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Bid8: Evoluzione delle Aste al Ribasso

Le aste al ribasso sono diventate famose perché consentono di vincere oggetti costosi con offerte irrisorie. Vince chi offre di meno. In realtà è una specie di lotteria, perché se è vero che a vincere è l'offerta unica più bassa, è anche vero che per ogni offerta avanzata l'utente solitamente paga una tariffa. In definitiva è come acquistare un biglietto della lotteria. In questo quadro YouBid.it sito italiano di aste al ribasso spacca il mucchio con il lancio di Bid8.it, dove è possibile partecipare alle aste al ribasso senza spendere un eurocent. Neppure per avanzare un'offerta. Niente trucco e niente inganno, semplicemente un modello di business da analizzare. Le novità: aiuto sulle offerte e niente tariffe per l'utente. A differenza del tradizionale modello di business adottato solitamente dai siti di aste al ribasso, Bid8 rende noto subito se l'offerta avanzata è unica o meno ovvero è la più bassa. Addirittura fornisce all'utente un "indizio" circa il range all'interno del quale scommettere per trovare l'offerta unica più bassa. Il vecchio... Se solitamente i siti di aste al ribasso si sotengono con le tariffe applicate alle offerte, vuol dire che hanno certo interesse a massimizzare il numero di offerte avanzate per ogni singolo oggetto e che "massimizzare" significa sostanzialmente cercare di ottenere il numero di offerte (e quindi di introiti) più alto. In questo senso è funzionale mantenere l'utente nell'incertezza senza rivelare se l'offerta sia o meno la più bassa o l'unica, in modo da stimolare la massimizzazione della probabilità di vittoria dell'utente, che passa razionalmente per una strategia di piazzamento di più offerte possibili, in relazione al vincolo di bilancio: se non ho indicazioni circa la validità della mia offerta, tenterò di piazzarne il più possibile per aumentare le mie probabilità di vittoria compatibilmente con le mie possibilità economiche, esattamente come in una lotteria. ...e il Nuovo Bid8 ...

Ha Senso Usare Twitter Per Promuovere i Tuoi Contenuti?

Immagine (cc-by): carrotcreative A cosa serve Twitter? Una delle possibili risposte potrebbe essere "a promuovere i propri contenuti". Cioé utilizzarlo come una directory di persone in cui ricavare un proprio spazio (community) di followers a cui evidenziare la propria attività online. Funziona? Di seguito la mia esperienza lavorando maturata con BlogList.it Le considerazioni che seguono sono affrontate a partire dai dati di Google Analytics, relativi ad un periodo di attività di 2 mesi circa (8 Maggio - 17 Luglio), per un account che copre l'attività dell'intero network (BlogList), quindi articoli eterogenei di 7 blog (al momento), con 122 followers. Visite I primo dato da vedere è quello degli accessi. In totale nel periodo considerato twitter ha portato al network poco più di 200 visitatori. Cioé è come se quasi tutti i followers avessero cliccato almeno 1 volta in un mese su uno dei nostri link. La percentuale di visite provenienti da Twitter, rispetto alle visite di ogni singolo blog, non supera lo 1%, tranne nel caso del blog che stai leggendo adesso, WebGarden. La percentuale di visite da twitter a WebGarden è infatti ben il 2,15% del totale.Questi dati da soli dicono poco: perché non tutti i blog considerati sono attivi dallo stesso periodo, e non hanno quindi ordini di grandezza comparabili in termini di accessi. Tuttavia vale la pena di notare come su questo parametro il maggior numero di visite da twitter sia indirizzato verso WebGarden, Made In Apple e Dietro Le Quinte. L'ipotesi che avanzo è che ciò sia legato ai temi trattati da questi blog, che sono spesso temi correlati agli interessi degli utenti attivi di twitter. Pagine/visita Il valore delle per visita è più basso della media del singolo blog in quasi tutti i casi. Questo significa che gli utenti che arrivano ai blog tramite twitter difficilmente si mettono poi a gironzolare ...

Perché I Blog Parziali Possono Salvare L’Informazione

Un blog a differenza di altri veicoli editoriali classici, non è (o non dovrebbe essere) concepibile al di fuori del suo autore. La forza del blog tematico, che vuol fare informazione, non sta nella sua presunta imparzialità (e quindi depurazione dalla soggettività) ma al contrario nella sua prospettiva dichiarata. La promessa del blog come strumento di informazione partecipata, di citizen journalism, non è nel suo essere uno strumento "amatoriale" ovvero libero dalla pubblicità. I pericoli di una blogosfera senza Advertising Questa è a ben guardare un'utopia. Perché qualsiasi attività umana, superato una certa soglia, per diventare significativa, richiede investimenti ingenti principalmente di tempo e (quindi) denaro. Dunque è normalissimo che anche un blog di informazione, tematico o persino personale, dopo una certa soglia se vuole continuare a crescere, dovrà affrontare la questione del divenire un'attività professionale e quindi che garantisca la sussistenza dell'autore attraverso entrate stabili e regolari. Se quindi la capacità di fornire contenuti affidabili, originali e non tendenziosi, risiedesse nell'assenza di fonti di reddito associate al blogging, dovremo accontentarci di un blogging fatto da amatori, che replicano contenuti "di massa", che riportano contenuti da fonti di informazione tradizionali, o che parlano di fatti personali. Questo perché un contenuto di qualità originale, richiede tempo. E il tempo ad esso dedicato è tempo sottratto al sostentamento (altri lavori redditizi). Quindi se non posso sopravvivere facendo blogging, farò blogging nel tempo libero. Oppure full-time, se non ho problemi di sussistenza. Entrambe le opzioni (una blogosfera di blogganti/ripetitori della domenica o una blogosfera dove si ha voce in funzione del censo) mi sembra uccidano la promessa dell'informazione libera. Nel primo caso perché non si avrebbe tempo di approfondire, e quindi la blogosfera non sarebbe altro che un'enorme valle dove qualsiasi cosa trova eco acriticamente. Nel sencondo caso solo alcuni avrebbero modo di approfondire ...
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