia un grande strumento. Uno dei motivi per cui è grande è che ti consente un raffronto delle fonti, che credetemi, non è da poco. Ebbene, salta all'occhio che il 2 Giugno Mashable scrive di Plurk (lui al traino di Inquisitr), ed incredibilmente su twitter si scatena il panico (io arrivo su plurk via 4passi). Prima del 2 Giugno, solo un certo Balbo Alessandro scrive di plurk. Il resto lo ignora (come si evince da questa query per il periodo 01/05-01/06). Ovviamente mi riferisco al twitter italiano. Subito parte l'effetto domino anche sulla blogosfera italiana, e fra il 2 e il 3 Giugno (ma continuerà anche oggi, fateci caso), i post su plurk nascono come i funghi. Premesse a) se avete un feed reader pieno (sopra i 300 feeds) di blog, noterete che la ridondanza è alta. b) Noterete che sono davvero in pochi, i bloggers italici a non lasciar dettare agli statunitensi (o esteri in generale), l'agenda degli argomenti da trattare, c) su Google non c'é ancora nulla a livello di Trends, ma search engine di twitter scoppiano di plurk. Impressioni La blogosfera, in particolare quella italiana, è ridondante. Non credo che questo sia un male in sé. Come diceva Nonaka negli ormai primi anni '90, la ridondanza è una componente necessaria e fondamentale della creazione di nuova informazione. Certo è che però sarebbe bello vedere un po' di farina del proprio sacco rispetto agli argomenti di cui si tratta, piuttosto che un post del post (cioé un post che parla di un post che parla di plurk, piuttosto che di plurk per prova diretta), ma soprattutto una maggiora indipendenza generale nell'agenda degli argomenti. E poi: twitter ...

Apple: iPhone, iPod Touch e MacBook Air

Alzi la mano chi non ha esclamato, con iPod Touch (magari pure craccato) davanti: "ma è un doppione dell'iPhone!". E alzi la mano chi non ha detto davanti alla presentazione del MacBook Air: "un computer senza porte né masterizzatore che costa così tanto!?" (pensando però: "eppure è figo!"). Insomma, resterebbero poche persone con le braccia conserte. Questo post è una riflessione circa quello che sta succedendo con i prodotti Apple. Perché il lancio di iPhone, di iPod Touch e di MacBook Air ha qualcosa in comune, che fa pensare ad una strategia globale. Che va oltre il rilancio della mela con prodotti all'avanguardia nel design. Che va oltre l'ammodernamento (almeno negli ultimi due casi) di linee di prodotto di successo. A cosa mi riferisco? Mi riferisco alla ultraportabilità e all'integrazione. Il futuro di internet è sempre poco prevedibile, ma di certo converge verso la massima mobilità, la frontiera del wireless ha regalato agli uomini nuove opportunità e nuove opportunità vuol dire nuove occasioni sul mercato. Ecco secondo me cosa deve essere successo nella mente di qualcuno lì, negli uffici della mela: a) sappiamo che oggi abbiamo una significativa varietà di dispositivi deputati alle varie funzioni (telefonare, ascoltare musica, scrivere, leggere, ecc.), b) la tecnologia rende questi dispositivi sempre più potenti riducendone contemporaneamente le dimensioni, c) tecnologie wireless aumentano copertura e mobilità di reti e dispositivi. A questo punto non è difficile sillogisticamente trarre la conclusione che il futuro vedrà probabilmente il diffondersi sia come prodotto che come status, di un dispositivo mobile altamente portatile in grado di interagire con reti diverse e con dispositivi diversi. Il problema diventa: quale delle attuali linee di prodotti (cellulari, notebook, mp3 player), che già stanno piano piano convergendo le une verso le altre, prenderà il sopravvento diventando l'unico dispositivo mobile in grado di fare tutto? Oppure se ...

Android vs. Symbian: il migliore?

Stampa il dossier da qui: http://twurl.nl/u4rs1s Il Mercato del Futuro Mesi fa si è fatto un gran parlare di uno degli ennesimi "conigli dal cappello" di BigG: Android. Il punto di partenza, sempre analiticamente acuto, di Google è che il futuro è fatto di reti ICT che si fondono e che vengono rese fruibili ai prosumer mediante mobile devices. Quale è la mobile devices più diffuso al momento? Facile il cellulare. Che sta infatti subendo una costante (ri)definizione delle sue funzioni, presentandosi attualmente nella versione di smatphone come ultimo stadio di questo processo in fieri che non è certo chiarissimo dove finirà. L’Approccio di Google Qui entriamo nel merito della pensata di BigG, una chiara scelta strategica che smentisce i rumors circa un suo diretto ingresso nei mercati della telefonia con un Google Phone, e si inventa invece la Open Android Handset Alliance, per lo sviluppo (ma in realtà per costruire consenso) di una piattaforma (Android) per mobile devices (cellulari in primis). L’Alleanza contro Symbian Spulciando l'elenco dei membri dell'Alleanza, salta subito agli occhi il posto vacante fra Samsung e Motorola: quello del primatista mondiale delle vendite nel settore, la finlandese Nokia. Nokia fonda la leadership nella capacità di prevedere ed in qualche misura costruire, i trend di un mercato sensibile all'innovazione come quello dei cellulari. Gli applicativi Nokia sono universalmente riconosciuti come i più affidabili e nel segmento degli smartphone Nokia ha pensantemente investito su Symbian, il primo sistema compiuto che si candidò ad essere il "sitema operativo" delle mobile devices, soprattutto degli smartphone. Symbianokia? La situazione in sintesi è la seguente: Nokia dopo aver acquistato la quota di Psion è di fatto principale azionista di Symbian, complice anche il fatto che le quote di partecipazione alla Symbian Ltd non possono seguire automaticamente le fusioni: il matrimonio fra Sony e Ericsson non ha portato ...

Ecco…

...oggi è un giorno importante. Perché? Perché avevo 3 cose da fare nella mia lista degli investimenti importanti. E con questo blog, in lista è rimasta solo una cosa. Mi ci sono voluti 2 anni per preparare e valutare bene questo momento, e stappo metaforicamente il tappo dei festeggiamenti con questa sottospecie di primo post, giusto per registrare il feed.
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