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	<title>Web Strategist &#187; Web Strategy</title>
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	<description>Social Media &#38; Strategy</description>
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		<title>Strategist: Web Strategist, Social Media Strategist o Digital Strategist? Chi è e cosa fa lo strategist.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 13:13:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Strategist]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Strategist]]></category>
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		<category><![CDATA[Web Strategist]]></category>

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		<description><![CDATA[La strategia è fondamentale per qualsiasi azienda e attività, di qualsiasi dimensione. Come fare a scegliere la figura professionale più adatta? Chi è lo strategist che fa per te nel mare di definizioni che il mercato propone? Come presentarsi ai clienti? Facciamo chiarezza con un po' di definizioni di strategist e differenze.<div class='yarpp-related-rss yarpp-related-none'>


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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/web-strategist-social-media-strategist-digital-strategist-content-strategist.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2093" title="web strategist social media strategist digital strategist content strategist" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/web-strategist-social-media-strategist-digital-strategist-content-strategist-500x375.png" alt="che cosa è il web strategist digital strategist social media strategist" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Il mercato degli strategist è un mercato apparentemente complicato. Di 104.852 professionisti del mio network su LinkedIn che si dichiarano &#8216;strategist&#8217;, 16.297 si autodefiniscono Social Media Strategist, 16.479 Digital Strategist, 16.592 Content Strategist, 26.497 Web Strategist.</p>
<p>Questo post fa chiarezza sulle differenze tra le posizioni per aiutare le aziende a scegliere la figura professionale più idonea alle loro esigenze, e ai freelance/professionisti a scegliere meglio il titolo che corrisponde alla loro specializzazione.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/Google-Statistiche-di-ricerca-Interesse-in-Google-Ricerca-Web_-web-strategist-digital-strategist-social-media-strategist-content-strategist-Tutto-il-mondo-2004-Presente.jpg"><img class="size-medium wp-image-1985 aligncenter" title="web strategist social media strategist digital strategist su google" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/Google-Statistiche-di-ricerca-Interesse-in-Google-Ricerca-Web_-web-strategist-digital-strategist-social-media-strategist-content-strategist-Tutto-il-mondo-2004-Presente-500x289.jpg" alt="web strategist social media strategist digital strategist su google" width="500" height="289" /></a></p>
<h2>Strategist</h2>
<p>In principio è lo strategist. In italiano potremmo tradurlo come <em>Stratega</em>, è colui che si occupa della strategia. Questa è una figura contesa fra marketing (marketing strategico) e Management, in quanto la strategia non è quasi mai valutata autonomamente, per motivi solitamente di budget: rientra nei centri di costo del marketing.</p>
<p>Le aziende dovrebbero invece investire nella figura dello strategist a prescindere dai singoli reparti/funzioni in quanto:</p>
<p>a) Lo studio della strategia si confronta con le condizioni interne dell&#8217;azienda e del suo mercato. Quindi ha importanti occasioni di economie di scala e di tempo investire in strategia in modo centralizzato anziché disperdere l&#8217;impegno nelle singole sezioni aziendali.</p>
<p>b) Un impegno centralizzato è in grado di supportare dinamiche di lungo periodo sia a livello di implementazione che di controllo e misurazione, mentre la strategia a livello di singoli reparti è tendenzialmente appiattita su esigenze di medio e breve termine.</p>
<p>c) Migliorare in strategia è essenzialmente prodotto di Ricerca e Sviluppo. Tanto sudio, tanto ascolto, tanto testing. Occorre avere la possibilità di lavorarci indipendentemente dalle contingenze del momento.</p>
<h2>Web Strategist</h2>
<p><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/web-strategist.004.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2094" title="web strategist cos'è" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/web-strategist.004-500x375.png" alt="definizione di web strategist" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Il web strategist è colui che si occupa della strategia legata a dinamiche web, o meglio internet in senso lato. <a href="http://webstrategist.it/strategia-online/web-strategist-chi-e-e-cosa-fa/">Ne scrivevo un po&#8217; di tempo addietro</a>, in realtà l&#8217;etichetta di &#8216;web&#8217; è impropria perché un bravo web strategist finisce comunque con il lavorare modellando anche dinamiche offline.</p>
<p>Web strategist denota quindi una figura professionale che si occupa di strategie sul web in senso ampio, comprendendo dentro tutte le dinamiche che internet offre. Nella misura in cui internet non è solo web e diventa sempre più cross-platform, ci troviamo a dover riconoscere che il web strategist è chiamato ad occuparsi di un campo molto vasto che va dal mobile ai social network. Da cui la tendenza di molti a specializzarsi.</p>
<h2>Social Media Strategist</h2>
<p><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/social-media-strategist.003.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2095" title="social media strategist" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/social-media-strategist.003-500x375.png" alt="social media strategist definizione" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Una prima specializzazione è quella del Social Media Strategist, che come recita l&#8217;etichetta è colui che si è specializzato nella gestione della strategia a livello di Social Media. Qui in realtà l&#8217;etichetta è impropria. Si dovrebbe parlare di strategist specializzato negli Earned Media, cioé quei media che l&#8217;azienda &#8216;guadagna&#8217; attraverso il Word of Mouth (WOM) o Passaparola.</p>
<p>Questo perché con Social Media si intende appunto uno spazio dove la differenza fra chi produce contenuti e chi li consuma si annulla. Qui le dinamiche con cui si ci deve confrontare sono quelle della conversazione fra pari (peer-to-peer) dove logiche di authority (autorità) si intrecciano con logiche di trust (fiducia).</p>
<h2>Digital Strategist</h2>
<p><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/digital-strategist.002.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2096" title="digital strategist" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/digital-strategist.002-500x375.png" alt="cos'è digital strategist definizione" width="500" height="375" /></a></p>
<p>La figura che invece si è specializzata sui Digital Media lavora con i Paid Media. Si tratta quindi di uno strategist specializzato in numeri, nel senso che si confronta prevalentemente (più del Social Media Strategist) con dinamiche perfettamente quantificabili come ad esempio CTR, eCPM, CPC, ecc.</p>
<p>Il Digital Strategist lavora quindi con l&#8217;acquisto di spazi e strategie di ottimizzazione, sovrapponendo di fatto la sua attività a quello del vecchio strategic planner d&#8217;agenzia, almeno per quanto riguarda la fase di analisi e selezione del mezzo più idoneo. Ma non è assimilabile ad un digital strategic planner perché il suo compito esorbita il mero mondo dell&#8217;advertising.</p>
<h2>Content Strategist</h2>
<p><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/content-strategist.005.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2097" title="content strategist" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2010/06/content-strategist.005-500x375.png" alt="definizione content strategist" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Il Content Strategist invece lavora prevalentemente con i contenuti prodotto dall&#8217;azienda. In questo senso è lo strategist il cui campo quotidiano sono gli Owned Media. In questo senso studia strategie per migliorare la diffusione e la progettazione dei contenuti in ottica prevalentemente di Content Marketing. Questo <a href="http://webstrategist.it/featured/libro-content-strategy-for-the-web/" target="_blank">libro sulla content strategy</a> è un ottimo punto di partenza.</p>
<h2>Le distinzioni nella realtà</h2>
<p>In realtà la categorizzazione che ho proposto funziona fino ad un certo punto. L&#8217;attività del Digital Strategist, del Social Media Strategist e del Content Strategist nei fatti tende a sovrapporsi in quanto Paid, Owned e Earned Media sono nella pratica sovrapposti ed integrati in un circolo che dovrebbe essere virtuoso.</p>
<p>La mia distinzione in base al tipo di media è quindi un punto di partenza che descrive il punto di forza dello strategist, ma nei fatti un bravo strategist va oltre, sempre e necessariamente lavorando un po&#8217; su tutti i terreni. Questo è il motivo per cui preferisco l&#8217;etichetta generale di &#8216;Web Strategist&#8217;.</p>
<p>Cosa ne pensate? Che tipo di etichetta avete scelto per voi?</p>
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		<title>La crisi dell&#8217;Editoria come Opportunità</title>
		<link>http://webstrategist.it/strategia-online/la-crisi-delleditoria-come-opportunita/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 06:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Se la crisi è davvero un&#8217;opportunità, come muoversi concretamente per sfruttare questa chance? Di seguito alcune direzioni intraprese dalla stampa internazionale che ritengo molto significative. La prima parte di questo post la trovate su Pandemia. Cercare di seguire il cambiamento: 5 direzioni basilari Se tutti a questo punto sono in grado di dire che il [...]<div class='yarpp-related-rss'>

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</ol>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Se la crisi è davvero un&#8217;opportunità, come muoversi concretamente per sfruttare questa chance? Di seguito alcune direzioni intraprese dalla stampa internazionale che ritengo molto significative.</p>
<p style="text-align: justify">La prima parte di questo post la trovate su <a href="http://pandemia.ilcannocchiale.it/post/2265864.html" target="_blank">Pandemia</a>.<span id="more-352"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Cercare di seguire il cambiamento: 5 direzioni basilari</h3>
<p style="text-align: justify">Se tutti a questo punto sono in grado di dire che il giornale deve smaterializzarsi per puntare (totalmente o in parte) al web, non è da tutti riuscire ad azzeccare la formula corretta. Una cosa è certa, usando una citazione orientale: &#8220;tutte le cose cambiano in un ambiente dinamico, il tuo sforzo di preservarti è ciò che ti limita&#8221; quindi il principale ostacolo è proprio l&#8217;attitudine mentale. Alcuni players del settore si stanno sforzando di cercare la formula adatta a seguire il mutamento, e dal loro esempio possiamo ricavare alcune direzioni pratiche:</p>
<h3 style="text-align: justify">Ubiquità: se il lettore non usa più la carta è il giornale che deve inseguire il lettore sulle altre piattaforme.</h3>
<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter" src="http://docs.google.com/File?id=dfbbgh6g_68g8bwbmf4_b" alt="" width="449" height="369" /><br />
Il <a id="juu8" title="New York Times" href="https://timesreader.nytimes.com/">New York Times</a> si è <a id="hxdy" title="dotato di un reader" href="http://www.wired.com/epicenter/2009/05/nytimes-reader-shows-graceful-future-of-online-news/">dotato di un reader</a> in <a id="x1n:" title="AIR" href="http://www.adobe.com/products/air/">AIR</a> per i propri contenuti. Un&#8217;applicazione desktop indipendente dalla piattaforma.</p>
<p>Oppure pensiamo all&#8217;attenzione verso gli utenti della telefonia mobile (sempre NYT):</p>
<p>E ancora: nuovi media come social network (<a id="hv6-" title="facebook" href="http://facebook.com/">facebook</a>) o aggregatori sociali (<a id="c1oc" title="friendfeed" href="http://friendfeed.com/">friendfeed</a>, <a id="rdqb" title="digg" href="http://digg.com/">digg</a>) o blogging e surrogati (<a id="l:nf" title="Twitter" href="http://twitter.com/">twitter</a>).</p>
<h3 style="text-align: justify"><strong>Nuovi modelli di business</strong></h3>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Se il vecchio è entrato in crisi, il giornale deve sforzarsi di inventarsene di <a href="http://www.masternewmedia.org/online-newspapers-best-content-publishing-strategy-free-or-paid/" target="_blank">nuovi</a> a partire dalle specificità del nuovo contesto.</p>
<p style="text-align: justify"><img src="http://docs.google.com/File?id=dfbbgh6g_70d3jjmpd3_b" alt="" /><img src="http://docs.google.com/File?id=dfbbgh6g_71w8brn8hq_b" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify">Anche qui il NYT la fa da padrone, suggerendo nuovi modi di fare pubblicità con formati non convenzionali e nuovi modelli di monetizzazione del traffico.</p>
<h3 style="text-align: justify">Aggregare, filtrare, segnalare</h3>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Internet è un mare magnum di informazioni, il ruolo di un mediatore passa sempre più dall&#8217;essere monopolista dell&#8217;accesso all&#8217;informazione al dare senso alle informazioni organizzandole.</p>
<p style="text-align: justify">Ancora il NYT è esempio di virtù, sposa la logica dei social network/community di crowdsourcing (<a id="ujzk" title="Times Opinion" href="http://timespeople.nytimes.com/home/about/">Times Opinion</a>), Crea interessanti e personalizzabili aggregazioni dei contenuti (<a id="bpw8" title="Time Wire" href="http://www.nytimes.com/timeswire/index.html">Time Wire</a>), consente di personalizzare la home (con l&#8217;opzione Time Extra e Global Edition).</p>
<h3 style="text-align: justify">Innovare: trovare nuove risorse per nuovi problemi</h3>
<p style="text-align: justify"><a id="zz11" title="Khoi Vinh" href="http://www.google.it/url?q=http://www.subtraction.com/about/&amp;ei=gYkeSvu8BoqnsAaFwPHOCg&amp;sa=X&amp;oi=smap&amp;resnum=1&amp;ct=result&amp;cd=1&amp;usg=AFQjCNHDnBA1CEZECs0taS-kmXKAb81sYg">Khoi Vinh</a> è un nome che ai più non dice nulla. E&#8217; Design Director del NYT, e in questa posizione <a id="k90b" title="ha tirato fuori" href="http://www.subtraction.com/2007/03/18/oh-yeeaahh">ha tirato fuori</a> una delle più grandi innovazioni nel campo del design delle pagine web: il <a id="ldgt" title="Grid Design" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Grid_%28page_layout%29">Grid Design</a>. Ha risolto un problema molto importante per i newspaper online relativo all&#8217;impaginazione sul web. Un altro problema fondamentale è la riorganizzazione del cuore pulsante del giornale: le newsroom. <a id="u21v" title="Anche qui" href="http://www.niemanlab.org/2009/05/inside-five-newsrooms-that-hl-mencken-wouldnt-recognize/">Anche qui</a> l&#8217;innovazione fa la differenza. Che dire poi della capacità di <a href="http://scripting.com/sul/nyt.html" target="_blank">attenzionare</a> quello che è completamente nuovo, come i Social Media o altri player online? Qui è fondamentale riuscire ad avere qualcuno che <a id="x6:i" title="si dedichi solo a questo con competenza" href="http://lucaconti.nova100.ilsole24ore.com/2009/05/social-media-editor-al-new-york-times.html">si dedichi solo a questo con competenza</a>, oltre che essere presenti intelligentemente su tutti i servizi dove si può dialogare con i lettori.</p>
<h3 style="text-align: justify">Le persone giuste al posto giusto: il futuro è giovane.</h3>
<p style="text-align: justify">Una cosa che troppo spesso si tende a trascurare è che non esistono strategie ma solo strateghi. Analogamente non esistono azioni ma solo attori. Quello che intendo dire è che l&#8217;investimento principale è sulle persone. Sono le persone a compiere le azioni e fare l&#8217;innovazione, solo le persone possono fare davvero la differenza. Non basta quindi copiare se non si è in grado di interiorizzare. Saper scegliere le giuste persone per il giusto compito resta una delle caratteristiche a più alto valore aggiunto. Qualche settimana fa ho sentito il discorso di qualcuno che stimo, che parlava della necessità di imparare a capire come i giovani ventenni usano i media, per essere in grado di spiegare alle aziende come disegnare una comunicazione efficace nel lungo periodo. Un discorso condivisibile. Ma perché anziché assumere qualcuno che studi e spieghi il futuro, cioè il comportamento dei ventenni, l&#8217;azienda non dovrebbe assumere direttamente un ventenne?</p>
<h3 style="text-align: justify">Strategia mista: fare bene quello che fanno tutti più fare qualcosa di completamente nuovo.</h3>
<p style="text-align: justify">Se l&#8217;innovazione è importante non bisogna mai perdere di vista il caro vecchio business. Fare un giornale di qualità significa diffondere contenuti verificati, autentici e privi di errori linguistici. Per quanto banale questa cosa è una buccia di banana sulla quale gran parte dei giornali italiani scivola, nel tentativo di rincorrere malamente il primato della notizia o l&#8217;argomento curioso.</p>
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</ol></p>
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		<title>Web Strategist: Chi è e Cosa Fa</title>
		<link>http://webstrategist.it/strategia-online/web-strategist-chi-e-e-cosa-fa/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 06:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l&#8217;arrivo del web abbiamo imparato a conoscere una serie di professioni nuove, molte delle quali fantasiose ed iper specialistiche. Una di queste nuove figure professionali del web è quella del Web Strategist, che mi riguarda da vicino. Ma cos&#8217;é e cosa fa un Web Strategist? Web Strategist: Il Valore dello Stratega Come suggerisce l&#8217;etichetta [...]<div class='yarpp-related-rss yarpp-related-none'>


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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-345" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2009/05/ws.png" alt="ws" width="470" height="294" /></p>
<p>Con l&#8217;arrivo del web abbiamo imparato a conoscere una serie di professioni nuove, molte delle quali <a href="http://friendfeed.com/mushin/383e21e4/le-capacit-tassonomiche-degli-americani-non" target="_blank">fantasiose</a> ed iper specialistiche. Una di queste nuove figure professionali del web è quella del Web Strategist, che mi riguarda da vicino. Ma cos&#8217;é e cosa fa un Web Strategist?<span id="more-344"></span></p>
<h3>Web Strategist: Il Valore dello Stratega</h3>
<p style="text-align: justify">Come suggerisce l&#8217;etichetta stessa, il Web Strategist è colui che si occupa di lavorare sulla strategia sviluppandola per il web. Il valore della Web Strategy è lapalissiano, perché si giustifica con il valore della strategia in sé. Se chiedessi di definire la strategia, molti risponderebbero che è un qualcosa che precede l&#8217;azione, una sorta di piano per ottenere ciò che voglio. Questa è una visione distorta della strategia che sta alla base di molti fallimenti. La strategia è si un momento che precede l&#8217;azione, ma è anche un momento che si sviluppa <em>insieme</em> all&#8217;azione. Questo perché non viviamo in una realtà statica né possiamo eliminare del tutto il problema della <em>conoscenza imperfetta</em> delle cose.</p>
<p style="text-align: justify">Questo significa che <a href="http://webgarden.bloglist.it/strategia/sul-concetto-di-strategia/" target="_blank">non esistono strategie ma solo strateghi</a>. L&#8217;investimento &#8211; come ripeto sempre &#8211; è sulle <em>persone</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Ma chi ha bisogno di uno stratega?</em> Tutti. Tutto è strategia, quindi tutti dovrebbero avere uno stratega. Chiunque faccia qualcosa sul web ad un certo livello dovrebbe avere nel proprio team un web strategist.</p>
<p style="text-align: justify">Ma cosa fa nel concreto un web strategist? Proverò a spiegarmi partendo da un esempio. Siete su una barca a vela e state disputando l&#8217;America&#8217;s Cup. Avete nel team i migliori professionisti al mondo per la loro funzione. Vincerete? Non è detto. La specializzazione della figura professionale è importante: più sono formato su una cosa specifica, migliore sarà la performance su quella cosa specifica. Ma il rendimento dipende dall&#8217;<em>insieme</em>. E&#8217; qui che interviene lo Strategist.</p>
<p style="text-align: justify">Lo Strategist è colui che <em>conosce</em> alla perfezione il funzionamento e le capacità della realtà interna, e <em>conosce</em> al meglio il funzionamento e le dinamiche del contesto esterno. E poi riesce ad <em>elaborare</em> l&#8217;armonia specifica che serve a far incontrare le due cose raggiungendo gli obiettivi che l&#8217;azienda si è prefissa. A differenza di tutte le altre figure professionali lo Strategist deve quindi avere un background vario ed una capacità di essere multidimensionale e multidisciplinare, perché dovrà adattarsi alla conoscenza di contesti differenti ed interagire con figure specializzate differenti.</p>
<h3 style="text-align: justify">Le Qualità Chiave di uno Strategist</h3>
<p style="text-align: justify">La prima qualità del Web Strategist è quindi l&#8217;<em>ascolto</em>: il buon Strategist ascolta tanto e sempre, conserva e ricorda.</p>
<p style="text-align: justify">La seconda capacità fondamentale è l&#8217;<em>analisi</em>: il buon Strategist è quello che riesce a dare un senso a quello che ascolta, riuscendo a trarne <em>conoscenza</em>.</p>
<p style="text-align: justify">La terza capacità è la <em>comunicazione</em>: lo Strategist è il cervello, ma nessun cervello per quanto potente produce risultato se non è in armonia con il resto del corpo. Le membra sono quelle che eseguono ciò che il cervello pensa e restituiscono feedback: il cervello si relaziona con la realtà attraverso il corpo, così come lo Strategist si relaziona con il mercato e il contesto attraverso l&#8217;azienda.</p>
<p style="text-align: justify">La quarta capacità è la <em>consapevolezza</em>: lo Strategist deve dettare una linea, spesso originale. Questo significa convincere gli altri a seguire una strada vista come ardita. Ciò è possibile solo essendo convinti e consapevoli delle proprie decisioni.</p>
<p style="text-align: justify">La quinta capacità è la <em>fantasia caotica</em>. Lo Strategist deve produrre spesso soluzione nuove, originali o personalizzare ed interiorizzare soluzioni note. Questo è possibile solo se a livello personale lo Strategist coltiva il caos creativo, cioé quella capacità di contaminarsi con esperienze diverse, la curiosità di voler provare prospettive nuove, il piacere di mettersi in panni non propri anche se non li si vuole indossare.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;ultima (ma non meno importante) capacità è l&#8217;<em>umiltà</em>. Come diceva Lord Baden-Powell &#8220;colui che non ha mai sbagliato è colui che non ha mai fatto nulla&#8221;. Lo Strategist è un essere umano e come tutti può sbagliare. Il problema non è l&#8217;errore, ma l&#8217;incapacità ad imparare dai propri errori. In altre parole se nel corso della sua attività lo Strategist sbaglia non vuol dire a priori che sia un cattivo Strategist. Ma se non riesce ad andare oltre l&#8217;errore, correggendo il tiro, allora lo è. Ammettere il proprio errore è il primo requisito per migliorarsi.</p>
<h3 style="text-align: justify">Web Strategist e altre definizioni</h3>
<p style="text-align: justify">Come ho detto il Web Strategist è una figura professionale relativamente nuova. In realtà lo Strategist viene etichettato in modi differenti, capita di incontrare Strategist specializzati, come il Content Strategist o il Social Media Strategist. E poi ci sono le definizioni più onnicomprensive come appunto Web Strategist o Digital Strategist.</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente ritengo che la specializzazione dello Strategist sia una sciocchezza. Per le ragioni esposte sopra lo Strategist deve avere una conoscenza ampia il più possibile, quindi anche nell&#8217;attività di definizione della Content Strategy devono rientrare elementi strategici che tengono conto di cose che vanno oltre i contenuti. In realtà per lo stesso motivo anche il concetto di &#8220;Web&#8221; Strategist tende ad essere improprio.</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo è interessante il <a href="http://www.google.com/insights/search/#q=web%20strategist%2Cdigital%20strategist%2Ccontent%20strategist%2Csocial%20media%20strategist&amp;cmpt=q" target="_blank">feedback del mercato</a>.</p>
<p style="text-align: justify">I volumi di ricerca ci dicono alcune cose importanti:</p>
<p style="text-align: justify">1) La definizione più consolidata è quella di Web Strategist, seguita da Digital Strategist. La prima è affermata in US e la seconda in UK</p>
<p style="text-align: justify">2) In Italia non esistono volumi di ricerca significativi, questo vuol dire che non c&#8217;é un mercato sviluppato per questa figura professionale. In effetti i mercati più sviluppati sono quello Statunitense e quello Inglese. Che sono anche quelli più sviluppati dal punto di vista della Web Economy. Ciò fa intuire che l&#8217;assenza di volumi di ricerca in altri paesi sia legata all&#8217;arretratezza di sviluppo del comparto.</p>
<p style="text-align: justify">3) Social Media Strategist sta subendo un&#8217;impennata importante, come ci si aspetterebbe data la costante crescita dei Media Sociali.</p>
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		<title>Le Lezioni di Strategia della Tradizione Orientale</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 09:11:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<div class="zemanta-img zemanta-action-click">
<p style="text-align: center"><a href="http://commons.wikipedia.org/wiki/Image:Taijitu_red.PNG"><img class="aligncenter" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/99/Taijitu_red.PNG/202px-Taijitu_red.PNG" alt="The Taijitu, symbol of yin and yang." width="202" height="202" /></a></p>
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<p style="text-align: justify">Le tradizioni orientali hanno fornito un vasto corpus di nozioni e concettualizzazioni al limite della follia per la tradizione occidentale (almeno per quella a partire dal cristianesimo in poi). Queste tradizioni sono una fonte preziosissima per qualsiasi stratega perché si concentrano sui concetti di <em>mutamento continuo</em>, <em>desiderio</em> (tendere a qualcosa) e <em>false percezioni</em>. Tutti elementi che intervengono in modo fondamentale quando si parla di strategia. Di seguito un distillato altamente concentrato delle migliori lezioni orientali, altamente sovversive del comune modo di ragionare occidentale.<span id="more-192"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Yin-Yang</h3>
<p style="text-align: justify">Ogni cosa genera il suo opposto. I punto non è cercare di affermarne uno a scapito dell&#8217;altro, questo è impossibile. Tutto quello che accresciamo è destinato ad esaurirsi e tutto quello che sembra esaurirsi può solo crescere. E&#8217; la via del mutamento. Controllare il mutamento è impossibile. Il buon stratega sa che la prospettiva giusta per beneficiare del mutamento non è la <em>guerra</em>. E&#8217; insensato concepire che quello che desideriamo accada e quello che non desideriamo non accada, come se dovessimo eliminare quest&#8217;ultimo per a beneficio del suo opposto (il primo). La prospettiva più corretta, in termini di sostenibilità nel lungo periodo, è concepire il rapporto fra opposti come nella <em>navigazione</em>: non puoi controllare la forza dei venti o delle correnti, ma puoi sfruttarle di volta in volta per raggiungere la terraferma. In questo quadro non è importante cosa il destino ci riserva, ma come tu sei pronto ad affrontarlo. La chiave è non identificarsi in una specifica via, mantenersi fluidi per adattarsi a qualsiasi condizione.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;immagine è quella dell&#8217;onda del mare: ogni ritirata è solo la preparazione ad una nuova avanzata che inevitabilmente si esaurisce in una ritirata. Quello che fa arretrare la spiaggia, permettendo all&#8217;acqua di sgretolare la roccia non è né l&#8217;avanzata né la ritirata, ma il movimento di alternanza delle due.</p>
<h3 style="text-align: justify">Non Attaccamento</h3>
<p style="text-align: justify">Corollario al mutamento espresso dalla tradizione Yin-Yang è il non attaccamento. Ogni volta che ti identifichi in qualcosa ne condividi il destino. Se la realtà è in continuo mutamento e tu non può controllare questo mutamento, focalizzarti su una parte specifica di realtà significa seguirne i cicli di ascesa e declino. Il punto non è essere Yang né essere Yin, non c&#8217;é uno dei due positivo e l&#8217;altro negativo, semplicemente perché non sono in opposizione. Sono complementari. Non attaccamento significa comprendere che la giusta strategia non si lega a nessuna delle due componenti, ma al movimento. Esattamente come respirare: il respiro non è l&#8217;aria che entra nei polmoni, né l&#8217;aria che ne esce. Ma entrambi. Così la tua strategia: sii Yin o Yang a seconda di cosa richiede la situazione. Anche qui la focalizzazione è su te stesso, riuscire a raggiungere uno stato di comprensione delle cose in cui sei sempre meno condizionato dai tuoi preconcetti, desideri e paure. Sei distaccato.<sup><a href="http://webstrategist.it/strategia-online/le-lezioni-di-strategia-della-tradizione-orientale/#footnote_0_192" id="identifier_0_192" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Imprecisa traduzione di wu hsin (cinese) o mushin (giapponese). In questo stato si aprono le porte del wei wu wei (cinese), traducibile approssimativamente come &ldquo;agire senza agire&rdquo;, che esprime la capacit&agrave; di raggiungere i propri obiettivi senza forzare il naturale mutare delle cose">1</a></sup></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;immagine è di colui che abbandona la scala che lo ha portato al successo: una volta arrivato non ti serve più, perde si senso e significato, e se resti aggrappato alla scala o provi a portartela dietro, può solo impacciarti o vanificare tutto.</p>
<h3 style="text-align: justify">Senza Forma</h3>
<p style="text-align: justify">Esprime il massimo adattamento. Non avere una forma pre-determinata significa non avere punti di forza o deboli, ma assumere una configurazione adatta ad ogni singola diversa evenienza. Se non hai forma, il tuo avversario non può studiarti. Se non hai forma, non mostri nulla. Se non mostri nulla e non possono studiarti, le tue azioni non incontrano resistenze a priori e la tua strategia sarà potente.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;immagine è quella dell&#8217;acqua: unico elemento in natura in grado di mutare la sua forma nei tre stadi della materia (liquido, solido, aeriforme) senza mutare la sua struttura chimica (l&#8217;essenza). L&#8217;acqua non può essere contrastata perché non si oppone con rigidità. La sua forza sta nell&#8217;adattarsi completamente al contesto in cui si trova. Non ha punti di debolezza perché non si presenta con punti di forza. La sua azione però è in grado di distruggere la pietra perché l&#8217;acqua è sempre in movimento e arriva dappertutto.</p>
<h3 style="text-align: justify">Esiste solo il tutto, la parte è un&#8217;illusione</h3>
<p style="text-align: justify">Tutto è interconnesso. Nulla è autonomo. Qualsiasi cosa noi interpretiamo come unità discreta, è tale solo per convenzione. Neppure noi esseri umani siamo unità discrete, a livello subatomico la realtà è un continuum di particelle agglomerate per diverse densità. Ma è impossibile tracciare confini, fra le particelle che compongono il mio braccio e quelle che compongono l&#8217;aria a contatto. Questo vuol dire che la sostenibilità della tua strategia è una parte fondamentale: <em>le conseguenze delle tue azioni ti ritornano sempre dietro come mutamenti contestuali</em>.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;immagine è quella dell&#8217;ecosistema: il regime cinese (PRC) utilizza la politica del figlio unico, per cui non è possibile avere più di un figlio per famiglia, allo scopo di contenere l&#8217;insostenibile crescita della popolazione. Questo ha prodotto un folle numero di aborti ed infanticidi nel caso della nascita di bambine, perché tutti desiderano un figlio maschio. Ciò porta la Cina ad essere l&#8217;unico paese al mondo in cui il rapporto uomo-donna nella popolazione è lievemente sbilanciato verso gli uomini. La soluzione al problema sostenibilità numerica ha generato un problema più grave, l&#8217;insostenibilità della riproduzione, per cui diventa frequente il matrimonio fra cinesi e non cinesi.</p>
<h3 style="text-align: justify">Andare indietro per andare avanti</h3>
<p style="text-align: justify">Il mutamento non è lineare. E neppure l&#8217;azione umana dovrebbe. Navigare fra due rive non è mai tracciare una linea retta e l&#8217;acqua non si muove mai in una sola direzione. I principi dele arti marziali tradizionali come il taiji quan, sono improntati alla comprensione dell&#8217;armonia fra parti complementari: non esiste l&#8217;una senza l&#8217;altra (Yin-Yang) ed entrambe esistono solo in ragione del movimento. Questo vuol dire che l&#8217;azione corretta (e quindi efficace) contempla entrambi. Quindi per andare avanti vado prima indietro. E&#8217; il concetto già visto nel caso delle onde: l&#8217;avanzamento comincia già dalla ritirata che lo precede, intesa come momento di raccoglimento delle forze. Così la buona strategia punta all&#8217;armonia alternando fasi attive e passive, per destabilizzare e consolidare. Se si vuole costruire sarà bene prima distruggere.</p>
<h3 style="text-align: justify">Conclusione</h3>
<p style="text-align: justify">Non esistono cose positive o negative, ma solo opportunità da cogliere e gestire. <em>La vera essenza di una strategia è trasformare i punti di debolezza in punti di forza</em>.</p>
<p style="text-align: justify">E chiudo quindi con questa simpatica storiella che riassume l&#8217;approccio orientale al mutamento e alla strategia (a voi il compito di capire come si collega al discorso):</p>
<p style="text-align: justify"><em>C&#8217;era una volta un povero contadino che poteva permettersi solo un cavallo. L&#8217;uomo lo trattava con cura, ma una notte d&#8217;estate, il cavallo trovò un punto debole nel recinto e fuggì. Quando i vicini seppero dell&#8217;accaduto, andarono dal contadino per manifestargli il loro rammarico. &#8220;Che sfortuna&#8221;, dissero. Al che l&#8217;uomo rispose: &#8220;Forse si, forse no&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Di lì a una settimana, il cavallo tornò alla fattoria con altri sei cavalli selvaggi al seguito. Il contadino e suo figlio riuscirono a rinchiuderli tutti e sette nel recinto. Di nuovo vennero i vicini in visita. &#8220;Che gran fortuna&#8221;, dissero. Al che l&#8217;uomo rispose: &#8220;Forse si, forse no&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Il figlio del contadino iniziò subito a domare i nuovi arrivati. Mentre tentava di cavalcare lo stallone roano, fu sbalzato violentemente a terra e finì quasi calpestato, rompendosi una gamba. I vicini accorsero. &#8220;Che sfortuna terribile&#8221;, dissero. Al che l&#8217;uomo rispose: &#8220;Forse si, forse no&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Il giorno seguente arrivarono al villaggio dei soldati. Due signori della guerra erano in lotta fra loro e uno aveva ordinato l&#8217;arruolamento forzato di tutti i maschi giovani del villaggio. A causa della gamba rotta, il figlio del contadino fu il solo a non dover partire per il fronte. Di nuovo, i vicini accorsero. &#8220;Che incredibile fortuna&#8221;, dissero. Al che l&#8217;uomo rispose: &#8220;Forse si, forse no&#8221;.</em></p>
<div class="zemanta-pixie"><a class="zemanta-pixie-a" title="Zemified by Zemanta" href="http://reblog.zemanta.com/zemified/a184b0aa-db95-46a8-ae5e-3737aec34cd9/"><br />
</a></div>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_192" class="footnote">Imprecisa traduzione di wu hsin (cinese) o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mushin" target="_blank">mushin</a> (giapponese). In questo stato si aprono le porte del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wu-wei" target="_blank">wei wu wei</a> (cinese), traducibile approssimativamente come &#8220;agire senza agire&#8221;, che esprime la capacità di raggiungere i propri obiettivi senza forzare il naturale mutare delle cose</li></ol><div class='yarpp-related-rss yarpp-related-none'>
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		<title>Sul Concetto di Strategia</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 15:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto (cc-by): aloshbennett Il concetto di strategia è considerato di vitale importanza per qualsiasi attività. Non soltanto economico-produttiva. Eppure, il modo di intendere il concetto di strategia è spesso il primo ostacolo al raggiungimento del successo. Cosa stai sbagliando nel tuo approccio alla strategia? Come scegliere un buon stratega? Di seguito alcuni suggerimenti che possono [...]<div class='yarpp-related-rss yarpp-related-none'>


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<p style="text-align: justify"><span style="font-size: xx-small">Foto (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/aloshbennett/" target="_blank">aloshbennett</a></span></p>
<p style="text-align: justify">Il concetto di strategia è considerato di vitale importanza per qualsiasi attività. Non soltanto economico-produttiva. Eppure, il modo di intendere il concetto di strategia è spesso il primo ostacolo al raggiungimento del successo. Cosa stai sbagliando nel tuo approccio alla strategia? Come scegliere un buon stratega? Di seguito alcuni suggerimenti che possono fare la differenza fra successo ed insuccesso.<span id="more-187"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">La Strategia non è un mezzo/modo per raggiungere un fine/obiettivo</h3>
<p style="text-align: justify">Pensando strategicamente possiamo individuare (artificiosamente e solo a fini esplicativi) 3 segmenti:</p>
<p style="text-align: justify">a) Le condizioni iniziali</p>
<p style="text-align: justify">b) Gli obiettivi da raggiungere</p>
<p style="text-align: justify">c) Il mezzo, che ci porta dal punto A al punto B.</p>
<p style="text-align: justify">Ma la strategia non è il punto C. La strategia è l&#8217;insieme di A + B + C. In questo modo è possibile comprendere come non esista strategia al di fuori del contesto a cui ci riferiamo. E&#8217; una prospettiva fondamentale in chiave diacronica: la strategia cambia se cambia uno qualsiasi dei punti sopra. Limitarsi a considerare la strategia come il punto C, significa perdere di vista il mutamento che inevitabilmente investe le condizioni iniziali, facendo l&#8217;apice del tuo successo (inteso come capacità di raggiungere i tuoi obiettivi) in una competizione, diventi anche l&#8217;inizio della tua disfatta, nel momento in cui resti attaccato alla strategia che ti ha portato al successo stesso.</p>
<h3 style="text-align: justify">Non esistono soluzioni &#8220;one size fits all&#8221;</h3>
<p style="text-align: justify">Il primo corollario di quanto detto è che non possono esistere soluzioni strategiche che vanno bene sempre e comunque. Se la strategia è necessariamente qualcosa che include le variabili contestuali (il punto di partenza), non si può fare copia&amp;incolla di una strategia decontestualizzandola. La parola d&#8217;ordine è adattamento. Che non significa solo modificare una strategia nota utilizzandola per fini/obiettivi differenti, ma significa soprattutto lavorare sulle condizioni contestuali. Questo principio è il motivo per cui una strategia totalmente di successo in un caso può generare un completo fallimento in un altro.</p>
<h3 style="text-align: justify">Conoscenza tacita</h3>
<p style="text-align: justify">La difficoltà di lavorare sulle variabili contestuali che connotano il punto di inizio di una strategia, dipende dal fatto che l&#8217;ambiente contestuale, per definizione, non è conoscibile attraverso astrazione, se non in parte. Siamo abituati, soprattutto in un&#8217;epoca come questa non a caso chiamata <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Information_Age" target="_blank">Information(al) Age</a>, a concepire la conoscenza/informazione come qualcosa da astrarre. Come chiariscono gli studi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ikujiro_Nonaka" target="_blank">Nonaka</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hirotaka_Takeuchi" target="_blank">Takeuchi</a>, questo è corretto solo in parte.</p>
<p style="text-align: justify">Una componente fondamentale della conoscenza contestuale è quella che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_Polanyi" target="_blank">Polanyi</a> ha definito come dimensione tacita. La <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tacit_knowledge" target="_blank">conoscenza tacita</a> &#8211; semplificando &#8211; è qualcosa di assolutamente normale e per nulla criptica per chiunque viva nel contesto considerato. Questa stessa conoscenza eccede le capacità di astrarla, codificandola ad esempio in testi o discorsi. E&#8217; il motivo per cui un piatto di spaghetti cucinato da un giapponese che non abbia mai vissuto in Italia sarà sempre molto differente da quello cucinato da un italiano, anche se il giapponese seguisse istruzioni passo-passo.</p>
<h3 style="text-align: justify">Strateghi non strategie</h3>
<p style="text-align: justify">La conclusione naturale di quanto fin qui visto è che non esistono strategie ma solo strateghi. Infatti, se non è possibile importare soluzioni strategiche già pronte senza adattarle al proprio caso, e se questo adattamento non può prescindere da persone che vivono e respirano il contesto in cui si intende sviluppare la strategia, la conclusione logica, supportata anche dai già citati studi di Nonaka e Takeuchi, è che <em>le persone non le nozioni sono al centro del processo</em>. Quello che occorre è un buon stratega prima di una buona strategia. Questo è il motivo per cui se devi approntare una strategia nell&#8217;ambito dei social network è più utile affidarti a <a href="http://www.lucaconti.it/" target="_blank">Luca Conti</a> piuttosto che a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_Porter" target="_blank">mr. Porter</a>.</p>
<h3 style="text-align: justify">Fiducia</h3>
<p style="text-align: justify">Esistono concettualizzazioni e scuole di pensiero molto differenti fra loro, riguardo la strategia. Tutte hanno una prospettiva propria peculiare e quasi tutte si basano su teorie e dati. <strong>Quando devi giudicare uno stratega, tutto questo apparato di conoscenze non ti serve a nulla</strong>. <em>Perché?</em> Perché qualsiasi costrutto teorico si basa sulle facoltà cognitive affilate dal metodo analitico-sintetico (deduttivo-induttivo) che agisce attraverso astrazione e segmentazione della realtà, producendo concettualizzazioni più o meno stabili.</p>
<p style="text-align: justify">Questo processo genera risultati (teorie, categorie) che sono vere <em>solo se</em> restiamo nei confini delle premesse che le hanno generate. Esattamente come qualsiasi operazione di sezionamento convenzionale (arbitrario) della realtà, <em>il pensiero razionale genera un ente ed il suo opposto nel momento stesso in cui opera</em>. Analizzare significa isolare qualcosa considerandola come unità discreta rispetto al resto. In questo modo ho automaticamente creato qualcosa (quello che ho isolato) ed il suo opposto (il resto), come due unità discrete. Questo vuol dire che una teoria nel momento in cui nasce genera almeno una contro-teoria che a livello argomentativo astratto è valida tanto quanto lei.</p>
<p style="text-align: justify">Si potrebbe obiettare che nell&#8217;epoca della scienza in cui viviamo, i costrutti teorici non possono prescindere dai <em>dati</em>. Misure oggettive della realtà. Questa è una finta obiezione dal momento che non esistono dati ma solo <em>interpretazioni</em> di dati, il che ci riporta esattamente alle conclusioni espresse per i costrutti teorici. Ogni dato è espressione di un sistema di riferimento, e ogni sistema dipinge una realtà in coerenza con le premesse su cui si fonda un sistema. Una retta è il modo più veloce di unire due punti, solo se ci muoviamo in un sistema di riferimento di geometria piana euclidea (si, la matematica è un&#8217;opinione).</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Non è possibile allora giudicare uno stratega e la sua strategia? </strong>A posteriori è sicuramente possibile perché la strategia non può prescindere dal conseguimento degli obiettivi in vista dei quali è organizzata. E a priori? A priori è possibile, ma occorre avere ben chiaro che qualsiasi parametro di giudizio è assolutamente <em>relativo</em>. Quindi il vero parametro che sta dietro ad ogni scelta è la <strong>fiducia</strong>. Fiducia nella persona, fiducia nella sua visione, fiducia nelle sue capacità. E la fiducia non è un elemento razionale né attivato <em>ex post</em>.</p>
<h3 style="text-align: justify">Tattica e Strategia</h3>
<p style="text-align: justify">Il richiamo più inflazionato è quello alla distinzione fra tattica e strategia. La prima è costituita dalle azioni specifiche del breve-medio termine che supportano la strategia, la seconda è l&#8217;insieme delle direzioni di lungo periodo verso i risultati.<sup><a href="http://webstrategist.it/strategia-online/sul-concetto-di-strategia/#footnote_0_187" id="identifier_0_187" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Vedi al riguardo anche questo post">1</a></sup> Questa visione tradizionale è sicuramente molto importante, per aiutarci a comprendere come una condotta apparentemente controproducente nell&#8217;immediato possa assicurare il successo della strategia nel lungo periodo.</p>
<h3 style="text-align: justify">Crisi</h3>
<p style="text-align: justify">Tutti i progetti, processi e azioni attraversano difficoltà e crisi. Non gettare la spugna. Sii determinato. Tuttavia non consetire alla tua determinazione di diventare rigidità: ricorda che l&#8217;adattabilità è sempre la prima arma di successo. Tuttavia non disperare: crisi è anche sinonimo di opportunità ed è spesso nei momenti difficili, in cui tutto è fluido, che vengono prodotte le soluzioni vincenti (sempre Nonaka e Takeuchi chiamano questo &#8220;caos creativo&#8221; e &#8220;fluttuazione&#8221;).</p>
<h3 style="text-align: justify">Conclusioni</h3>
<p style="text-align: justify">Quando ti serve una strategia parti sempre da persone che vivono (e amano) il contesto in cui questa strategia deve svilupparsi. Affidati alle opinioni al parere delle persone di cui ti fidi, delega, ma giudica sempre tutto con distacco. Ricordati che tutto è relativo e questo è il tuo più grande punto di forza perché non c&#8217;é limite hai risultati che puoi ottenere e alle modalità possibili, quindi anche nelle situazioni più critiche esiste sempre almeno un modo per ottenere ciò che vuoi.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_187" class="footnote">Vedi al riguardo anche <a href="http://michaelmartine.com/2008/10/29/blog-strategies-and-tactics/" target="_blank">questo post</a></li></ol><div class='yarpp-related-rss yarpp-related-none'>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 14:31:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/330400235_96297d3d3c-w470.png"><img class="alignnone size-full wp-image-157" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/330400235_96297d3d3c-w470.png" alt="" width="470" height="278" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Immagine (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/fienna/" target="_blank">fffriendly</a></p>
<p style="text-align: justify">Estendere il ciclo di vita del proprio contenuto è la necessità di ogni editore. Di seguito segnalo gli aggregatori di blog che basano il proprio servizio di aggregazione sull&#8217;indicizzazione dei feed RSS. Il vantaggio è che i tuoi post/contenuti avranno un&#8217;esposizione maggiore senza che tu debba fare nulla, con un guadagno per te in termini di visitatori.<span id="more-150"></span></p>
<p style="text-align: justify">Fra te e i lettori non c&#8217;é solo il tuo blog. Puoi raggiungere nuovi lettori anche attraverso altri siti, che ospitano il tuo contenuto dandoti visibilità. Si tratta di aggregatori. Ne esistono diversi tipi, alcuni sono aggregatori sociali, in cui la visibilità è subordinata al voto ed all&#8217;iniziativa degli utenti (come <a href="http://oknotizie.alice.it" target="_blank">OKNOtizie</a>). Altri invece aggregano a prescindere dal seguito della notizia o in funzione della popolarità dell&#8217;argomento/link. Proprio di questi ultimi voglio parlare.</p>
<p style="text-align: justify">Perché? Perché l&#8217;esposizione che ottieni dall&#8217;essere indicizzato in questi servizi, oltre ad essere gratuita è anche a <em>zero fatica</em>: devi solo registrare il tuo blog indicando il tuo feed rss e il gioco è fatto. Di seguito quelli in cui non puoi mancare.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/snap_1.png"><img class="alignnone size-full wp-image-151" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/snap_1.png" alt="" width="200" height="150" /></a></p>
<h3 style="text-align: justify">BlogBabel</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://it.blogbabel.com" target="_blank">it.blogbabel.com</a></p>
<p style="text-align: justify">Padre nobile del memetracking italiano, sempre in grado di suscitare sentimenti forti, dal supporto incondizionato all&#8217;odio viscerale, per via della sua <a href="http://it.blogbabel.com/metrics/" target="_blank">classifica</a> (di cui <a href="http://webgarden.bloglist.it/2008/07/12/sulle-classifiche-blogbabel-blogitalia-co/" target="_blank">avevo già parlato</a>). L&#8217;aggregazione avviene per <em>item popularity</em>, cioé un item (link, video e libri) popolare (cioé presente in un dato numero di post dei blog indicizzati) viene mostrato in homepage insieme a tutti i blog che ne parlano. Questo effetto è altrimenti detto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Marketing_buzz" target="_blank">buzz</a> tracking o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Meme" target="_blank">meme</a> tracking. Più che per la funzione di aggregazione, BlogBabel è utile per le statistiche associate ad ogni blog indicizzato, che consentono di tenere sott&#8217;occhio chi ci cita e le nostre abitudini di citazione. E&#8217; in progetto anche il varo di <a href="http://it.blogbabel.com/users/coming_soon/" target="_blank">funzioni social</a>, ed è presente una contestatissima ma molto frequentata <a href="http://it.blogbabel.com/metrics/" target="_blank">classifica</a>. Personalmente trovo BlogBabel molto utile per tracciare le citazioni, riesce a cogliere anche link che Google Blog Search non traccia (i blog indicizzati sono 14300+). Il servizio di segnalazione dei nuovi blog è soggetto a revisione umana, il che implica code anche molto lunghe, ma per lo meno esiste un contatore che avvisa quanto la coda sia lunga</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/snap_6.png"><img class="alignnone size-full wp-image-160" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/snap_11.png" alt="" width="200" height="150" /></a></p>
<h3 style="text-align: justify">Wikio</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.wikio.it" target="_blank">www.wikio.it</a></p>
<p style="text-align: justify">Per molto tempo l&#8217;unica vera alternativa a BlogBabel, sia in termini di aggregazione che in termini di classifica. Wikio offre un servizio molto completo, forte anche dell&#8217;esperienza maturata in campo internazionale. Per i blog offre un <a href="http://www.wikio.it/blogs/" target="_blank">servizio di aggregazione</a> molto seguito e una <a href="http://www.wikio.it/blogs/top" target="_blank">propria classifica</a>. Di certo è uno dei servizi più seguiti, anche perché adotta un aproccio misto, aggregando anche fonti che blog non sono, offrendosi come RSS Reader e servizio di social aggregator e citizen journalism. Il vero difetto è la segnalazione di nuovi blog: compilando il form apposito si entra in una fase di incertezza assoluta. Sono stato indicizzato o mi hanno rifiutato? Non esiste un contatore e l&#8217;email di conferma indica solo che il form è stato spedito. Personalmente sono mesi che aspetto di essere indicizzato e a tutt&#8217;oggi non sembra che questo sia avvenuto. Wikio dichiara 22300+ blogs, e <a href="http://trends.google.com/websites?q=wikio.it&amp;geo=IT&amp;date=all" target="_blank">Google Trends</a> ci dice che è la fonte più visitata fra quelle qui considerate.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/snap_61.png"><img class="alignnone size-full wp-image-153" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/snap_61.png" alt="" width="200" height="150" /></a></p>
<h3 style="text-align: justify">Memesphere</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.memesphere.it" target="_blank">www.memesphere.it</a></p>
<p style="text-align: justify">Se Wikio si è avvantaggiato fortemente dal coma di BlogBabel, altri siti sono nati proprio per soddisfare (e meglio) gli appetiti degli orfani di un memetracker. Memesphere è fra questi. Il progetto nasce da <a href="http://www.memesphere.it/chisiamo.html" target="_blank">persone</a> che hanno guadagnato rispetto ed esperienza in attività che quotidianamente si confrontano con meme e buzz. Il punto di forza è che si tratta di un ottimo aggregatore, in grado di coniugare semplicità e leggibilità in modo egregio. Gli items aggregati sono i più disparati e probabilmente da questo punto di vista è il servizaio più ricco: articoli e tag provenienti da blog e mainstream ma anche video, immagini, citazioni da wikipedia, URL. Attualmente non hanno un form di registrazione per l&#8217;indicizzazione dei blog è necessario scrivere direttamente allo staff. Questo richiama considerazioni analoghe a quelle fatte per Wikio: totale incertezza circa l&#8217;avvenuta indicizzazione. Le fonti dichiarate sono 11.000, ma probabilmente il conteggio include anche le fonti che non sono blog. Un&#8217;altra cosa che sembra limitante è la ricerca: gli articoli indicizzati sembrano essere solo quelli che sono comparsi in homepage (non vengono indicizzati tutti gli articoli del feed). Dalla parte del servizio sta il fatto che è davvero giovane e crescerà sicuramente ancora. Un servizio innovativo e molto interessante è il <a href="http://www.memesphere.it/leaderboard.html" target="_blank">leaderboard</a>, che fornisce statistiche sulla permanenza degli articoli in homepage (e quindi una rappresentazione diacronica dell&#8217;importanza dell&#8217;argomento). Come segnala il blog le features del servizio sono in costante arricchimento.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/snap_4.png"><img class="alignnone size-full wp-image-154" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/snap_4.png" alt="" width="200" height="150" /></a></p>
<h3 style="text-align: justify">MyBlogJournal</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.myblogjournal.com/it">www.myblogjournal.com/it</a></p>
<p style="text-align: justify">A dispeto del nome anglofono questo servizio è tutto italiano. Il pregio indiscusso è proprio quello di partire proiettati al mondo, con una versione USA ed una italiana. Anche qui come in Wikio il servizio non si limita al tracking dei blogs, ma copre anche fonti mainstream e offre strumenti per citizen journalism. Anche qui l&#8217;indicizzazione avviene per form, ma non si ha modo di verificare l&#8217;effettiva indicizzazione avvenuta. Il servizio nasce a metà 2006 quindi esiste già da un po&#8217; e forse andrebbe un attimo rivisto, dato che a livello di blogosfera italiana annovera soltanto 700+ fonti, fra cui si contano anche i servizi di Yahoo! News che blog non sono. Immagini e video sono messi li senza alcuna particolare attenzione per l&#8217;interfaccia, che è un mero elenco di items. Interessante è il servizio di alert che ti permette di sapere se e quando vieni pubblicato in homepage.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/snap_5.png"><img class="alignnone size-full wp-image-155" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/10/snap_5.png" alt="" width="200" height="150" /></a></p>
<h3 style="text-align: justify">Liquida</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.liquida.it" target="_blank">www.liquida.it</a></p>
<p style="text-align: justify">Tiene molto banco ultimamente Liquida. A ragione. Non soltanto per l&#8217;interfaccia altamente ragionata che coniuga semplicità a leggibilità, ma soprattutto perché a differenza degli altri servizi non si perde nei dettagli. Il servizio di registrazione è semplice e immediato, vieni indicizzato subito, come puoi verificare nella <a href="http://directory-blog.liquida.it/" target="_blank">directory dei blog</a>. Il <a href="http://magazine.liquida.it/" target="_blank">magazine</a> che è il servizio di aggregazione, è molto ben fatto, al punto da rivaleggiare con successo con quello di Memesphere. A tanta qualità non ha difettato un ottimo marketing, che ha consentito a Liquida di rivaleggiare e (presto) sorpassare BlogBabel (secondo <a href="http://siteanalytics.compete.com/liquida.it+blogbabel.com/?metric=uv">Compete</a> e <a href="http://trends.google.com/websites?q=wikio.it%2C+liquida.it%2C+it.blogbabel.com&amp;geo=IT&amp;date=all&amp;sort=0" target="_blank">Google Trends</a>) in termini di visitatori, affermandosi come secondo servizio di aggregazione fra quelli segnalati. Questo è un risultato strepitoso se si considera che Liquida nasce nel corso proprio del 2008 e presenta solo 5600+ blog indicizzati (ma diventa &#8220;prevedibile&#8221; se si considera <a href="http://www.liquida.it/about.liquida/" target="_blank">chi sta dietro Liquida</a>). Il lancio di Liquida nella blogosfera è stato quindi un grande successo, grazie anche ad iniziative ben riuscite come quella delle <a href="http://magazine.liquida.it/category/interviste-web/" target="_blank">Interviste Web</a>.</p>
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		<title>Bid8: Evoluzione delle Aste al Ribasso</title>
		<link>http://webstrategist.it/strategia-online/bid8-evoluzione-delle-aste-al-ribasso/</link>
		<comments>http://webstrategist.it/strategia-online/bid8-evoluzione-delle-aste-al-ribasso/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 08:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Aste al Ribasso]]></category>
		<category><![CDATA[Bid8]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Le aste al ribasso sono diventate famose perché consentono di vincere oggetti costosi con offerte irrisorie. Vince chi offre di meno. In realtà è una specie di lotteria, perché se è vero che a vincere è l&#8217;offerta unica più bassa, è anche vero che per ogni offerta avanzata l&#8217;utente solitamente paga una tariffa. In definitiva [...]<div class='yarpp-related-rss'>

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Le aste al ribasso sono diventate famose perché consentono di vincere oggetti costosi con offerte irrisorie. Vince chi offre di meno. In realtà è una specie di lotteria, perché se è vero che a vincere è l&#8217;offerta unica più bassa, è anche vero che per ogni offerta avanzata l&#8217;utente solitamente paga una tariffa. In definitiva è come acquistare un biglietto della lotteria.</p>
<p style="text-align: justify">In questo quadro <a href="http://www.youbid.it/" target="_blank">YouBid.it</a> sito italiano di aste al ribasso spacca il mucchio con il lancio di <a href="http://www.bid8.it/" target="_blank">Bid8.it</a>, dove è possibile partecipare alle aste al ribasso <em>senza spendere un eurocent</em>. Neppure per avanzare un&#8217;offerta. Niente trucco e niente inganno, semplicemente un modello di business da analizzare.<span id="more-141"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Le novità: aiuto sulle offerte e niente tariffe per l&#8217;utente.</h3>
<p style="text-align: justify">A differenza del tradizionale modello di business adottato solitamente dai siti di aste al ribasso, Bid8 rende noto subito se l&#8217;offerta avanzata è unica o meno ovvero è la più bassa. Addirittura fornisce all&#8217;utente un &#8220;indizio&#8221; circa il range all&#8217;interno del quale scommettere per trovare l&#8217;offerta unica più bassa.</p>
<h3 style="text-align: justify">Il vecchio&#8230;</h3>
<p style="text-align: justify">Se solitamente i siti di aste al ribasso si sotengono con le tariffe applicate alle offerte, vuol dire che hanno certo interesse a massimizzare il numero di offerte avanzate per ogni singolo oggetto e che &#8220;massimizzare&#8221; significa sostanzialmente cercare di ottenere il numero di offerte (e quindi di introiti) più alto. In questo senso è funzionale mantenere l&#8217;utente nell&#8217;incertezza senza rivelare se l&#8217;offerta sia o meno la più bassa o l&#8217;unica, in modo da stimolare la massimizzazione della probabilità di vittoria dell&#8217;utente, che passa razionalmente per una strategia di piazzamento di più offerte possibili, in relazione al vincolo di bilancio: se non ho indicazioni circa la validità della mia offerta, tenterò di piazzarne il più possibile per aumentare le mie probabilità di vittoria compatibilmente con le mie possibilità economiche, esattamente come in una lotteria.</p>
<h3 style="text-align: justify">&#8230;e il Nuovo</h3>
<p style="text-align: justify">Bid8 invece consente precise indicazioni circa le offerte. Indicazioni in tempo reale. Questo perché massimizzare qui non significa aumentare il numero di offerte per ogni singolo oggetto in modo esasperato, ma piuttosto soddisfare la voglia di vincere dell&#8217;utente dandogli maggiori chances, attraverso indicazioni precise e assenza di tariffe. Sono forse dei buoni samaritani? Certamente no.</p>
<p style="text-align: justify">Da dove guadagnano? Semplice, con la pubblicità. Su Bid8 si utilizzano infatti &#8220;crediti&#8221; con cui si &#8220;pagano&#8221; le offerte avanzate. Invece di dare soldi per puntare, si punta coi crediti. Come si ottengono i crediti? Perfomando una serie di azioni tra cui cliccare sui banner, compilare questionari, utilizzare un software che mostra pubblicità, registrandosi e facendo registrare. Insomma <em>tempo sulla pubblicità in cambio di crediti da spendere scommettendo</em>. Il tutto pagato dagli inserzionisti.</p>
<h3 style="text-align: justify">Radiografia della Fonte di Guadagno.</h3>
<p style="text-align: justify">Il primo passo è creare un proprio sistema pubblicitario, YouBid ovviamente raccoglie da sé gli inserzionisti.</p>
<p style="text-align: justify">Poi abbiamo la creazione di un parco utenti. Questa è una fonte passiva di guadagno, i dati acquistano valore in quanto tali. La registrazione è pensata apposta per profilare gli utenti consentendo tutte le dinamiche di pubblicità personalizzata ad alto rendimento ormai note. Viene obbligatoriamente richiesto CAP e Codice Fiscale, ad esempio. In questo modo Bid8 si assicura un database di email profilate per età, genere e località.</p>
<p style="text-align: justify">Il terzo passo consiste nell&#8217;arricchimento del database: gli utenti vengono attivamente coinvolti nella loro stessa profilazione, compilando a fondo tutti i campi del profilo utente si ottiene una rendita mensile di 500 crediti a settimana. Ovviamente la compilazione del profilo significa approfondire il profilo dell&#8217;user che inserisce informazioni su abitudini d&#8217;acquisto, istruzione, propietà, interessi. E il database cresce.</p>
<p style="text-align: justify">Il quarto ed ultimo passo consiste nella creazione di una fonte attiva di guadagno. Gli utenti guadagnano crediti per scommettere attraverso l&#8217;interazione volontaria con le inserzioni pubblicitarie di Bid8. I crediti acquistati sono direttamente proporzionali alla pubblicità a cui ti sei esposto.</p>
<h3 style="text-align: justify">Riflessioni: Idea Creativa per un Problema Complesso.</h3>
<p style="text-align: justify">La prima considerazione è: bella idea. E&#8217; un&#8217;idea i certo interessante e creativa, <a href="http://www.camisanicalzolari.com/2008/09/vicky-gitto-e-lidea-della-madonna.html" target="_blank">nel senso</a> <a href="http://www.selvaggialucarelli.it/diario/2008/09/blogfest_2008_e_disruptive_inn.html" target="_blank">Gittiano</a> <a href="http://www.clubdeimediasociali.it/2008/09/16/vicky-gitto-e-la-creativita-di-bin-laden/" target="_blank">del termine</a>, cioé &#8221; a prescindere da ogni considerazione etico/morale&#8221;, una soluzione ad un problema. Ma è una soluzione buona? (in senso tecnico ovviamente, nessun giudizio di valore).</p>
<p style="text-align: justify">La seconda considerazione il problema che Bid8 cerca di risolvere. Un problema comune a tutte quelle attività &#8211; editoriali e non &#8211; che su internet si propongono di sostentarsi attraverso la pubblicità. Il problema è che non solo la stragrante maggioranza non riesce a sostentarsi, ma non ci sopravvive neppure. Al punto da aprire una necessaria e profonda riflessione sulla genuinità dei modelli di business basati sull&#8217;advertising online, in un mercato (quello italiano) tradizionalmente non avanguardia di un contesto (quello europeo) tradizionalmente dietro agli USA. L&#8217;<a href="http://advcamp.dolmedia.tv/" target="_blank">ottimo advcamp</a>, promosso dal <a href="http://www.clubdeimediasociali.it/" target="_blank">Club dei Media Sociali</a> di <a href="http://blog.nicolamattina.it/?p=719" target="_blank">Nicola Mattina</a> &amp; Co. ha rappresentato proprio un momento di riflessione ed un tentativo di ragionamento sulle possibili soluzioni al problema (e in questo senso è stato un peccato non vedere fra gli interventi qualcosa su/di Bid8). Il clima non è dei migliori come fotografa proprio un <a href="http://zzimma.antirez.com/post/zimma-tra-i-modelli-di-business.html">recente post</a> del sempre acuto <a href="http://invece.org/" target="_blank">Salvatore Sanfilippo</a> perché il problema circa l&#8217;implementazione di un efficace modello di business basato sull&#8217;advertising è complesso.</p>
<p style="text-align: justify">Bid8 sembra aver trovato la soluzione ottimale alla crisi dei click che vivono banner &amp; co, adottando una strategia ispirata al principio &#8220;se maometto non va alla montagna, la montagna va a maometto&#8221;, quindi se l&#8217;utente non va a cliccare sul banner portiamo il banner direttamente sotto il puntatore del mouse. Mi sembra una soluzione niente male considerando che dietro c&#8217;é un meccanismo della famiglia &#8220;scommesse&#8221; che tanto successo hanno in questo paese anche in tempi bui (nella mia città mancano i soldi ma non i centri scommesse, che hanno superato le chiese in rapporto alla popolazione).</p>
<h3 style="text-align: justify">Advertising: Efficacia e Scopi</h3>
<p style="text-align: justify">L&#8217;unico problema che vedo è la <em>misurabilità dell&#8217;efficacia della pubblicità</em>. La maggior parte degli Advertising Network, inserisce espressamente fra i termini di utilizzo che l&#8217;incitamento esplicito od implicito a cliccare sui propri banner è causa di esclusione del click dal conteggio (e di ban dal network in alcuni casi). Questo perché lo scopo della pubblicità è quello di <em>raggiungere potenziali clienti</em>, per cui è fondamentale che a cliccare siano utenti interessati all&#8217;annuncio e che questo meccanismo non venga falsato da altre ragioni. Ma su Bid8 il movente dell&#8217;interazione utente-pubblicità non è più l&#8217;interesse al prodotto/servizio reclamizzato. Questo significa che cresce il pericolo di <em>interazioni non interessate</em> (e quindi che non catturano l&#8217;attenzione dell&#8217;utente) con conseguente sballamento delle statistiche e quindi dei modelli previsionali connessi (funzionali ai calcoli d&#8217;investimento in pubblicità). Insomma sballa il <acronym title="Return Of Investment">ROI</acronym> del mio investimento in pubblicità.</p>
<p style="text-align: justify">Si potrebbe obiettare che molta pubblicità viene creata e propinata non con l&#8217;intento di selezionare/catturare l&#8217;attenzione di utenti interessati perché titolari di un bisogno, ma con la finalità di creare il bisogno e quindi di stimolare l&#8217;attenzione verso il prodotto cioé invece di raggiungere potenziali clienti, f<em>ormare potenziali clienti</em>. In questo senso più è invasiva la pubblicità e meglio è. Personalmente trovo pericolosa questa prospettiva, perché perde di vista l&#8217;importanza dell&#8217;azione consapevole. I meccanismi di stimolazione ed induzione dei bisogni, esattamente come la propaganda, funzionano solo se insieme alla ridondanza si monopolizza l&#8217;attenzione, cioé altri competitor non concorrono propagandando altri prodotti simili. In fondo il limite di queste teorie è che agiscono su una realtà limitata e dinamiche a somma zero, quindi gli effetti teorizzati non corrispondono a quelli reali perché subentrano delle distorsioni legate all&#8217;interazione di più propagande/stimolazioni che si contendono risorse (attenzione, denaro, tempo, ecc) che sono limitate (non considerando poi l&#8217;elemento soggettivo e cioé che gli essere umani non sono costanti nelle loro reazioni. Il buon vecchio P.K. Dick sosteneva che l&#8217;essere umano è troppo stupido affinché qualsiasi propaganda possa funzionare).</p>
<h3 style="text-align: justify">La Sfida di Bid8</h3>
<p style="text-align: justify">La sfida di YouBid e del suo Bid8 sarà quella di convincere il mercato degli inserzionisti che il suo modello di advertising produce effetti reali, considerando che i normali parametri di misura dell&#8217;efficacia dell&#8217;advertising online sono ancora più inaffidabili del normale, rendendo difficile il calcolo del ROI e quindi impattando negativamente sulla valutazione strategica dell&#8217;inserzionista. Si tratta in sintesi di vedere se questo modello sia sostenibile nel lungo periodo. A mio avviso così com&#8217;é rischia di non esserlo, ma applicando dei correttivi nella direzione di una pubblicità meno invasiva e più interattiva (abbandonando il banner), con il grande potenziale di profilazione della piattaforma si possono fare cose interessanti.</p>
<p style="text-align: justify">Di certo è una mossa strategicamente &#8220;pesante&#8221;, che avrà effetti dirompenti sui concorrenti. Un ottimo esempio di come la differenziazione strategica che riscrive le regole del gioco, in un sistema oligopolistico possa davvero fare la differenza.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Come Chrome Farà Fuori Firefox Dopo Averlo Usato per Uccidere Internet Explorer</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>
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<p style="text-align: justify">E&#8217; arrivato <a href="http://www.google.com/chrome" target="_blank">Chrome</a>. Lo sappiamo tutti, perché né è pieno il web. Non tratterò di Chrome in sé, ma della strategia che sta dietro Chrome, o almeno avanzerò delle ipotesi su come Google si sia messo (coincidenza?) in una posizione utile per diventare il primo player nel campo browser, vincendo la <em>Browser War II</em>. In particolare cercherò di far luce sul rapporto fra Chrome e Firefox, che è il rapporto fra Google e Mozilla, con Microsoft nemico comune: Google supporta Mozilla ma si fa un proprio browser. Perché? La risposta sta nei primi dieci minuti del film <strong>Batman The Dark Knight</strong>.<span id="more-126"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Il Lancio</h3>
<p style="text-align: justify">Il lancio di <a href="http://www.google.com/chrome" target="_blank">Chrome</a> ha destato un ottimo buzzing. Il lancio in sé è da studiare attentamente. Inizialmente si pensò ad un errore, una fuga di notizie, dato che quando <a href="http://blogoscoped.com/archive/2008-09-01-n47.html" target="_blank">Philipp Lenssen</a> dichiara di aver ricevuto via posta un fumetto che parla di Chrome, non esiste ancora nessuna pagina ufficiale. Un fumetto? Già <a href="http://www.google.com/googlebooks/chrome/index.html" target="_blank">proprio un fumetto</a>. Disegnato dal celebre <a href="http://www.scottmccloud.com/" target="_blank">Scott McCloud</a>. Ma perché proprio un fumetto? Quelli di Mashable se lo sono chiesto e si sono dati una risposta: una delle solite sciocchezze eccentriche dei Googlers, deve aver pensato <a href="http://mashable.com/2008/09/01/google-chrome/" target="_blank">Steven Hodson</a> (&#8220;C’mon, a comic book?  How can you take seriously a product when it comes by way of a comic book announcement&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify">I punti interessanti del lancio sono due. Il primo è l&#8217;<em>apparente casualità</em>. Non c&#8217;é stata alcuna fuga di notizie su Chrome. Un progetto che resta segreto per 2 anni, nonostante fosse cercato a seguito dei soliti rumors, non viene scoperto con dovizia di particolari guardacaso in un momento in cui è già sufficientemente pronto per essere lanciato. La trovata della fuga di notizie, e l&#8217;assenza di notizie ufficiali per un paio di giorni, è servita solo a pompare il buzzing online e a preparare tutti: <em>correte, correte, sta arrivando Chrome</em>. Una sorta di effetto-tortura: massimizzare l&#8217;effetto dell&#8217;azione attraverso una sua anticipazione che libera la fantasia. Marketing emozionale.</p>
<p style="text-align: justify">Il secondo punto interessante è il fumetto. Ricordate la domanda? Perché un fumetto? Be&#8217; mi dispiace contraddire i Mashablers, ma il fumetto è una genialata. Perché? Pensateci un attimo. Avrebbero potuto fare il classico video, no? Ma la vera domanda è: a chi è rivolto il lancio? Ci siete? Ve lo dico: <em>alla massa</em>. Non alla massa che vive <em>online</em>, ma alla massa in generale. Quella che usa internet solo per controllare la posta a lavoro. Ci pensate? Il fumetto è <em>semplice, intuitivo e sintetico</em> ma soprattutto <em>può essere riprodotto e diffuso su tutti i media</em>. Tutti, tutti. Tradizionali (stampati) compresi. Davvero una grande trovata.</p>
<h3 style="text-align: justify">Cosa fa (e non fa) Chrome</h3>
<p style="text-align: justify">Come vi ho anticipato, non mi dilungherò sulle recensioni di Chrome. Vi segnalo soltanto quelle che ho trovato migliori: <a href="http://www.labnol.org/software/browsers/best-google-chrome-features/4388/" target="_blank">Digital Inspiration</a> (EN), <a href="http://blog.html.it/03/09/2008/chrome-webkit-e-safari-31/" target="_blank">Edit</a> (IT), <a href="http://www.giovy.it/2008/09/03/google-chrome-faq/" target="_blank">Giovy</a> (IT), <a href="http://www.pcworld.com/article/150585/googles_chrome_7_reasons_for_it_and_7_reasons_against_it.html" target="_blank">PCWorld</a> (EN) e la <a href="http://www.google.com/chrome/intl/en/features.html" target="_blank">pagina ufficiale di Google su Chrome</a>. Nonostante le (tante) belle cose, ci sono anche dei problemi da risolvere: <a href="http://dema.tv/2008/09/03/google-chrome-e-feed-rss/" target="_blank">con gli RSS</a>, con <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/security_flaw_in_google_chrome.php" target="_blank">falle di sicurezza</a>, di integrazione (incredibile!) con <a href="http://www.techcrunch.com/2008/09/03/google-chrome-not-so-lively/" target="_blank">altri servizi di Google</a> (come Analytics e Lively), con le <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/9045/chrome-occhio-a-cosa-recita-la-licenza-duso/" target="_blank">strane condizioni della licenza d&#8217;uso</a> e <a href="http://www.cherryleaf.com/2008/09/does-google-chrome-browser-show-web.html" target="_blank">con l&#8217;help</a>. Senza contare l&#8217;assenza di una versione per mac e linux (anche se è possibile <a href="http://dev.chromium.org/developers/how-tos/build-instructions-os-x" target="_blank">compilare il tutto da sé</a>). Neppure sul fronte velocità le cose sembrano essere così definitive: dopo gli <a href="http://www.pseudotecnico.org/blog/2008/09/02/veloce-e-veloce/" target="_blank">entusiasmi iniziali</a>, c&#8217;é attesa per la dichiarata <a href="http://weblogs.mozillazine.org/roadmap/archives/2008/09/tracemonkey_update.html" target="_blank">reazione di FireFox</a>.</p>
<h3 style="text-align: justify">Perché Google si è Fatto un Browser?</h3>
<p style="text-align: justify">Il progetto Chrome nasce dall&#8217;<a href="http://www.pcpro.co.uk/news/222324/google-firefox-and-ie-are-not-good-enough.html" target="_blank">insoddisfazione di Google verso i browser attuali</a>. Opera e Firefox, gli unici concorrenti di Internet Explorer, non raccolgono molto, e sono basati su logiche poco funzionali come quella dei plugin: ogni volta che una nuova versione del browser viene messa in piedi occorre andare ad aggiornare tutti i plugin, operazione non istantanea che spesso scoraggia gli utenti ad aggiornare la versione (proprio per non perdere i plugin). La velocità non è per nulla soddisfacente. Del resto come spiegano da Google, i browser attuali sono l&#8217;evoluzione di quelli passati, creati per un web statico e molto differente dall&#8217;attuale. Oggi occorrono browser per un <em>web di applicazioni</em>, da cui la necessità di ricominciare da capo. Lo stesso <strong>Sergey Brin</strong> chiarisce che: <em>Our business does well if there is healthy Internet usage</em> (<a href="http://news.wired.com/dynamic/stories/G/GOOGLE_BROWSER?SITE=WIRE&amp;SECTION=HOME&amp;TEMPLATE=DEFAULT&amp;CTIME=2008-09-01-20-16-48" target="_blank">fonte</a>) e se non bastasse sono più lapalissiane le parole di <strong>Sundar Pichai</strong> (Google&#8217;s vice president of product management): <em>our entire business is people using a browser to access us and the Web</em> (<a href="http://www.wired.com/techbiz/it/magazine/16-10/mf_chrome" target="_blank">fonte</a>).</p>
<p style="text-align: justify">Google si è evoluto seguendo i trends di sviluppo della rete. La sua attuale frontiera è il mobile e le applicazioni web. In questa ottica il modo (browser) attraverso cui le persone accedono ad internet diventa una <a href="http://blogs4biz.libero.it/index.php/2008/google-chrome-conquista-mondo#more2774" target="_blank">questione strategica</a>.</p>
<h3 style="text-align: justify">E con Mozilla?</h3>
<p style="text-align: justify">In casa Mozilla ci si sbraccia per spiegare che non c&#8217;é competizione con Google. Firefox è e resta un progetto open source (come Chrome del resto), il cui scopo non è il successo di mercato (la Mozilla Foundation è un ente no-profit) ma il fornire una reale ed aperta alternativa nel panorama dei browsers. In questa ottica l&#8217;avvento di un nuovo browser a vocazione così innovativa non può che essere il benvenuto, nell&#8217;ottica per cui <em>più competizione = più innovazione ed quindi più qualità</em>. Inequivocabili le parole di <a href="http://john.jubjubs.net/2008/09/01/thoughts-on-chrome-more/" target="_blank">Mozilla</a> <span style="text-decoration: line-through">Europe</span>: <em>Competition often results in innovation of one sort or another</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Mozilla e Google hanno interessi comuni: migliorare il web. Il vero problema di Google &#8211; sempre <a href="http://www.pcpro.co.uk/news/222147/mozilla-google-is-not-trying-to-kill-us.html" target="_blank">secondo Mozilla</a> &#8211; sarebbe Internet Explorer. E qui cominciano le crepe. Già perché se da un lato l&#8217;alleanza Mozilla-Google sembra salda (Al 2006 Google finanzia l&#8217;85% dei fondi di Mozilla ed ha rinnovato il finanziamento poche settimane fa, per tre anni invece che dei due consueti, <a href="http://www.pcpro.co.uk/news/222147/mozilla-google-is-not-trying-to-kill-us.html" target="_blank">fonte</a>), dall&#8217;altro non sfugge che il lancio di Chrome abbia <a href="http://www.pcpro.co.uk/news/222147/mozilla-google-is-not-trying-to-kill-us.html" target="_blank">colto di sorpresa</a> la stessa Mozilla (nonostante Chrome sia <a href="http://www.wired.com/techbiz/it/magazine/16-10/mf_chrome" target="_blank">in lavorazione da due anni</a>), e in casa Firefox c&#8217;é già <a href="http://weblogs.mozillazine.org/roc/archives/2008/09/chrome.html" target="_blank">chi reagisce in clima di sfida</a>.</p>
<h3 style="text-align: justify">Completiamo il Puzzle: Cosa ci Dobbiamo Aspettare da Google?</h3>
<p style="text-align: justify">Fin qui le tessere. Adesso proviamo a metterle insieme facendo un paio di congetture. Il primo fatto che conosciamo è che <em>Google ha molto a cuore la questione browser</em>, che è di importanza strategica per il suo futuro. Perché avrebbe allora tardato tanto? Perché <a href="http://www.wired.com/techbiz/it/magazine/16-10/mf_chrome" target="_blank">Schmidt ne 2001 non reputava Google pronta</a> per uno scontro frontale con Microsoft nella Browser War II. Perché allora finanziare Firefox anche dopo aver iniziato a lavorare al proprio browser? Finanziare Firefox ha un primo grosso vantaggio: <em>fare ricerca coperta</em>. Google ha potuto acquisire expertise e ingegneri, seguendoli e foraggiandoli sotto l&#8217;egida Mozilla. Si è curata i talenti e li ha messi insieme per poi prendersi quello che gli serviva e mettere in piedi un prodotto innovativo in poco tempo. Si è mossa su un terreno dove tutti vedevano la collaborazione con Mozilla e per Mozilla. Senza destare (grossi) sospetti. E ci sono riusciti dato che nonostante i rumors: <em>Chrome ha colto di sorpresa tutti</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Mozilla assicura che il nemico è comune: Internet Explorer, e che Firefox e Chrome sono <em>alleati</em>. Secondo me non è così: sono solo <em>complici</em>. Noi sappiamo che Firefox ha conquistato importanti quote di mercato, ma è fermo ad un 20%. E&#8217; un&#8217;alternativa a Internet Explorer, ma le masse usano quello che trovano, in questo caso appunto IE. Microsoft ha ucciso Netscape durante la Browser War I proprio perché ha usato la sua supremazia come quasi-monopolista di sistemi operativi per spingere IE. Google sta facendo lo stesso: usa la sua supremazia come quasi-monopolista del web per spingere il suo browser. Quindi IE:Sistema Operativo=Chrome:Internet. Sembrerebbe avere ragione Mozilla: Chrome è destinato alle masse. Al momento lo scenario più plausibile sembrerebbe un Firefox che continua a crescere in modo sostenuto (soprattutto fra mac e linux users) e Chrome che si pappa quote principalmente da IE.</p>
<p style="text-align: justify">Chrome non è stato lanciato che a Settembre. Ben due mesi e mezzo dopo che il rilascio di Firefox 3 ha registrato un guinness. Però il punto debole di Firefox e dei browser plugin-based è quello dell&#8217;aggiornamento dei plugins. Chrome ha colpito, non troppo duramente ma ha colpito: in questi mesi l&#8217;abitudine al nuovo Firefox fra gli utenti non è ancora consolidata. E&#8217; un buon momento per piazzare l&#8217;invito all&#8217;esplorazione di un nuovo browser. Ma ha ragione Mozilla: <em>a Google non interessa competere con FireFox, ma eliminare IE</em>. E allora cosa c&#8217;é di meglio di giocare in due contro uno? Sa molto di seconda guerra mondiale: un forte giocatore fresco che entra in partita quando chi vince è mentalmente stanco e con poche idee, gli equilibri ne risultano necessarimente mutati.</p>
<p style="text-align: justify">E dopo? Chrome crescerà presto e senza problemi, ma difficilmente prenderà molto spazio a Firefox, che ha un forte valore aggiunto nei suoi plugins. Sicuramente però sottrarrà significative quote a Internet Explorer, essendo più veloce e funzionale oltre che attraente. Una volta ridotto in misera IE con l&#8217;aiuto di Firefox, che nei prossimi due anni prenderà come minimo un altro 10% di mercato (ma andando proprio male), Chrome sarà in massimo 4 anni il browser più usato. Se Firefox si è preso il 20% del mercato in 4 anni, Chrome <a href="http://www.techcrunch.com/2008/09/03/lehman-googles-chrome-can-catch-up-to-firefox-in-two-years/" target="_blank">si stima possa fare lo stesso in 2</a>. Vuol dire che fra 3 anni IE potrebbe essere la minoranza di un mercato, controllato da Firefox e Chrome. E a quel punto, per diventare primo assoluto a Chrome basterà non rinnovare (o ridurre) i finanziamenti per Firefox (nel 2006 l&#8217;85% dei soldi di Mozilla, ricordiamolo), oppure più realisticamente dettare comunque gli standard del web che verrà, controllando di fatto lo sviluppo dei due maggiori browsers.</p>
<p style="text-align: justify">Sarà qualcosa come la scena iniziale di Batman The Dark Knight: <em>un gioco a somma zero in cui i complici sono solo delle pedine da eliminare una volta finito di usarle</em>. Chrome non può vincere una guerra del tutti contro tutti, e per schiacciare velocemente IE ha bisogno dell&#8217;aiuto (in termini di pressione su IE) di Firefox. Quest&#8217;ultimo è il miglior complice perché finito il lavoretto Google può farne quello che crede.</p>
<p style="text-align: justify">Per approfondire su Chrome (Video): <a href="http://www.youtube.com/watch?v=1d1_ool4r7s" target="_blank">Presentazione ufficiale</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Lh8vZ3t2gh0" target="_blank">Breve Introduzione Sottotitolata</a>.</p>
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		<title>Strategia di Aggregazione per Nanopublishing &#8211; Parte 3</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 06:07:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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<p style="text-align: justify">Foto (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/duchamp/" target="_blank">Duchamp</a></p>
<p style="text-align: justify">Ultima parte del dossier sui nanopublisher e la funzione di aggregazione dei contenuti.<span id="more-104"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Newspage</h3>
<p style="text-align: justify">La vera alternativa al blog in homepage è una newspage. La newspage è propria delle webzine di solito cioé del tentativo di traslare un newspaper/magazine sul web. E&#8217; importante capire che questo spesso è associato ad una determinata prospettiva dell&#8217;editoria online, una prospettiva fortemente radicata nell&#8217;esperienza dell&#8217;editoria tradizionale. Ad utilizzare la newspage è (manco a dirlo) <a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com/" target="_blank">Nova100</a>. Che ne fa addirittura la prima strategia di aggregazione. In linea con quanto rilevato finora sull&#8217;incapacità di scegliere una linea, la newspage calza a pennello perché sta lì intabellando i contenuti per coordinate diverse (tempo, categoria, origine). Un po&#8217; meno retrò ma sempre abbastanza &#8220;grigliato&#8221; è il layout di <a href="http://www.eblog-network.com/" target="_blank">eBlog Network Magazine</a>. Infine quello che mi sembra il più gradevole (e ragionato) esempio di newspage è <a href="http://communicagroup.libero.it/" target="_blank">Communica Group</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Perché secondo me non va la newspage. Se è vero che è il metodo che in partenza più si avvicina di più alla sintesi di più metodi di aggregazione, è anche vero che ci troviamo (pure qui) innanzi ad un&#8217;idea vecchia. Le newspage sono la prima cosa che internet ha visto a livello di editoria online. I megaportaloni ne sono i nipoti. Lo stile tabellare/a blocchi e l&#8217;inevitabile riempimento che diventa intasamento, rendono questa opzione poco accattivante. E soprattutto troppo simile ai giornali on line, generando spesso confusione nell&#8217;utente medio (la massa del web).</p>
<h3 style="text-align: justify">I miei consigli</h3>
<p style="text-align: justify">Ok, fin qui una simpatica lettura. Ma andiamo al sodo, eccoti i miei consigli per la realizzazione di una efficace aggregazione:</p>
<p style="text-align: justify">1. <strong>Grafica originale e accativante ma parallela ai contenuti</strong>: la grafica al Webdesigner e i contenuti al Web Content Manager, ma devono lavorare alla stessa scrivania. La grafica deve stare ai contenuti come un abito confezionato su misura. Niente roba da negozio. Solo cose originali e funzionali alla tua idea di sviluppo e presentazione dei contenuti. Sono i contenuti e la strategia di distribuzione/aggregazione relativa a dettare legge, non l&#8217;estetica. L&#8217;estetica senza funzionalità è come uno splendido Valentino disegnato per Kate Moss ma messo addosso a Platinette.</p>
<p style="text-align: justify">2. <strong>Accessibilità e velocità, la soluzione più semplice è spesso la migliore</strong>: ricorda che tanto quanto quello che si vede (la grafica) conta quello che non si vede (il codice). Trova Web Developer in grado di integrare grafica e codice garantendo velocità e accessibilità. In questo senso pensa che la soluzione più semplice è spesso la migliore.</p>
<p style="text-align: justify">3. <strong>Blog = Blogger</strong>: non scimmiottare i giornali. Un blog network è fatto di blog e blog significa essenzialmente blogger. Questo vuol dire che quando aggreghi la tua offerta, oltre al nome del blog mettici la faccia del blogger. Il blogger non è un ingranaggio della tua macchina, ma la tua macchina, senza di lui vai a piedi.</p>
<p style="text-align: justify">4. <strong>Lascia perdere la blogtegory</strong>: inventare nomi di blog che contengano il tema del blog è controproducente. Quello che acquisisci in immediatezza nella comunicazione lo perdi in originalità e carattere. Quanti blog di calcio con nomi originali pensi si possano creare con questo metodo? Esattamente come nella vita reale, se hai un nome originale la gente si ricorderà più facilmente di te. Se bene o male dipenderà dal tuo carattere, così come per il tuo blog dai suoi contenuti. Anche se hai buoni contenuti e tieni un nome come tanti, sarai solo uno fra tanti.</p>
<p style="text-align: justify">5. <strong>Il deserto è fatto da granelli</strong>: stai sempre attento ai dettagli. Le grandi cose sono meno importanti. La priorità è fare benissimo quello che si fa già. Non sbavare, non lasciare imperfezioni nella grafica o nei meccanismi di pubblicazione, ottimizza e migliorati sempre. Goccia dopo goccia costruirai il tuo oceano.</p>
<p style="text-align: justify">6. <strong>Chi segue qualcuno non arriverà mai primo</strong>: l&#8217;eccellenza non si ottiene copiando gli altri. Ma questo non vuol dire non riconoscerne i successi. Sforzati di fare meglio dei tuoi concorrenti per le cose che fate entrambi, ma cambia sempre terreno di confronto, inventa, stupisci, sperimenta. Trova nuove strade e nuovi terreni di competizione. La Repubblica ha battuto il Corriere on line perché ha creduto nel nuovo ed ha investito. Il Corriere ha perso perché per recuperare si è limitato a copiare.</p>
<p style="text-align: justify">7. <strong>Chi semina chiacchere anche se è un bravo agricoltore, mangerà chiacchere</strong>: se vuoi fare del nanopublishing il tuo business dovrai piantare. Denaro. E&#8217; qualcosa che non devi dimenticare. Compra la competenza delle persone giuste e stai sempre pronto a valorizzare le risorse giuste. Perché oltre ai semi ti servono anche dei bravi contadini se vuoi ottenere da ogni seme molti più semi.</p>
<p style="text-align: justify">8. <strong>Il segreto</strong>: il segreto è uno, strategia. Anche se hai acquistato i migliori talenti non vai da nessuna parte senza strategia. Lo stratega è l&#8217;allenatore del gruppo, anche una squadra di campionissimi non va da nessuna parte senza un allenatore all&#8217;altezza. Ricordati sempre che il web è giovane e avere nel team elementi giovani è solo un vantaggio. Machiavelli scriveva che il buon governo è fatto da leoni e volpi, audacia ed esperienza. Il giusto mix. Il segreto sta nell&#8217;armonia e l&#8217;armonia come ogni bilanciamento è una scelta. Strategica. A questo ti serve lo stratega. A scegliere su cosa investire per crescere.</p>
<p style="text-align: justify">Da queste considerazioni nasce l&#8217;<a href="http://www.bloglist.it" target="_blank">homepage di BlogList.it</a>, sicuramente differente rispetto a tutte quelle che avete fin qui visto.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/08/la_funzione_di_aggregazione_dei_conte_.pdf">Dossier Completo in PDF</a></p>
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		<title>Strategia di Aggregazione per Nanopublishing &#8211; Parte 2</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2008 06:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Content Management]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Case Study]]></category>
		<category><![CDATA[Nanopublishing]]></category>

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<p style="text-align: justify">Foto (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/consumerist/" target="_blank">The Consumerist</a></p>
<p style="text-align: justify">Secondo appuntamento con la strategia di aggregazione per nanopublishing. <span id="more-102"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Feed</h3>
<p style="text-align: justify">Il metodo più semplice di aggregazione, o meglio il più immediato, è quello di creare un mega feed del network che è la somma di tutti i feed dei singoli blog (del network). Sostanzialmente si usa un criterio <em>cronologico</em> per aggregare i contenuti (ordinandoli dal più recente al più vecchio). Un esempio è la home di <a href="http://blogs.simplicissimus.it/" target="_blank">Simplicissimus Blog Farm</a>, che come ho ribadito più volte è l&#8217;unica cosa che non mi piace di quel network (ma che stanno infatti aggiustando).</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente si tratta di una aggregazione di poco più efficace rispetto a quella che presenta solo i nomi dei blog. E si potrebbero fare considerazioni analoghe. Per questo si tenta di ottimizzare ancora presentando il feed in maniera più strutturata, accoppiandolo altri criteri, come fa <a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com/" target="_blank">Nova100</a>. Il fallimento di quest&#8217;ultimo è come ho detto sopra, legato al suo &#8220;appiccicare&#8221; aggregazioni diverse senza una reale coerenza/cura (sembra quasi che nel dubbio della scelta fra strategie diverse si sia deciso di implementarle tutte. Che equivale a non implementarne nessuna).</p>
<p style="text-align: justify">La perfezione nella gestione di un semplice feed generale di tutto il network la raggiungono <a href="http://www.soloblog.it/" target="_blank">Soloblog</a> e <a href="http://www.oneblog.it/network-post/" target="_blank">Oneblog</a> (ma non nella home), che implementano una pagina di feed che oltre a ordinare i contenuti cronologicamente, li segmenta anche per <em>blogtegory</em>, cioé per nome del blog che è anche il nome di una categoria (tipo &#8220;oneMarketing&#8221; o &#8220;soloCalcio&#8221;). Lo stile essenziale e d&#8217;impatto della pagina è molto interessante e resta a mio avviso il modo migliore per gestire una <em>feedpage</em>. Mi pare giusto a margine tributare i giusti onori all&#8217; &#8220;inventore&#8221; del metodo e del concept, <a href="http://www.serialblogger.com.ar/autor" target="_blank">Diego F Gonzalez</a> che ha creato <a href="http://e.leven.com.ar/11feeds/">11Feeds</a> rilasciandolo in open source per tutti coloro che lo volessero utilizzare, e sono in tanti a farlo (quasi tutti senza citare la paternità di Gonzalez).</p>
<p style="text-align: justify">Un altro modo di presentare il gigantesco feed generale del network è quello di farne un blog. Avete capito bene. La homepage vi accoglie con un blog. Un blog che riporta tutti gli articoli di tutto il network. Ovviamente si tratta di un blog che &#8220;legge&#8221; questa specie di megafeed generale o comunque ha l&#8217;effetto equivalente. L&#8217;esempio è la home di <a href="http://blogsociale.it/" target="_blank">Blog Sociale</a>, dove potete vedere addirittura i FeedFlare di feedburner alla fine di ogni post. Segno chiaro che è un copia-incolla del feed. <a href="http://www.investireoggi.it/blog/" target="_blank">Investire Oggi</a> fa qualcosa di meno rudimentale, <a href="http://blogolandia.it/" target="_blank">Blogolandia</a> supera senza dubbio gli esempi fin qui descritti come <a href="http://www.blogspla.net/">Blogspla.net</a>, entrambi scelgono la via della semplicità e del layout tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify">Questo metodo di aggregazione in sé non è male. Perché permette di utilizzare oltre al criterio della segmentazione <em>temporale/categoria</em> del feed, anche altre vie come quella del <em>blog</em>, del <em>tag</em>, della <em>relevance. </em>Il punto debole è che spesso viene implementato in modo da creare un blog che abbia lo stesso layout e caratteristiche dei singoli blog del network. Davvero poco originale. In questo senso quindi meritano l&#8217;eccellenza le pagine create da <a href="http://www.kerojam.it/" target="_blank">Kerojam</a> e <a href="http://news.blogo.it/" target="_blank">Blogo</a> (di quest&#8217;ultimo non parliamo della homepage). Entrambi creano una <em>feedpage</em> ma reinterpretandola, aggiungendo altri elementi rispetto a quelli di 11Feed e impacchettando tutto in un layout simil-blog (Kerojam) e simil-newspage (Blogo). 110 e lode. Un&#8217;idea stupenda e ottimamente implementata. Per cui mi stupisce che Blogo non faccia di questa pagina la sua homepage.</p>
<p style="text-align: justify">Dalla prospettiva diametralmente opposta un ottimo esempio di cosa non fare quando si pensa ad un blog in homepage (che raccolga tutti i contenuti del network), quello è <a href="http://blogosfere.it/" target="_blank">Blogosfere</a>. Al di là della grafica precaria e della struttura confusionaria, l&#8217;idea di partenza non era male. Invece di utilizzare un blog collegato ad un mega feed dei contenuti del network, sulla homepage di Blogosfere trovate un blog che parla si dei contenuti del network, ma lo fa fare a dei redattori che riprendono, aggregano e propongono. Mi sembra un&#8217;ottima idea. Peccato però che sia implementata male, commenttendo un errore madornale: la duplicazione del post. Infatti il prodotto è che si parla dello stesso argomento due volte: nel blog di aggregazione della homepage, e nel singolo blog del network. Cambiano le parole, ma la discussione è la stessa. L&#8217;errore sta nel consentire agli utenti di potere commentare i due post: si sdoppia a priori la discussione, uccidendola. Gli altri esempi di cui sopra infatti rimandano al singolo blog del network per far commentare gli utenti. E&#8217; la cosa più sensata. Ecco un esempio dell&#8217;errore: <a href="http://blogosfere.it/2008/08/dalle-suffragette-a-womens-voices-women-vote-un-appello-alle-donne-americane-per-andare-a-votare.html" target="_blank">post sulla homepage</a> e <a href="http://mondodonna.blogosfere.it/2008/08/appello-alle-donne-americane-perche-vadano-a-votare.html" target="_blank">post sul singolo blog</a>. Va un po&#8217; meglio con <a href="http://blogosfere.it/mappa/" target="_blank">l&#8217;archivio del network</a>, che però è davvero rudimentale.</p>
<h3 style="text-align: justify">Blog Ufficiale</h3>
<p style="text-align: justify">Il secondo metodo di aggregazione più utilizzato dopo quello del feed generale presentato come un blog, è quello del <em>blog ufficiale (blogpage)</em>. In homepage si presenta il blog che parla della piattaforma. La necessità di mettere un blog in homepage, che sia un aggregatore dei contenuti del network o che parli della piattaforma, è spesso motivata dalla struttura dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Content_management_system">CMS</a> utilizzati. <a href="http://mu.wordpress.org/" target="_blank">WordPress MU</a> o <a href="http://www.typepad.com/" target="_blank">Typepad</a> gestiscono tutti i blog e ti consentono di selezionare uno di essi per la home. Quindi una homepage differente significa agire sulla piattaforma e programmare a mano.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.oneblog.it" target="_blank">Oneblog</a> e <a href="http://www.blogo.it">Blogo</a> mettono in homepage il blog ufficiale, nonostante entrambi abbiano una bella pagina di aggregazione dei contenuti. Lo stesso fanno <a href="http://www.isayblog.com/" target="_blank">IsayBlog!</a>, <a href="http://www.nanopress.it/" target="_blank">Nanopress</a>, <a href="http://www.blogcenter.net/" target="_blank">Blogcenter</a>, <a href="http://www.glocalnetwork.net/" target="_blank">Glocalnetwork</a> e <a href="http://blognetwork.it/" target="_blank">BlogNetWork</a>. In generale valgono le considerazioni fatte sopra: al di là della gradevolezza o meno dell&#8217;implementazione dell&#8217;idea, l&#8217;idea di per sé non è molto originale né funzionale. E&#8217; chiaro che fra un IsayBlog! e un Nanopress c&#8217;é l&#8217;abisso, ma alla fine anche la realizzazione migliore non può che superare di poco la sufficienza. Qui è l&#8217;idea che è stantia, già in partenza. Certo non bisogna comunque tralasciare l&#8217;aggregazione (che avviene a questo punto tutta sulla sidebar) come invece ha fatto BlogNetWork (interessante invece l&#8217;idea della <a href="http://blognetwork.it/sandbox/" target="_blank">Sandbox</a>). I metodi di Blogo e IsayBlog! per aggregare i blog nella sidebar sono senza dubbio i migliori (ma attenzione: solo da un certo numero di blog in poi ha senso aggregare come Blogo).</p>
<p style="text-align: justify">Continua Domani.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/08/la_funzione_di_aggregazione_dei_conte_.pdf">Dossier Completo in PDF</a></p>
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		<title>Strategia di Aggregazione per Nanopublishing &#8211; Parte 1</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 06:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Content Management]]></category>
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<p style="text-align: justify"><span style="font-size: x-small">Immagine (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/urban_data/" target="_blank">urban_data</a></span></p>
<p style="text-align: justify">Dopo aver mostraro come i principali blog network italiani <a href="http://webgarden.bloglist.it/2008/08/28/compariamo-le-homepage-di-aggregazione-dei-blog-network/" target="_blank">utilizzano la loro homepage di aggregazione</a>, non resta che tirare le somme. Come aggregare i propri contenuti su un blog network? Di seguito motiverò le mie scelte in termini di <em>best practice</em>.<span id="more-95"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Sul significato di Giusto o Sbagliato.</h3>
<p style="text-align: justify">La doverosa premessa è che nulla di quanto segue va letto in termini di giusto o sbagliato. In sé nulla è giusto o sbagliato. Il giudizio è infatti indistinguibile dalla <em>valutazione strategica</em>. Valutare strategicamente significa considerare le <em>risorse investite</em> (il punto di partenza), gli <em>obiettivi prefissati</em> (il punto di arrivo) e il <em>modo per arrivarci</em> (il collegamento fra i due). La strategia non è soltanto il modo di arrivare a qualcosa. Ma è l&#8217;<em>intero contesto</em>. <em>Valutare strategicamente cosa è giusto o sbagliato non può prescindere dalla conoscenza delle risorse a disposizione e degli obiettivi che si intendono perseguire</em>. Dato che non posso conoscere questi due parametri per 20 blog network, di seguito giudicherò le cose ipotizzando gli obiettivi. Le risorse di partenza saranno un po&#8217; la variabile dipendente del discorso.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; chiaro che la funzione di aggregazione dei contenuti è fondamentale per il destino di un blog network. Perché è il suo più grosso valore aggiunto. E quindi la strategia di aggregazione dei contenuti è il nodo di Gordio del nanopublisher.</p>
<h3 style="text-align: justify">Quando niente&#8230;</h3>
<p style="text-align: justify">Il primo caso è quello che vede come protagonisti <a href="http://www.blognation.it/" target="_blank">BlogNation</a> e <a href="http://www.blogoitalia.it/" target="_blank">Blogoitalia</a>. In entrambi i casi si è scelto di <strong>non aggregare alcun contenuto</strong>. I due network sono sprovvisti della forma di aggregazione in homepage. L&#8217;aggregazione che operano è blanda e riguarda i blog più che i contenuti. Così BlogNation ci propone in home l&#8217;elenco dei suoi blog, mentre Blogoitalia si prensenta con uno dei suoi blog in home, che presenta i link anche agli altri.</p>
<p style="text-align: justify">Nel caso di BlogNation la scelta è compatibile con l&#8217;attività di estremamente basso profilo del network, che è molto discreto. Lo scopo principale infatti non sembra essere quello economico ma solo di fare gruppo attorno alla generazione di pionieri della blogosfera italiana. BlogNation è più una questione di status che di moneta. Blogoitalia invece sembra non essere andata al di là dell&#8217;installazione di WordPress MU, che mette di default nella homepage del network il primo blog creato (ma già dalla scelta del nome si intuisce come la strategia del network non sia l&#8217;originalità).</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente credo che sia <strong>un errore sottovalutare la funzione dell&#8217;aggregazione</strong>. Che sia o meno spinto il fine commerciale del network, lo scopo primario della homepage resta sempre lo stesso: presentare l&#8217;offerta editoriale. In questo senso un mero elenco dei blog, anche se originale come quello di BlogNation, getta alle ortiche la possibilità di ottimizzare ulteriormente in senso paretiano: se non possiamo conoscere (ma solo ipotizzare) i gusti e le preferenze dei lettori, così eterogenei come insieme, la strategia che massimizza la presentazione della home è quella di utilizzare più criteri di aggregazione possibile, evitando di intercettare solo il gusto di <em>alcuni</em>.</p>
<h3 style="text-align: justify">&#8230;e quando troppo!</h3>
<p style="text-align: justify">La massimizzazione delle preferenze attraverso l&#8217;utilizzo di più criteri di aggregazione, ha <strong>due limiti principali</strong>. Il primo è l&#8217;<em>armonia</em>: tanti modi di aggregare devono coesistere con stile. Il secondo è l&#8217;<em>identità</em>. E&#8217; chiaro che come vedremo più avanti gli stili e i criteri di aggregazione non sono neutri, ma sposano una certa &#8220;ideologia&#8221; (o meglio &#8220;filosofia&#8221;) del blog network.</p>
<p style="text-align: justify">Una lezione che quelli di <a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com/">Nova100</a> dovrebbero ripetere come un mantra finché non la interiorizzano. Perché la loro home è l&#8217;esatto esempio di come un&#8217;idea buona se implementata male non solo non sortisce i benefici attesi, ma diventa addirittura dannosa. Da un lato perché la grafica è migliorabile di gran lunga e dall&#8217;altro perché la realizzazione mostra dei bug palesi segno di trascuratezza. Proprio questo è quello che comunica il network, nonostante non manchino i fondi né i fuoriclasse in squadra. Probabilmente a fare difetto è un allenatore/project manager preciso versato nell&#8217;arte del <em>team building</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Le idee ci sono tutti ma sono implementate male, malissimo: l&#8217;idea di una <em>tagpage</em> è stupenda, ma la sua realizzazione penosa, l&#8217;idea di aggregare per blogger è originale ma realizzata senza osare più di tanto, usando formule bollite (come la newspage).</p>
<h3 style="text-align: justify">Tag</h3>
<p style="text-align: justify">Generare una tag cloud a partire da tutti i tag del network non è cosa semplicissima. Ma è un&#8217;idea vincente per aggregare i contenuti, soprattutto in un network. Gli unici ad implementare questa idea in modo da dargli lo spazio che merita sono stati quelli di <a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com/" target="_blank">Nova100</a>, che però non hanno realizzato qualcosa all&#8217;altezza dell&#8217;idea.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Perché è importante una tag cloud?</strong> Perché partendo dal presupposto di un corretto utilizzo di Tag e Categorie, i tag sono gli unici in grado di misurare il <em>buzzing</em> di ogni singolo blog, fondendolo nel <em>buzzing</em> generale del network. Seguite il mio esempio: supponiamo di avere un blog network che abbia un blog dedicato al calcio ed uno alla moda. Supponiamo che nel primo si sia trattato nella categoria &#8220;allenatori&#8221; di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Mourinho" target="_blank">José Mourinho</a> all&#8217;Inter e nel secondo si sia parlato dello stesso Mourinho nella categoria &#8220;accessori moda&#8221; per il suo modo di indossare le sciarpe, ad esempio. Ebbene se aggrego per categoria i due articoli non troveranno alcun nesso (a maggior ragione se per macro-categorie &#8220;Moda&#8221; e &#8220;Calcio&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify">Se aggrego per tag (entrambi non possono che essere taggati &#8220;Mourinho&#8221;) invece ecco che i due articoli trovano aggregazione, offrendo al lettore un argomento da esplorare da diverse prospettive. Il buzzing si cattura con i tag. E sicome i tag si aggregano in nuvole (<em>clouds</em> appunto) abbiamo un indicatore grafico della densità del buzzing. Comunicare informazioni con indicatori grafici è molto più efficace e veloce che farlo testualmente: la tag cloud è efficace perché è (come) un&#8217;immagine.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Continua domani.</em></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/08/la_funzione_di_aggregazione_dei_conte_.pdf">Dossier Completo in PDF</a></p>
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		<title>Ha Senso Usare Twitter Per Promuovere i Tuoi Contenuti?</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 13:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
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		<category><![CDATA[Nanopublishing]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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<p align="justify">Immagine (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/carrotcreative/">carrotcreative</a></p>
<p align="justify">A cosa serve <a href="http://www.twitter.com">Twitter</a>? Una delle possibili risposte potrebbe essere &#8220;a promuovere i propri contenuti&#8221;. Cioé utilizzarlo come una directory di persone in cui ricavare un proprio spazio (community) di followers a cui evidenziare la propria attività online. <em>Funziona?</em> Di seguito la mia esperienza lavorando maturata con <a href="http://www.bloglist.it">BlogList.it</a><span id="more-39"></span></p>
<p align="justify">Le considerazioni che seguono sono affrontate a partire dai dati di Google Analytics, relativi ad un periodo di attività di 2 mesi circa (8 Maggio &#8211; 17 Luglio), per un account che copre l&#8217;attività dell&#8217;intero network (BlogList), quindi articoli eterogenei di 7 blog (al momento), con 122 followers.</p>
<h3 align="justify">Visite</h3>
<p align="justify">I primo dato da vedere è quello degli accessi. In totale nel periodo considerato twitter ha portato al network poco più di 200 visitatori. Cioé è come se quasi tutti i followers avessero cliccato almeno 1 volta in un mese su uno dei nostri link. La percentuale di visite provenienti da Twitter, rispetto alle visite di ogni singolo blog, non supera lo 1%, tranne nel caso del blog che stai leggendo adesso, WebGarden. La percentuale di visite da twitter a WebGarden è infatti ben il 2,15% del totale.Questi dati da soli dicono poco: perché non tutti i blog considerati sono attivi dallo stesso periodo, e non hanno quindi ordini di grandezza comparabili in termini di accessi. Tuttavia vale la pena di notare come su questo parametro il maggior numero di visite da twitter sia indirizzato verso WebGarden, <a href="http://madeinapple.bloglist.it">Made In Apple</a> e <a href="http://dietrolequinte.bloglist.it">Dietro Le Quinte</a>. L&#8217;ipotesi che avanzo è che ciò sia legato ai temi trattati da questi blog, che sono spesso temi correlati agli interessi degli utenti attivi di twitter.</p>
<h3 align="justify">Pagine/visita</h3>
<p align="justify">Il valore delle per visita è più basso della media del singolo blog in quasi tutti i casi. Questo significa che gli utenti che arrivano ai blog tramite twitter difficilmente si mettono poi a gironzolare per gli altri archivi. Si limitano al singolo articolo. Questo mi sembra consono anche alla natura stessa di twitter come media &#8220;veloce&#8221;. Questa tendenza è sconfessata solo nel caso di Made In Apple, dove addirittura le pagine per visita dei lettori provenienti da twitter sono (in valore) sopra la media del sito. Anche qui Webgarden e Dietro Le Quite seguono con il distacco minimo.</p>
<h3 align="justify">Bounce Rate</h3>
<p align="justify">La tendenza sembra essere confermata dall&#8217;analisi del bounce rate. Per gli utenti provenienti da twitter il bounce rate è superiore alla media del sito di poco per WebGarden e Dietro Le Quinte, addirittura inferiore alla media del sito per Made In Apple. Per gli altri blog il valore è alto sia in sé che rispetto alla media del sito. Questo conferma che di norma i lettori si limitano a dare un&#8217;occhiata all&#8217;articolo linkato su twitter e basta. 095 ha valori stabili di bounce rate che si discostano poco dalla media del sito.</p>
<h3 align="justify">Nuovi Visitatori</h3>
<p align="justify">Con riferimento ai nuovi visitatori la situazione è più eterogenea. Dei tre blog citati sopra, solo WebGarden ha uno scostamento significativo verso il basso delle nuove visite da twitter, rispetto alla media del sito (di nuove visite). Dietro Le Quinte e Made In Apple hanno invece valori quasi uguali alla media. Un valore bassissimo è quello di 095, che merita un discorso a parte in quanto urban blog (twitter permette adesso la segmentazione per location dei followers. Quindi è chiaro che soltanto una ristretta cerchia di followers è interessata alle notizie locali).</p>
<h3 align="justify">Conclusioni: serve twitter?</h3>
<p align="justify">Questa è una domanda sbagliata. Twitter è uno strumento, quindi la domanda non è se serve, ma a che condizioni può essere utile. Dai dati visti si evidenzia che:</p>
<p align="justify">1) Twitter può essere un ottimo strumento in generale per incrementare gli accessi al tuo blog se riesci a ritagliarti una nicchia di followers a cui interessano gli argomenti che tratti. Se non segmenti la nicchia di followers, sembra che i temi che vanno per la maggiore siano quelli legati ad internet ed alla tecnologia (al momento gli utenti di twitter sono quasi tutti interessati a questi temi, dato che coinvolgono in senso lato l&#8217;esperienza con il medium internet).</p>
<p align="justify">2) Twitter è senza dubbio un ottimo strumento per portare nuovi lettori sul tuo blog. E&#8217; adatto a diffondere il tuo nome/marchio. A fare pubblicità in generale insomma, esattamente massimizzando la visibilità, come fanno in genere i Social Network. Come strumento di fidelizzazione può essere utile (come dimostra WebGarden) solo se rispetti la condizione 1.</p>
<h3 align="justify">I Miei Consigli</h3>
<p align="justify">1) Non usare quei servizi standard di pinging automatico che creano twit a partire dai post che scrivi. Quello è un aggiornamento sterile che non serve a nessuno. Scrivi sempre da te le tue notizie, selezionando solo gli argomenti di reale interesse. E&#8217; faticoso ma paga. Gli automatismi uccidono il social.</p>
<p align="justify">2) Traccia sempre la tua attività ed analizza, analizza, analizza. Controlla a quanti cliccano sui tuoi link, a che orari vieni letto di più. A questo fine esiste Tweetburner. Trovo sia un servizio grandioso, a livello di idea, ma penoso a livello di realizzazione. Le statistiche sono il minimo possibile e neppure granché dettagliate. Ma sempre meglio di nulla. Per il periodo considerato Tweetburner mi dice che ho condiviso 149 URLs che hanno totalizzato 1704 clicks. Una piccola parentesi: i dati di Tweetburner sono molto differenti da quelli di Google Analytics. In particolare secondo TB dovrei avere avuto molti più accessi di quelli segnalati da G. Misteri della tecnologia. Inoltre, una brutta caratteristica di TB è che non considera gli URL condivisi se ricevono 0 click. Il che sballa le statistiche, non di poco. Ma ripeto: sempre meglio di nulla.</p>
<p align="justify">3) Il fondamento del social è che difficilmente puoi separare quello che comunichi da quello che sei. Se imposti la tua attività in modo tradizionale (come un mero servizio di update) stai ponendo forti limiti a priori alla resa della tua attività.</p>
<p align="justify">4) Sii continuo (ma non eccessivo) e allarga costantemente la tua cerchia di followers.</p>
<p align="justify">L&#8217;utilizzo di twitter da parte dei media tradizionali è a dir poco inutile, perché spesso molto occasionale. I nanopublishers italiani sono molto indietro sul tema, almeno in media perché <a href="http://www.blogosfere.it">Blogosfere</a> e <a href="http://blogs.simplicissimus.it/">Simplicissimus</a> hanno (esattamente come noi) dei servizi di update, ma solo Blogosfere lo usa per evidenziare gli articoli, ed in modo molto frammentato (Simplicissimus per scelta utilizza l&#8217;account twitter per novità che riguardano il network, non tanto per i contenuti).</p>
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		<title>I Blog Network Italiani &#8211; Parte IV</title>
		<link>http://webstrategist.it/social-media-social-network/i-blog-network-italiani-parte-iv/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 23:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Case Study]]></category>

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<h3 align="justify">Quanto vale un singolo blog del network?</h3>
<p align="justify">Aggregando le due dimensioni sopra riportate (personalizzazione/tematicità e federazione/confederazione) troviamo un indice che misura la sostituibilità del singolo blog del network. L&#8217;idea è quella di misurare l&#8217;importanza del singolo blog del network in relazione al suo potere contrattuale rispetto al network stesso. Ovviamente il potere contrattuale di un blog rispetto al network non è l&#8217;unico parametro per misurare il valore di un singolo blog. Inoltre esso dipende da un lato da altri parametri non considerati (accessi, strategicità rispetto ai piani editoriali e di business, ecc.) dall&#8217;altro da un parametro soggettivo che concerne la capacità di esercitare il (e quindi di essere consapevoli del) proprio peso contrattuale. La misura che andiamo a vedere noi riguarda piuttosto un indice di sostituibilità del singolo blog che fotografa una sorta di condizione media di partenza. Ciò vuol dire che ad esempio mediamente un blog (indipendentemente quindi dal tema trattato o dall&#8217;autore) è più sostituibile (e quindi meno indipendente) sul network A piuttosto che sul network B.</p>
<p><img src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/06/img31.png" alt="img31.png" /></p>
<p align="justify">Incrociando le dimensioni si ottiene il grafico sopra. La prima cosa che si nota è un intero quadrante vuoto. Questo ci dice che il modello di blog tematico inserito in un contesto confederativo non è utilizzato da nessuno dei blog network. Viceversa il modello blog tematico in un contesto federativo è il più utilizzato. Segue l&#8217;ibrido di un blog a forte personalizzazione in un contesto federativo e l&#8217;opzione minoritaria di un blog a forte personalizzazione in un contesto confederativo. La bisettrice del centro indica il continuum della sostituibilità: l&#8217;estremo di minima sostituibilità si avrà ovviamente nel caso di un blog a forte personalizzazione in un contesto confederativo, ed il massimo di sostituibilità si avrà nel caso opposto di un blog a forte tematicità in un contesto spiccatamente federativo. Tracciando le perpendicolari alla bisettrice che passano per le coordinate dei punti rappresentativi delle posizioni dei BN, avremo una sorta di classifica della sostituibilità.</p>
<p align="justify">I BN risultano così ordinati (da quello con il blog meno sostituibile a quello con il blog più sostituibile): Simplicissimus e Blog Nation vicini al minimo grado di sostituibilità; Nova 100 e Bloglist Prossimi allo 0, cioé con un grado di sostituibilità intermedio; Communica Group, Blogcenter, ISay, Oneblog e Blogo (questi ultimi due sempre insieme, sono molto simili per modello) con un livello alto di sostituibilità; ed infine Blogolandia, Soloblog e Blogosfere con il massimo grado di sostituibilità. Il continuum della sostituibilità che va da Simplicissimus a Blogosfere è comunque una misura media. Come ho ricordato sopra non è la misura della reale sostituibilità del singolo blog, perché una simile valutazione non potrebbe prescindere dalle caratteristiche peculiari del blog, quindi non è possibile un discorso generico. La sostituibilità qui presentata è più un indicatore medio che misura la soglia media di sostituibilità di partenza dei singoli blog dei network considerati.</p>
<p align="justify">In questo senso ci mostra come la maggior parte dei blog network, quelli degli ultimi due gruppi citati, sembrino adottare un modello di gestione vicino a quello delle logiche editoriali tradizionali degli old media. I singoli blog del network vengono concepiti come parti di un progetto editoriale che lascia molto potere decisionale nelle mani del network. Questo se da un lato aiuta il network ad adottare politiche di crescita efficaci, dall&#8217;altro espone i blog network alle stesse potenziali malattie dell&#8217;editoria tradizionale, in particolare le ingerenze pubblicitarie veicolate attraverso la forte sproporzione di partenza fra singolo blog e il network (che ricalca quella fra autore ed editore degli old media). Un network a forte sostituibilità è strutturato in partenza (nella pratica ripeto, va considerato caso per caso) per ingerire sull&#8217;attività dei singoli blog. Perché ha un forte potere contrattuale legato al fatto che può permettersi di fare a meno del singolo blogger, che quindi può potenzialmente trovarsi a dover scegliere fra adeguarsi o cessare l&#8217;attività.</p>
<p align="justify">Ovviamente si tratta di considerazioni strutturali e generiche: i BN sono fatti di persone, e le persone scelgono e discutono. La potenzialità non si traduce per forza in atto. Un editore sceglie come gestire e se ingerire. Il punto però è che il blog network pur portando con sé la promessa di un nuovo modello editoriale, di fatto nella maggioranza dei casi, replica sul web modelli editoriali che puntualmente nel corso del proprio sviluppo hanno presentato quei problemi da cui il blog network vorrebbe considerarsi immune. Questo mi sembra significativo. Che poi la potenzialità del pericolo non si traduca in atto, ce lo auguriamo tutti. Ma è pur vero che senza bisogno di citare il famoso esempio del fiume in piena di Machiavelli, sono d&#8217;accordo con lui quando sostiene che solo l&#8217;ingegno dispiegato a tempo debito può contrastare le fluttuazioni della sorte. Le persone vanno e vengono, le strutture di solito sono più longeve, impostarle in un dato modo dalle fondamenta è necessario se si vuole davvero impedire che sorgano i tradizionali vizi strutturali. Quindi mi sento di concludere che senz’altro i blog network sono inflazionati. Eppure c’è ancora spazio per fare veramente nuovi blog network.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Ultima parte. <a href="http://www.mushin.it/IBlogNetworkItaliani.pdf">Puoi scaricare l&#8217;intero dossier da qui</a></p>
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		<title>I Blog Network Italiani &#8211; Parte III</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 23:24:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Terza e penultima puntata del dossier sui blog network italiani. Tema di oggi: modello federativo e modello confederativo.<span id="more-21"></span></p>
<p align="justify"><strong>Tipo di legame: Modello Federativo vs. Modello Confederativo</strong><br />
Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Una proposizione che è vera sia in filosofia che nelle scienze, che in ogni altro campo epistemologico (con qualche eccezione in campo religioso). Partendo da questo non deve sorprendere come una letteratura vasta e antica come quella sul federalismo, possa aiutarci a guardare la realtà dei BN. Saint-Simon, Kant, Montesquieu, Hamilton possono fornire utili strumenti all&#8217;analisi del tipo di legame esistente fra i blog di un network.</p>
<p>Il continuum stavolta vede ad un estremo il modello federativo e all&#8217;altro il modello confederativo. Nel primo caso i blog parte del network sono poco autonomi, nel senso che il network esercita in maniera esclusiva alcune funzioni (ad esempio la raccolta pubblicitaria o i contatti) ed ha un forte peso nella scelta dei blog da aprire, nello stile editoriale o nella grafica. Nel secondo caso, modello confederativo, i blog del network mantengono una maggiore autonomia. Il network ha funzione perlopiù di coordinamento e aggregazione dei contenuti. Non entra nel merito dello stile, spesso allarga il network per cooptazione di blog preesistenti, i contatti e la pubblicità possono essere gestiti in modo autonomo dai singoli blogger.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p><img src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/06/img2.png" alt="img2.png" /></p>
<p align="justify">Rispetto a questo continuum troviamo che la maggior parte dei BN si colloca verso il polo del modello federativo. Dalla posizione di 0 (dove non troviamo nessuno perché i due modelli tendono ad essere reciprocamente alternativi) andando verso il polo del modello federativo troviamo nell&#8217;ordine: Bloglist, un gruppo formato da ISay, Communica Group e Blogcenter, ed infine all&#8217;estremo una folta pattuglia composta da: Oneblog, Blogo, Nova, Blogolandia, Soloblog e Blogosfere. Quasi tutti i BN stanno dunque dentro questo braccio del continuum.<br />
Dall&#8217;altro lato soltanto Blog Nation e molto distante (diametralmente opposto rispetto alla pattuglia che occupa l&#8217;estremità federativa) troviamo Simplicissimus.<br />
Anche questa situazione come la precedente da&#8217; soltanto uno spaccato di come stanno le cose. Riferimenti circa l&#8217;opportunità e l&#8217;efficiacia degli approcci stessi sono impossibili per le considerazioni avanzate sopra (vedi la parte su personalizzazione/tematicità). Quello che però possiamo notare è che la quasi totalità dei BN, tra cui i più grossi in termini di accessi, optano per un modello federativo. La spiegazione è intuitiva: essendo strutturati come vere e proprie attività commerciali, questi BN vedono un forte ruolo del network rispetto ai singoli blog. Questo forte ruolo si traduce nella pratica in un modello che lascia meno autonomia ai singoli blog.</p>
<p>&gt;&gt;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-CONTINUA IL 29/06/08&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;&gt;&gt;</p>
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		<title>I Blog Network Italiani &#8211; Parte II</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 23:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Case Study]]></category>

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		<description><![CDATA[Seconda parte del dossier sui blog network italiani: personalizzazione vs. tematicità &#160; Personalizzazione vs. Tematicità Una delle possibili categorizzazioni dei blog è la bipartizione Autore/Tema. Ci sono blog il cui punto principale è l&#8217;autore. Pensiamo ai blog personali: tanti argomenti disparati non soltanto personali, il cui comune denominatore è l&#8217;autore, la persona che navigando sul [...]<div class='yarpp-related-rss'>

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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Seconda parte del dossier sui blog network italiani: personalizzazione vs. tematicità<span id="more-19"></span></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><strong>Personalizzazione vs. Tematicità</strong><br />
Una delle possibili categorizzazioni dei blog è la bipartizione Autore/Tema. Ci sono blog il cui punto principale è l&#8217;autore. Pensiamo ai blog personali: tanti argomenti disparati non soltanto personali, il cui comune denominatore è l&#8217;autore, la persona che navigando sul web riporta e riflette, in ultima analisi si esprime. Il secondo estremo dello spettro è la tematicità. Blog i cui contenuti rientrano strettamente in un dato (e dichiarato) ambito. In realtà si tratta &#8211; come tutte le categorizzazioni &#8211; di generalizzazioni: nella realtà è spesso inscindibile il nesso fra tematicità e personalizzazione del blog, lo stesso tema trattato da due blogger differenti assume connotazioni radicalmente diverse.<br />
In questa fase dello studio valuterò gli equilibri peculiari del mix autore-tema che ogni blog network ha scelto di porre in essere sui propri blog. I parametri che ho osservato sono: a) l&#8217;indicazione esplicita dell&#8217;autore, b) Presenza di più autori (dichiarati), c) un autore associato a più blog, d) tematicità del blog, e) criterio di categorizzazione dei blog del network, f) presenza di una pagina di informazioni sull&#8217;autore.</p>
<p align="justify">Per ogni parametro si è valutato a partire dalle informazioni pubbliche. E&#8217; così possibile ad esempio che blog dichiaratamente con un solo autore abbiano in realtà dietro più autori (ci troveremo nel caso del ricorso a ghost writer).La tematicità del blog si desume spesso dal nome stesso del blog e comunque dalle sue categorie. Il criterio di categorizzazione dei blog è desumibile dalle barre di aggregazione del network eventualmente presenti sui singoli blog. Per ciascuno dei parametri ho attribuito un punteggio di -1 se complessivamente il risultato pendeva verso la personalizzazione, +1 se verso la tematicità, 0 per le situazioni intermedie. Quindi, lo spettro che segue è uno spettro indicativo e di massima. Ma adatto allo scopo.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p><img src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/06/img1.png" alt="IMG1" /></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Dall&#8217;analisi della prima dimensione (fig.1) vediamo immediatamente che il braccio della tematicità è più corto. Questo è spiegabile secondo me considerando la natura stessa del blog. Questo è infatti uno strumento che necessariamente è costruito attorno alla persona o alle persone che scrivono. Il ruolo del blogger può essere mitigato e molto compresso (attraverso il ricorso al multiautore o ai ghost writer) eppure il blog si presta per natura più all&#8217;esasperazione della personalizzazione (infatti il braccio relativo a questa è più lungo) che alla tematicità, che nella sua versione massima è considerata come tendente alla spersonalizzazione del blog.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Pur non entrando nel dettaglio dei criteri e delle dimensioni analizzate, la comparazione resta fedele circa la fotografia delle posizioni dei BN reciproche. In altre parole lo scopo della comparazione non è quello di attribuire un valore assoluto ad ogni network in relazione ad una scala di parametri. I voti attribuiti sono serviti solo a costruire un impianto relativo in cui osservare la posizione di un network rispetto agli altri. In questo senso vediamo che al punto 0, in cui il mix tematicità/personalizzazione è 50-50, si collocano Communica Group, Blogo e Oneblog. Andando verso l&#8217;accentuazione della tematicità troviamo nell&#8217;ordine un primo gruppo composto da Blogolandia e Blogcenter, un secondo cluster formato da eblog-network, ISay e Soloblog ed infine solitario all&#8217;estremo massimo della tematicità, Blogosfere.<br />
Dall&#8217;altra parte gli spazi sono meno affollati, abbiamo 4 network distanziati contro i 6 che affollano l&#8217;area della tematicità. Sul braccio della personalizzazione però le distanze si fanno maggiori. Così troviamo un network per posizione, senza affollamenti. Nell&#8217;ordine: Bloglist, Simplicissimus, Blog Nation e molto in la Nova 100.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><em>Alcune considerazioni.</em> La prima riguarda un errore da evitare. Ovviamente la fotografia delle cose è un&#8217;esemplificazione. Non presuppone in alcun modo il mix giusto di tematicità/personalizzazione. Non da&#8217; alcun giudizio di merito sui mix scelti dai network. Lo scopo è solo di mostrare nella realtà le differenti interpretazioni della coda lunga. Se un mix è opportuno o meno lo dicono in ultima analisi i dati sull&#8217;affluenza di lettori e di (eventuali) introiti (in assenza di strumenti più affidabili di misurazione del gradimento dei lettori). Se un mix è giusto o meno è impossibile da giudicare senza conoscere i piani strategici di sviluppo ed editoriali di ogni singolo network. Così ad esempio la presenza di Blogo al punto 0 può significare che voglia tendere a bilanciare pariteticamente i due aspetti, oppure che non ha una politica consapevole sul punto. Quindi la sua posizione al punto 0 può essere frutto di una scelta, oppure di una non-scelta. Solo Blogo lo sa. Noi però possiamo farci un&#8217;idea.<br />
La seconda considerazione riguarda il Sole 24 Ore. A differenza degli altri gruppi editoriali tradizionali, il Sole 24 Ore (volutamente) ha Nova 100 (estremo della personalizzazione) e un piede in Blogosfere (estremo della tematicità). E&#8217; un approccio diverso rispetto a chi tenta di bilanciare pariteticamente le due dimensioni (e staziona al punto 0).</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Insomma, la domanda è: meglio personalizzare o tematizzare? Al punto 0 la risposta di Blogo e compagnia sembra essere &#8220;massimizziamo entrambi nello stesso mix&#8221;. La risposta che sembra essersi dato il Sole 24 Ore è &#8220;facciamo l&#8217;uno e l&#8217;altro&#8221;. Cosa funziona meglio? Un unico piatto con entrambi gli ingredienti in misura uguale, o due piatti distinti? Accontentare tutti significa non accontentare nessuno? Non sono domande banali e le diverse risposte che abbiamo evidenziato sottolineano l&#8217;importanza di una strategia dietro. L&#8217;efficacia della strategia si misura attraverso la congruità dei risultati ottenuti con i risultati attesi. Avrebbe poco senso giudicare attraverso la comparazione con i diretti avversari, perché i dati sono difficilmente comparabili.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">In realtà come ho detto sopra, il vero errore è concepire tematizzazione e personalizzazione come antitetici. Il punto strategico (che quindi comporta una scelta fra più opzioni tutte potenzialmente giuste o sbagliate) è il mix da scegliere (rispetto ai propri obiettivi). Personalizzazione e Tematicità sono le due gambe su cui cammina un blog. Solo l&#8217;equilibrio e l&#8217;armonia fra le due gambe genera una camminata spedita. Altrimenti si zoppica.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&gt;&gt;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-CONTINUA IL 28/06/08&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;&gt;&gt;</p>
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		<title>I Blog Network Italiani &#8211; Parte I</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 15:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Case Study]]></category>

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<p align="justify">&nbsp;</p>
<h3 align="justify">Introduzione</h3>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">In principio fu <a href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=The_Long_Tail&amp;oldid=221726407">The Long Tail</a> di <a href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Chris_Anderson_(writer)&amp;oldid=212070819">Chris Anderson</a>. Libro che porta in auge (senza inventare nulla in realtà) i vantaggi della diversificazione dinamica del prodotto. Il buon Chris ha portato un po&#8217; ovunque (Italia compresa) la sillogistica conclusione che bloggare in network è meglio. Intuitivamente il perché è comprensibile, la coda lunga ha aggiunto un po&#8217; di concretezza concettuale all&#8217;intuizione.<br />
Le economie di scala di un blog network dovrebbero, in questa visione, essere la chiave di volta per fare del blogging un&#8217;attività editoriale redditizia, dove per redditizia si intende danarosa.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Il blog network sta all&#8217;advertising online come un odierno quotidiano sta agli inserzionisti pubblicitari. Da un lato gli ovvi vantaggi in termini di accessi e quindi di lettori (per quello che siamo in grado di misurare con questo termine), se vogliamo il presupposto quantitativo della questione, dall&#8217;altro lato una possibilità teoricamente infinita di dare spazio e voce sul network a qualsiasi argomento, rivolgendosi a target diversi e realizzando quel passaggio da &#8220;mercato di massa a massa di mercati&#8221; che dovrebbe essere l&#8217;eldorado di ogni attività che si sostenta con l&#8217;inserzionismo pubblicitario.<br />
Ed ecco allora che i più intraprendenti e lungimiranti salgono di corsa sulla barca del blog network, e anche in Italia assistiamo ad un proliferare del fenomeno.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Ok. E&#8217; tutto oro quello che luccica? Il mercato è saturo? Ci sono troppi blog network? E&#8217; solo un&#8217;altra bolla o si guadagna davvero?<br />
Lo scopo di questo dossier è di valutare comparativamente i blog network italiani più rappresentativi al fine di trarre alcune conclusioni su come il principio della federazione di blog viene implementato nella pratica, e le conseguenze in termini di vantaggi o meno.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h3 align="justify">Cos&#8217;é un Blog Network (BN)?</h3>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Lo studio ha coinvolto quelli che considero i maggiori blog network italiani, sia per risultati acquisiti che per potenzialità. Ovviamente il primo ostacolo che si para davanti è la definizione di blog network. Non è una questione irrilevante, e purtroppo come la maggior parte dei fenomeni nati sul web, si sente la mancanza di una chiara definizione concettuale. Cosa intendo dunque per blog network?</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">La prima dimensione presente in un blog network è l&#8217;aspetto aggregativo. Un blog network è un insieme di blog, ma è un insieme particolare, infatti è un insieme il cui valore è maggiore della mera somma del valore individuale delle parti che lo compongono. Il concetto non ha nulla di sconvolgente: il blog network è ben più della somma di x blog. Come vedremo esistono diverse modalità di realizzazione di questa unione fra blog, ma tutte hanno in comune la capacità di apportare del valore aggiunto oltre il valore apportato da ogni singolo blog. Il secondo prerequisito è l&#8217;apertura selettiva. Non tutti possono affiliarsi ad un blog network. Occorre in generale che il blog venga approvato e sia quindi in linea con i piani di sviluppo editoriale del network. Questo differenzia un blog network da un servizio di blogging free online (come blogger.com o wordpress.com) che genera comunque valore aggiunto attraverso la community costruita attorno agli affiliati-blogganti, ma che non ha sostanzialmente un piano editoriale dietro.<br />
Quindi ricapitolando la definizione di blog network che avanzo nel presente lavoro:</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Un blog network è un progetto editoriale realizzato attraverso la pubblicazione di almeno due blog, il quale progetto è ad apertura selettiva e realizza un valore aggiunto attraverso il networking dei suoi blog che è maggiore della somma dei valori dei singoli blog.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Ovviamente si tratta (volutamente) di una definizione minima. Questa definizione minima ha il vantaggio di non affrontare nel dettaglio la questione della natura di un blog network, che inevitabilmente diventa una discussione quasi ontologica sul blogging. A mio avviso sarebbe una discussione marginale per quanto riguarda i fini di questo lavoro, ed insensata perché a certezza di divenire estremamente soggettiva ed arbitraria e dunque di non pervenire a nulla. Io mi accontento di una definizione operativa di blog estrapolata appunto dall&#8217;esperienza quotidiana (come un blog funziona nella realtà) e condensata in una definizione minima (che consente di avere una definizione e quindi di intenderci sull&#8217;oggetto del discorso, senza avere la pretesa di farne una questione definitiva).</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h3 align="justify">I BN Italiani</h3>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">I blog network che ho confrontato in questo piccolo studio sono: <a href="http://www.blogolandia.it/">Blogolandia</a>, <a href="http://blogs.simplicissimus.it/">Simplicissimus Blog Farm</a>, <a href="http://www.blogcenter.net/">Blogcenter</a>, <a href="http://www.soloblog.it/">Soloblog</a>, <a href="http://communicagroup.libero.it/">Communica Group</a>, <a href="http://www.blognation.it/">Blog Nation</a>, <a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com/">Nova100</a>, <a href="http://www.blogo.it/">Blogo</a>, <a href="http://www.oneblog.it/">OneBlog</a>, <a href="http://blogosfere.it/">Blogosfere</a>, <a href="http://www.isayblog.com/">ISay</a>, <a href="http://www.eblog-network.com/">eBlog Network</a>, ed ovviamente il network di cui faccio parte: <a href="http://bloglist.it/">BlogList</a>.<br />
Le dimensioni comparate sono le seguenti:</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">1) Personalizzazione vs. Tematicità<br />
2) Tipo di Legame (Modello Federativo vs. Modello Confederativo)<br />
3) Funzione di aggregazione</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Prima di proseguire vorrei specificare che tutto quello che segue contiene un ragionamento personale di cui sono il solo ed unico responsabile, le mie considerazioni non hanno la pretesa di essere incontrovertibili e vanno prese semplicemente per quello che sono: osservazioni. Detto questo, fiato alle trombe <img src='http://webstrategist.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&gt;&gt;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;CONTINUA il 27-06-08&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&gt;&gt;</p>
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		<title>Apple: iPhone, iPod Touch e MacBook Air</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 07:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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<p align="justify"><em>A cosa mi riferisco?</em> Mi riferisco alla <em>ultraportabilità</em> e all&#8217;<em>integrazione</em>. Il futuro di internet è sempre poco prevedibile, ma di certo converge verso la massima mobilità, la frontiera del wireless ha regalato agli uomini nuove opportunità e nuove opportunità vuol dire nuove occasioni sul mercato.</p>
<p align="justify">Ecco secondo me cosa deve essere successo nella mente di qualcuno lì, negli uffici della mela: a) sappiamo che oggi abbiamo una significativa varietà di dispositivi deputati alle varie funzioni (telefonare, ascoltare musica, scrivere, leggere, ecc.), b) la tecnologia rende questi dispositivi sempre più potenti riducendone contemporaneamente le dimensioni, c) tecnologie wireless aumentano copertura e mobilità di reti e dispositivi. A questo punto non è difficile sillogisticamente trarre la conclusione che il futuro vedrà probabilmente il diffondersi sia come prodotto che come status, di un dispositivo mobile <em>altamente portatile</em> in grado di <em>interagire</em> con reti diverse e con dispositivi diversi.</p>
<p align="justify">Il problema diventa: quale delle attuali linee di prodotti (cellulari, notebook, mp3 player), che già stanno piano piano convergendo le une verso le altre, prenderà il sopravvento diventando l&#8217;unico dispositivo mobile in grado di fare tutto? Oppure se ne affermerà uno nuovo per natura ed invenzione? Qui sta la genialata di Jobs &amp; Co: fare scegliere al mercato. Partire da tutte e tre le linee di prodotti (cellulare = iPhone; mp3 player = iPod Touch; notebook = MacBook Air) e creare dei prodotti che non vanno <em>a sostituire</em> le linee di sviluppo precedenti (troverete sempre iPod Nano o MacBook Pro) ma le completano rendendole più adatte alle esigenze di domani. La selezione del mobile device di successo la farà il mercato, una sorta di selezione naturale: quale avrà più successo nel soddisfare le necessità di mobilità e integrazione di domani? Le vendite lo diranno.</p>
<p align="justify">Se la mia idea è giusta, il prodotto più venduto sarà anche quello più potenziato, mentre gli altri resteranno probabilmente per presidiare e soddisfare le nicchie di mercato più propense ad un prodotto con meno funzioni ma più performante rispetto ad operazioni specifiche. Il lancio di MacBook Air o di iPhone non è una velleità astrusa per ricchi (il primo) o una deviazione fatale dal core-business (il secondo). Ne l&#8217;iPod Touch è un errore di investimento in qualcosa che esiste già ed è più completo (l&#8217;iPhone). Si tratta dell&#8217;ennesima mossa intelligente di un&#8217;azienda che si è dimostrata dinamica ed in grado di proiettarsi con successo nel futuro, rinnovandosi.</p>
<p align="justify">Si potrebbe allora chiedere: perché &#8211; riconoscendo la genuinità dele premesse e dei trend &#8211; alla Apple non abbiano fatto come a Google, investendo in un sistema operativo per dispositivi mobili <em>a prescindere</em> da quale questo possa essere, creando un OS più universale possibile. Io credo che sarebbe stato un errore. Apple non è Google, e probabilmente sarebbe stato pericoloso sfidarlo su questo terreno. In fondo, la chiave della rinascita di Apple è stata l&#8217;ottimale unione di hardware e software progettati dalla medesima mano. Un po&#8217; come farsi un vestito dal sarto piuttosto che comprare al Grande Magazzino. Non avrebbe senso abbandonare l&#8217;hardware. Né trascurare il software ovviamente. La giusta via sta nel mezzo.</p>
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		<title>Android vs. Symbian: il migliore?</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 14:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Stampa il dossier da qui: <a href="http://twurl.nl/u4rs1s">http://twurl.nl/u4rs1s</a></p>
<h3><strong>Il Mercato del Futuro</strong></h3>
<p align="justify"> Mesi fa si è fatto un gran parlare di uno degli ennesimi &#8220;conigli dal cappello&#8221; di BigG: <a href="http://www.openhandsetalliance.com/android_overview.html" title="Android">Android</a>.<br />
Il punto di partenza, sempre analiticamente acuto, di Google è che il futuro è fatto di reti ICT che si fondono e che vengono rese fruibili ai <a href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Prosumer&amp;oldid=214189006" title="prosumer">prosumer</a> mediante <a href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Mobile_device&amp;oldid=216002424" title="mobile devices">mobile devices</a>.<br />
Quale è la mobile devices più diffuso al momento? Facile <em>il cellulare</em>. Che sta infatti subendo una costante (ri)definizione delle sue funzioni, presentandosi attualmente nella versione di <a href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Smartphone&amp;oldid=216052006" title="smatphone">smatphone</a> come ultimo stadio di questo processo in fieri che non è certo chiarissimo dove finirà. <span id="more-255"></span></p>
<h3><strong>L’Approccio di Google</strong></h3>
<p align="justify"> Qui entriamo nel merito della pensata di BigG, una chiara scelta strategica che smentisce i rumors circa un suo diretto ingresso nei mercati della telefonia con un Google Phone, e si inventa invece la <a href="http://www.openhandsetalliance.com/oha_overview.html" title="Open Android Handset Alliance">Open Android Handset Alliance</a>, per lo sviluppo (ma in realtà per costruire consenso) di una piattaforma (Android) per mobile devices (cellulari in primis).</p>
<h3><strong>L’Alleanza contro Symbian</strong></h3>
<p align="justify"> Spulciando l&#8217;elenco dei membri dell&#8217;Alleanza, salta subito agli occhi il posto vacante fra <em>Samsung</em> e <em>Motorola</em>: quello del primatista mondiale delle vendite nel settore, la finlandese <em>Nokia</em>.<br />
Nokia fonda la leadership nella capacità di prevedere ed in qualche misura costruire, i trend di un mercato sensibile all&#8217;innovazione come quello dei cellulari. Gli applicativi Nokia sono universalmente riconosciuti come i più affidabili e nel segmento degli smartphone Nokia ha pensantemente investito su <a href="http://www.symbian.com/" title="Symbian">Symbian</a>, il primo sistema compiuto che si candidò ad essere il &#8220;sitema operativo&#8221; delle mobile devices, soprattutto degli smartphone.</p>
<h3><strong>Symbianokia? </strong></h3>
<p align="justify"> La situazione in sintesi è la seguente: Nokia <a href="http://www.supercom.it/web/001443/00144314.html" title="dopo aver acquistato la quota di Psion">dopo aver acquistato la quota di Psion</a> è di fatto principale azionista di Symbian, complice anche il fatto che le quote di partecipazione alla Symbian Ltd non possono seguire automaticamente le fusioni: il matrimonio fra Sony e Ericsson non ha portato ad un unico shareholder (sono due) e la quota di Siemens non può passare a BenQ. Symbian trova dunque la sua massima espressione in Nokia (come hardware) e la progettazione dei due è strettamente parallela ed interlacciata. Quindi abbiamo un operatore leader (Nokia) che condivide le spese di Symbian con altri <a href="http://www.symbian.com/about/overview/ownership/ownership.html" title="in percentuali risibili">in percentuali risibili</a>, e l&#8217;utilizzo di Symbian con tutti gli operatori che fabbricano smartphone. Ma è ovvio che essendo targato Nokia, il symbian abbia una performance migliore sugli apparecchi appunto Nokia.</p>
<h3><strong>La Strategia d’Attacco </strong></h3>
<p align="justify"> Google entra con il suo progetto nel settore volendo attaccare il monopolio Symbian-Nokia. L&#8217;operazione si compone di due parti. Da un lato la tecnologia: la vecchia regola di fare le cose meglio del tuo<br />
avversario, e qui Google ha investito il suo enorme potenziale in termini di innovazione, integrazione ed offerta (non sfugge il rilascio prontissimo della SDK di Android in modo diametralmente opposto a<br />
quanto scelto per l&#8217;iPhone Apple). Dall&#8217;altro lato la diffusione: essere ovunque, diventare sinonimo di mobileOS. In questo senso si comprende il lancio della Allenza Aperta, <a href="http://www.openhandsetalliance.com/oha_members.html" title="di cui fanno parte operatori di tutti i tipi">di cui fanno parte operatori di tutti i tipi</a> da produttori di hardware a produttori di contenuti passando per i gestori di reti. L&#8217;obiettivo è chiaro: costruire un vastissimo consenso per isolare sempre più ed accerchiare un gigante &#8211; Nokia -<br />
che ha sempre e solo impostato la sua strategia individualistica basandosi sulle proprie forze. L&#8217;unione fa la forza. Almeno quella necessaria a combattere il colosso.</p>
<h3><strong>Parallelismi Storici: Apple vs Microsoft </strong></h3>
<p align="justify"> In questo senso la lotta si avvicina a quella ormai storica fra Microsoft e Apple. Quest&#8217;ultima sempre stata autorchica in materia di standard e prodotti, la prima invece ha sempre puntato alla massima diffusione cercando consensi e liberandosi del fardello di &#8220;far tutto da sé&#8221; concentrandosi sul software. Google punta a piazzare Android su ogni mobile devices possibile, forte della sua competenza in campo di applicativi integrativi. Nokia ha un&#8217;impostazione statica prodotto di anni di incontrastato dominio in cui a mirato a rafforzarsi entrando in prima persona nei business chiave legati al suo mondo, i cellulari.<br />
Esattamente come allora Nokia deve difendersi su due fronti: quello di sviluppatore del proprio applicativo e quello di costruttore di mobile devices. Il successo di Android si misurerà invece nella sua capacità di offrire una valida alternativa a Symbian, saldando contemporaneamente la partnership con i costruttori di mobile devices antagonisti di Nokia (ma che non percepiscono Google come una minaccia, in quanto si limita al solo campo software).</p>
<h3><strong>Strategia Di Successo… </strong></h3>
<p>Oggi come allora (Microsoft) sembra che Google sia destinato a farla da padrone, distruggendo Symbian, ridimensionando Nokia favorendo Motorola e Samsung nel&#8217;unico settore dove sono ancora realmente<br />
indietro (il software), e tenendo in mano un mercato (quello delle mobile devices) senza essere in realtà un produttore di mobile devices, esattamente come Microsoft ha decretato la morte dell&#8217;hardware Apple, il quasi monopolio di Intel, e gli equilibri fra i produttori di hardware per diversi decenni.</p>
<h3><strong>…O No? </strong></h3>
<p align="justify"> Non sfugge tuttavia la difficoltà che attraversa Microsoft in questi ultimi anni: la diffusione di software alternativo migliore anche sui canali commerciali (Ubuntu, Firefox, &#8230;), il ritorno di Apple. Cosa può dirci questo? Che senza dubbio nel medio termine la strategia del consenso ubiquo come quello costruito attorno a windows, produce effetti significativi, ma sul lungo periodo a pagare è sempre e solo la qualità e l&#8217;integrazione/integrabilità del proprio prodotto. Apple è riuscita, uscendo dall&#8217;isolamento autorchico nel quale si era costretta, ad affermarsi sostanzialmente mantenendo un approccio autarchico, dimostrando che una Ferrari in cui tutto (hardware e software) è progettato dallo stesso soggetto funziona meglio di una Fiat che è un patchwork di pezzi progettati da altri. Anche negli anni ottanta era così, con la differenza che oggi Apple ha imparato che si può fare tutto da sé senza necessariamente chiudersi nell&#8217;autarchia.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h3><strong>Perdere la Battaglia per Vincere la Guerra </strong></h3>
<p align="justify"> Tornando a Google e Nokia, la partita si giocherà sulla capacità di Nokia di resistere all&#8217;accerchiamento di Google, capacità che si muove su due binari: mantenere la leadership d&#8217;innovazione su hardware e<br />
funzionalità e rendere aperto il più possibile il pacchetto Symbian alle innovazioni degli utenti e delle terze parti. Di certo nel breve termine l&#8217;impatto con Android sarà devastante per Symbian, e ormai è troppo tardi per contrastarlo efficacemente, ma se nel breve-medio periodo la strategia vincente è quella di minimizzare i danni, nel lungo termine la vera patita è aperta, ma toccherà a Nokia essere proattiva, cercando di rinnovare Symbian e sfruttando quello che Android non può ancora avere: anni di esperienza sulle mobile devices.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h3><strong>Apple alla finestra e una partita tutta da giocare.</strong></h3>
<p align="justify"> Il tutto con Apple terzo incomodo. Non tanto per il lancio del suo proprio smartphone, l&#8217;iPhone, quanto per la strategia globale che la casa di Cupertino sembra perseguire.<br />
Da un lato infatti gli investimenti massicci nell&#8217;iPhone per entrare nel mercato della telefonia mobile, spostando gli equilibri. Dall&#8217;altro però una chiara intenzione di fondare sulle mobile devices in genere il core business del futuro. Apple ha una marcia in più rispetto agli avversari, e cioé la capacità di creare prodotti sia sul lato hardware che su quello software.<br />
Il futuro appare incerto. Sul fronte della telefonia mobile, gli equilibri, statici per anni, hanno visto ultimamente la capitolazione di Motorola, che si divide in due tronconi ufficializzando così le grandi difficoltà che l&#8217;hanno ridimensionata a favore di Samsung sul mercato della telefonia mobile. Google arriva con un bagaglio personale di esperienza maturato nell&#8217;ambito degli applicativi online e con la sua forte propensione all&#8217;innovazione. Apple parte dal suo background di applicativi offline e alla sua capacità di coniugare materiale ed immateriale in un&#8217;unico processo di creazione. In tutto questo il grande assente è Microsoft, che in questi anni non ha segnato apprezzabili risultati nel campo delle mobile devices.<br />
A prescindere da come finirà, si vedrà un po&#8217; di sana competizione che, si sa, non ha mai fatto male al consumatore.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><strong>UPDATE (24/06/2008)</strong>: Nokia passa all&#8217;attacco, e <a href="http://business.webnews.it/news/leggi/8648/ora-symbian-e-tutta-proprieta-nokia">si pappa tutto Symbian</a></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"> <a href="http://twurl.nl/u4rs1s"> </a></p>
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