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	<title>Web Strategist &#187; Content Management</title>
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	<description>Social Media &#38; Strategy</description>
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		<title>Google lancia Squared, la Corsa al Senso dei Dati non si Ferma a Wolfram Alpha e Bing.</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 23:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google ha appena lanciato Squared. Lo aveva annunciato e lo ha messo online oggi. Squared propone un&#8217;interfaccia di organizzazione dei risultati di ricerca che tenta di dare un senso (comparativo) alla ricerca delle informazioni, oltre la semplice corrispondenza di keywords. Una strada già intrapresa da Wolfram Alpha e Bing.Il risultato delude. Alla fine il servizio [...]<div class='yarpp-related-rss'>

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<p style="text-align: justify">Google ha appena lanciato <a href="http://www.google.com/squared/search?q=web+2.0" target="_blank">Squared</a>. Lo aveva annunciato e lo ha messo online oggi. Squared propone un&#8217;interfaccia di organizzazione dei risultati di ricerca che tenta di dare un senso (comparativo) alla ricerca delle informazioni, oltre la semplice corrispondenza di keywords. Una strada già intrapresa da <a href="http://wolframalpha.com" target="_blank">Wolfram Alpha</a> e <a href="http://bing.com" target="_blank">Bing</a>.<span id="more-362"></span>Il risultato <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/google_squared_is_live_who_knew_structured_data_co.php" target="_blank">delude</a>. Alla fine il servizio presenta di originale soltanto un&#8217;interfaccia di visualizzazione dei dati. L&#8217;aspetto interpretativo/computazionale è scarso. Da un lato perché la tecnologia è ancora quella che è, dall&#8217;altro perché non sembra che a BigG si siano sforzati più di tanto. Sicuramente Wolfram Alpha con tutti i suoi limiti è un&#8217;altra cosa, e sicuramente Google Squared per quanto imbocchi quella strada, non può certo competere perché già d&#8217;impostazione è comunque molto più limitato.</p>
<p style="text-align: justify">La corsa all&#8217;interpretazione dei dati è realtà, e di certo questo web 3.0 che stenta a nascere sta però iniziando a scalciare. La cosa strategicamente rilevante è l&#8217;approccio:</p>
<p style="text-align: justify">1) <strong>Wolfram Alpha</strong>: si concentra sull&#8217;innovazione tecnologica. Sceglie una strada difficile ma che nel lungo periodo può fare la differenza. E&#8217; sicuramente l&#8217;investimento più rischioso, perché ha benefici attesi nel lungo periodo, e il lungo periodo nelle cose del web è un rischio non da poco, dato che quello che oggi è tecnologia di punta domani potrebbe rivelarsi un cul-de-sac.</p>
<p style="text-align: justify">2) <strong>Bing</strong>: l&#8217;approccio è pragmatico, per dare senso ai risultati di ricerca con le tecnologie attuali è meglio profilare a monte i campi di ricerca in modo da individuare pattern e schemi da utilizzare per l&#8217;interpretazione delle richieste, rendendo il contesto della ricerca la variabile indipendente. L&#8217;idea è molto buona, ma il risultato è a conti fatti niente di più di una specie di motore finalizzato alle transazioni commerciali, che presto è facile si trasformi in una sorta di spam legalizzato (in questi giorni tutti gli iscritti al servizio per Webmaster di Live Search hanno ricevuto le email di pubblicizzazione di Bing), facendo perdere di legittimità al motore. La solita vecchia storia Microsoft: strategia buona che si perde per strada perché la monetizzazione da breve periodo prende il sopravvento.</p>
<p style="text-align: justify">3) <strong>Squared</strong>: un tentativo davvero piccolo. L&#8217;unica cosa in più è la visualizzazione e la manipolazione dei risultati (già per altro possibile con il Wiki simil-Mahalo). Dal primo della classe ci si aspettava qualcosa di più. Quando si sceglie l&#8217;approccio &#8220;di&#8217; qualcosa, qualunque cosa purché non rimani zitto&#8221;, le figure barbine sono assicurate. Google ha sentito il peso morale della sfida, ma avrebbe fatto meglio a tacere ancora presentandosi con un servizio più solido.</p>
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		<title>Grid Design CSS</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 01:41:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;I web designers sono eccitati dalle piccole cose&#8221;. Così scriveva Wilson Mailen circa due anni fa su A List Apart. Si riferiva all&#8217;avvento del rivoluzionario sistema noto come Grid Design, che ha permesso ai grafici del web di poter fare quello che i tipografi facevano da secoli su carta: disegnare oggetti su una superficie collocandoli [...]<div class='yarpp-related-rss yarpp-related-none'>


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<p style="text-align: justify">&#8220;I web designers sono eccitati dalle piccole cose&#8221;. <a href="http://www.alistapart.com/articles/settingtypeontheweb" target="_blank">Così scriveva Wilson Mailen</a> circa due anni fa su <a href="http://www.alistapart.com" target="_blank">A List Apart</a>. Si riferiva all&#8217;avvento del rivoluzionario sistema noto come Grid Design, che ha permesso ai grafici del web di poter fare quello che i tipografi facevano da secoli su carta: disegnare oggetti su una superficie collocandoli dentro una griglia. Tutto parte con <a href="http://www.subtraction.com/about/" target="_blank">Khoi Vinh</a> che realizza il primo prototipo per NYTimes.com<span id="more-303"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">I Vantaggi del Grid Design</h3>
<p style="text-align: justify">In sintesi il Grid Design è questo: la possibilità di utilizzare un framework CSS per disegnare una griglia sulla pagina bianca a partire dalla quale poter aggiungere oggetti e contenuti. I vantaggi sono importanti:</p>
<p style="text-align: justify">a) Poter disegnare in modo semplice un layout: nessun problema di allineamento dei blocchi e degli oggetti.</p>
<p style="text-align: justify">b) Realizzare pagine anche complesse in pochissimo tempo, senza doversi preoccupare di calcolare larghezze, margini, padding e persino typography.</p>
<p style="text-align: justify">c) Ottenere un prodotto compatibile con tutti i browser in una singola codificazione.</p>
<p style="text-align: justify">d) Poter osare soluzioni grafiche altamente ardite che siano progettate sull&#8217;intera pagina anziché sul singolo oggetto.</p>
<h3 style="text-align: justify">Cosa penso del Grid Design</h3>
<p style="text-align: justify">Personalmente sono convinto che il grid design sia una delle più grandi invenzioni nel campo del web design. Probabilmente seconda solo all&#8217;invenzione del CSS. Il grid design consente di realizzare prodotti complessi in modo rapido, semplice e soprattutto nel rispetto di tutti gli standard.</p>
<p style="text-align: justify">Le mie difficoltà sono state relative alla conoscenza del framework: occorre perdere un bel po&#8217; di tempo per imparare ed esplorare il framework in modo da sapere cosa personalizzare velocemente. Altrimenti si rischia di creare un css oltre quelli del framework appesantendo ulteriormente tutto.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti l&#8217;unico svantaggio che vedo è senza dubbio che la dimensione del css si ingigantisce non poco. Ma è una controindicazione relativa e minimale, rispetto ai vantaggi di un simile sistema.</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente trovo più utile utilizzare una griglia a cui abbino un mio personale modo di scrivere il CSS. Dopo le mie esperienze con Blueprint, intraprenderò questa strada: la mia conoscenza del CSS si è affinata molto e la mia ricerca della sintesi e della pulizia è tale per cui trovo migliore affidarmi alla griglia senza tutte le soluzioni predefinite a livello di classi e typography non direttamente connesse al layout.</p>
<p style="text-align: justify">Resto comunque sconvolto dal fatto che in Italia vedo pochissimi che implementano queste tecniche, così ho deciso di dare il mio piccolo contributo per la conoscenza del grid.</p>
<h3 style="text-align: justify">I Framework Principali</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://developer.yahoo.com/yui/grids/" target="_blank">YUI Grids</a> &#8211; Rilasciato da Yahoo! strizza un occhio al SEO e all&#8217;advertising</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://code.google.com/p/the-golden-grid/" target="_blank">The Golden Grid</a> &#8211; Spicca per leggerezza e semplicità d&#8217;uso</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://960.gs/" target="_blank">960grid</a> &#8211; Il papà. Il primo framework maturo che ha aperto la concreta possibilità di design per grid</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://code.google.com/p/emastic/" target="_blank">Emastic</a> &#8211; Spicca per la gestione dei parametri relativi</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://csswizardry.com/typogridphy/" target="_blank">Typogridphy</a> &#8211; Enfasi sulla typography</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.designinfluences.com/fluid960gs/" target="_blank">Fluid960</a> &#8211; Dato che quasi tutti i grid framework sono fixed width, questa è una incredibile versione fluid</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://code.google.com/p/blueprintcss/" target="_blank">Blueprint CSS</a> &#8211; Un ottimo e completo framework</p>
<h3 style="text-align: justify">Tools</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.puidokas.com/portfolio/gridfox/" target="_blank">GridFox</a> &#8211; Estensione per Firefox che permette di visualizzare la griglia dei siti che usano grid design frameworks.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://konstruktors.com/" target="_blank">Konstruktors</a> &#8211; Insieme di snippets per costruire grid based layout.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://gridlayouts.com/" target="_blank">Grid Layout</a> &#8211; Crea la tua griglia in pochi passi</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://grid.mindplay.dk/#[[0,0,0,0,0,0,0],[%27Verdana%27,%27%27,%27%27,%27%27,%27%27,%27%27,%27%27],[0,0,0,0,0,0,0],[0,0,0,0,0,0,0],[1,2,2,2,2,2,2],[10,16,16,16,16,16,16],[0,0,0,0,0,0,0],[0,0,0,0,0,0,0],[4,20,16,22,800],{},[0,0]]" target="_blank">Grid Designer</a> &#8211; Un altro generatore di griglie</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://kematzy.com/blueprint-generator/" target="_blank">Blueprint Grid CSS Generator</a> &#8211; Un generatore di griglie per blueprint</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.constructyourcss.com/" target="_blank">Construct Your CSS</a> &#8211; Un layout editor visuale</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.29digital.net/grid/" target="_blank">Grid Calculator </a>- Altro tool per generare griglie</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://gridr.atomeye.com/" target="_blank">Gridr Buildrrr </a>- Altro tool per costruire la griglia</p>
<h3 style="text-align: justify">Diventare maestri del Grid Design: Per Approfondire</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.designbygrid.com/" target="_blank">Design by Grid</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.thegridsystem.org/" target="_blank">The Grid System</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.markboulton.co.uk/journal/comments/five_simple_steps_to_designing_grid_systems_part_1/" target="_blank">Five Simple Step To Designing the grid systems</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.smashingmagazine.com/2007/04/14/designing-with-grid-based-approach/" target="_blank">Designing With Grid-Based Approach</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://nettuts.com/html-css-techniques/which-css-grid-framework-should-you-use-for-web-design/" target="_blank">Which CSS Grid Framework Should You Use for Web Design?</a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://vandelaydesign.com/blog/design/resources-grid-based-design/" target="_blank">65 Resources for grid-based design</a></p>
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		<title>Gestire i Contenuti: Come Organizzare la Struttura Ipertestuale del tuo sito?</title>
		<link>http://webstrategist.it/content-management/gestire-i-contenuti-come-organizzare-la-struttura-ipertestuale-del-tuo-sito/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2009 10:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo post nasce da un recente articolo del sempre ottimo Maurizio Boscarol, su Usabile.it. Porto avanti la discussione qui dato che il tema mi interessa molto, e sul sito dell&#8217;autore non sono possibili commenti. Il tema riguarda l&#8217;architettura ipertestuale del sito, cioé il modo in cui rendiamo disponibili agli utenti i nostri contenuti. La questione [...]<div class='yarpp-related-rss yarpp-related-none'>


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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/purpleslog/2856352434/sizes/o/in/photostream/"><img class="aligncenter size-full wp-image-292" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2009/02/2856352434_aa150f4e07_o.jpg" alt="2856352434_aa150f4e07_o" width="470" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Questo post nasce da un <a href="http://www.usabile.it/392009.htm" target="_blank">recente articolo</a> del sempre ottimo <a href="http://www.usabile.it/info" target="_blank">Maurizio Boscarol</a>, su <a href="http://www.usabile.it">Usabile.it</a>. Porto avanti la discussione qui dato che il tema mi interessa molto, e sul sito dell&#8217;autore non sono possibili commenti. Il tema riguarda l&#8217;<strong>architettura ipertestuale del sito</strong>, cioé il modo in cui rendiamo disponibili agli utenti i nostri contenuti.<span id="more-289"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">La questione</h3>
<p style="text-align: justify">Produrre dei buoni contenuti è solo il primo passo. Se questi non vengono resi fruibili ai potenziali interessati, è come se nulla fosse stato scritto/prodotto. Renderli <em>fruibili</em> non significa renderli <em>reperibili</em>, ma significa utilizzare un&#8217;architettura ipertestuale che consenta all&#8217;utente di navigare il sito in modo ottimale. Il problema non è banale, e come dicevo <a href="http://webgarden.bloglist.it/content-management/architettura-dei-contenuti-il-problema-dellentropia/" target="_blank">qualche post addietro</a>, si complica con l&#8217;aumento della <em>quantità</em> dei contenuti e della loro <em>varietà</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Maurizio propone nel suo articolo una rassegna molto utile di studi con le relative conclusioni. Eviterò di riprendere il suo articolo (andatevelo a leggere piuttosto), e mi limiterò di seguito ad &#8220;appendere&#8221; le mie considerazioni.</p>
<h3 style="text-align: justify">Dimensione Orizzontale e Verticale</h3>
<p style="text-align: justify">Uno degli interrogativi a cui rispondono gli studi citati da Maurizio, inerisce alla dimensione orizzontale e verticale dell&#8217;architettura ipertestuale: è preferibile una struttura piatta (orizzontale e poco profonda) o verticale (poco estesa orizzontalmente e molto profonda)? Gli studi sembrano confermare che <em>le strutture piatte funzionano meglio di quelle molto profonde</em>, ovviamente con le dovute eccezioni che una generalizzazione decontestualizzata comporta. Fra quelle profonde sembrano funzionare meglio quelle <em>&#8220;convesse&#8221;</em>, che presentano cioé un basso numero di opzioni ai livelli intermedi, rispetto al livello iniziale e finale.</p>
<p style="text-align: justify">Maurizio pone l&#8217;accento sul fatto che pur sembrando preferibile estendere la dimensione orizzontale, rispetto a quella verticale, in realtà una dimensione orizzontale troppo estesa equivale a livello di disfunzionalità ad una dimensione verticale ipersviluppata. Il problema sembra essere quindi di cercare di <em>contenere il numero di passaggi</em> della catena ipertestuale. La mia osservazione in merito, partendo dal fatto che concordo totalmente con quanto scritto da Maurizio, riguarda la concettualizzazione del problema. Invece di concepirlo come un problema &#8220;rettangolare&#8221;, ovvero di estensione della dimensione orizzontale e di quella verticale (intesa in numero di passaggi/livelli), il problema sia meglio concettualizzarlo come &#8220;circolare&#8221;, ovvero determinare una misura ideale di estensione (in numero di passaggi/livelli) e di considerarlo come il raggio di un cerchio, utilizzandolo come criterio sia per la dimensione orizzontale che per quella verticale.</p>
<p style="text-align: justify">Questo approccio ha a mio avviso il passaggio di porre il problema su un piano differente da quello bidimensionale (orizzontale/verticale) dato che nella realtà attuale del web la struttura ipertestuale presenta molti link anche fra livelli intermedi, più che ad un <em>albero</em> assomiglia proprio ad una <em>rete</em>. Concepire quindi il problema dell&#8217;estensione massima del numero di passaggi, come un cerchio/sfera, significa semplificare la progettazione di una struttura ipertestuale meno gerarchizzata e più reticolare, utilizzando un singolo parametro.</p>
<h3 style="text-align: justify">Non è (solo) un problema di efficienza</h3>
<p style="text-align: justify">Una delle cose che mi ha positivamente stupito dell&#8217;articolo, è la menzione dello studio di Zaphiris che ha scoperto che l&#8217;architettura &#8220;migliore&#8221; dal punto di vista degli utenti (in termini di usabilità effettiva) <em>non è sempre quella teoricamente più efficiente</em>. La cosa mi stupisce fino ad un certo punto, per quanto non credessi che vi fosse uno studio apposito. Lo studio di Zaphiris decreta che le strutture <em>omogenee</em> e <em>costanti</em> non sono gradite.</p>
<p style="text-align: justify">Questo conferma la mia teoria dell&#8217;<em>asimmetria e dello shock</em>. Dato che l&#8217;essere umano è un soggetto adattivo, cioé risparmia tempo ed energia tendendo a creare routine dalle operazioni che esegue in modo ciclico/ripetitivo, tenderà a sviluppare una routine anche nella navigazione in una struttura ipertestuale omogenea e costante. La routine è un meccanismo utile per il soggetto, deleteria per il sito: <em>maggiore routine significa automatismo</em>, che è il contrario dell&#8217;<em>attenzione</em>. Introdurre differenze/asimmetrie nell&#8217;interfaccia durante la navigazione e fra sessioni diverse di navigazione, &#8220;costringe&#8221; l&#8217;utente a focalizzare l&#8217;attenzione nel momento in cui la routine si spezza.</p>
<p style="text-align: justify">Questo è il motivo per cui personalmente preferisco concepire l&#8217;accesso principale ai contenuti del sito come una <em>nuvola</em>, piuttosto che come un menù orizzontale. Ne è un esempio il tema che ho disegnato per <a href="http://modalicious.blogdo.net" target="_blank">Modalicious</a>. La nuvola ha due fondamentali vantaggi: è in continua evoluzione (mai uguale a sé stessa) e sintetizza informazioni in modo rapido, come fosse un&#8217;immagine. La nuvola inoltre non attribuisce importanza per gerarchia apriori concepita, ma attribuisce importanza per parametri a posteriori, come ad esempio il numero di contenuti (link del livello successivo) o la frequenza di accesso al livello da parte degli utenti (numero di click). La nuvola rompe la routine e l&#8217;adattabilità, ed costringe all&#8217;attenzione &#8220;visiva&#8221; come se ci si trovasse davanti ad un&#8217;immagine. Esattamente come un&#8217;immagine è in grado di fornire informazioni complesse (link, numero di click e numero di link al livello inferiore) in modo più veloce di un testo ed in uno spazio più ridotto.</p>
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		<title>Architettura dei Contenuti: Il Problema dell&#8217;Entropia</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 21:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Content Management]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto (cc-by): exfordy La struttura del tuo Content Management si deve evolvere in funzione della scala del tuo sito. Più flussi di informazioni non significa automaticamente più lettori: troppa informazione equivale a troppo poca. Come è possibile che all&#8217;aumentare dei tuoi contenuti, tu possa perdere lettori? L&#8217;architettura dei contenuti non può essere statica. Siamo abituati [...]<div class='yarpp-related-rss yarpp-related-none'>


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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/12/1479095929_46df88a137.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-251" src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/12/1479095929_46df88a137.jpg" alt="" width="460" height="460" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Foto (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/exfordy/" target="_blank">exfordy</a></p>
<p style="text-align: justify">La struttura del tuo Content Management si deve evolvere in funzione della scala del tuo sito. Più flussi di informazioni non significa automaticamente più lettori: troppa informazione equivale a troppo poca. Come è possibile che all&#8217;aumentare dei tuoi contenuti, tu possa perdere lettori?<span id="more-246"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">L&#8217;architettura dei contenuti non può essere statica.</h3>
<p style="text-align: justify">Siamo abituati a pensare alla progettazione dell&#8217;architettura dei contenuti come ad una fase della creazione del sito. In questo modo la revisione dell&#8217;architettura avviene solo se il sito è ripensato (spesso in funzione di un restyling grafico) o se si palesano problemi in fase di feedback. Questo approccio è sbagliato. L&#8217;architettura dei contenuti va pensata in modo diacronico, valutata dinamicamente e periodicamente.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Perché?</em> E&#8217; un <strong>problema di scala</strong>. Il tuo sito nasce con una scala e l&#8217;architettura dei contenuti è ottimizzata per quella scala. Un aumento di scala può rendere obsoleta e subottimale la tua architettura dei contenuti. Fin qui nulla di nuovo. Ma cosa si intende per cambiamento di scala? Il cambiamento di scala viene solitamente misurato in <em>termini di accessi</em>: più visite ho più il mio spazio di interazione fra informazioni e lettori, e tutte le dinamiche di collegamento fra i due, devono essere ripensate. Non soltanto a livello di architettura sistemica (nel senso delle caratteristiche tecniche del server o dell&#8217;ottimizzazione del codice) ma anche nel senso della <em>strategia e del content management</em>. <strong>Questo articolo analizza però l&#8217;aumento di scala in un altro senso: quello dell&#8217;aumento del flusso informativo, cioé del numero di contenuti presenti nel sito.</strong></p>
<h3 style="text-align: justify">L&#8217;aumento della scala dei contenuti: user-pull e author-push</h3>
<p style="text-align: justify">L&#8217;aumento dei contenuti (in senso lato informazioni) scambiate e archiviate su un sito, può essere di due tipi: <em>user-pull</em> o <em>author-push</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel primo caso che ho definito <em>user-pull</em>, l&#8217;aumento dei contenuti dipende dall&#8217;aumento degli utenti, è il caso di quei siti che vivono di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/User_generated_content" target="_blank">user generated contents</a>, quindi che appartengono al paradigma del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Web_2.0">Web 2.0</a> a sua volta basato sul paradigma generale del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Prosumer" target="_blank">prosumer</a>. In questo caso quindi più utenti significa più contenuti e quindi una nuova scala sia nel senso di aumento di accessi (variabile indipendente) sia nel senso di aumento dei contenuti (variabile dipendente).</p>
<p style="text-align: justify">Nel secondo caso che ho chiamato <em>author-push</em>, la direzione dell&#8217;aumento di scala è inversa: l&#8217;autore/redazione/amministrazione del sito implementa una nuova strategia o emenda la precedente puntando su un consapevole cambio di scala che parte dall&#8217;aumento dell&#8217;offerta del sito. In questo caso quindi le informazioni/contenuti determinano il cambio di scala (variabile indipendente) su cui poi si scommette per incrementare gli accessi (variabile dipendente). E&#8217; il caso dei siti più 1.0 in cui non si applica il paradigma del prosumer ma si tende a concepire il rapporto producer-user di contenuti in senso tradizionale.</p>
<h3 style="text-align: justify">L&#8217;incremento di scala non è lineare</h3>
<p style="text-align: justify">Il cuore del problema nasce soprattutto nel caso dei cambiamenti di scala <em>user-pull</em>. Nel caso dell&#8217;<em>author-push</em>, il cambiamento di scala dei contenuti è pianificato e quindi raramente esplosivo, perché è controllato. Quindi le modifiche all&#8217;architettura dei contenuti possono essere ragionate e l&#8217;architettura stessa ha un tasso di obsolescenza lento. Il caso del cambio di scala <em>user-pull</em> è molto interessante. Infatti il cambio di scala <em>non è lineare</em>. Esattamente come avviene nei sistemi biologici, il cambimento di scala è <em>esponenziale</em> e la sua velocità dipende da una variabile che può essere al massimo prevedibile ma mai controllabile: <em>il numero di users</em>. Soprattutto per i siti che hanno un audience mondiale, incrementi dell&#8217;ordine del 20-30% nel numero di utenti possono mettere in ginocchio in pochi giorni l&#8217;architettura dei contenuti.</p>
<h3 style="text-align: justify">Incremento esponenziale e complessità</h3>
<p style="text-align: justify">I contenuti, di qualsiasi natura essi siano, sono <em>informazioni</em>. Ogni sito quindi archivia ed offre informazioni. Il primo passo per attrarre utenti è dunque <strong>avere l&#8217;informazione</strong>. Ma non basta. Il secondo passo è <strong>renderla accessibile nel modo più semplice e quindi veloce</strong>, possibile. Massimizzare il primo criterio (avere l&#8217;informazione che l&#8217;utente vuole) ci porta ad <em>aumentare i contenuti</em>. Ma questo genera <em>maggiore complessità</em> e quindi tende a minimizzare il secondo criterio (accesso semplice e veloce al contenuto). Come abbiamo detto infatti, l&#8217;aumento di scala non è lineare ma esponenziale: cosa significa?</p>
<h3 style="text-align: justify">Un modello</h3>
<p style="text-align: justify">Il nostro sito ha un&#8217;<em>architettura dei contenuti</em>, che è la configurazione a più dimensioni della disposizione dei nostri contenuti. Per semplicità d&#8217;esempio facciamo che il nostro sito abbia una architettura dei contenuti che è un <em>cubo</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Avremo quindi che la <em>superficie</em> della figura rappresenta <em>il potenziale nominale di accesso utenti</em>: quest&#8217;area rappresenta la superficie di intersambio con l&#8217;esterno. Le sue caratteristiche (perimetro, struttura superficiale) variano da faccia a faccia della figura tridimensionale che nell&#8217;esempio è la nostra architettura dei contenuti. Concretamente la faccia della figura condiziona le modalità d&#8217;accesso dell&#8217;utente ai contenuti del sito. Così un&#8217;architettura sferica fa si che qualsiasi utente, proveniente da qualsiasi fonte, acceda ai contenuti allo stesso modo. Una struttura cubica invece seleziona sei flussi principali ed assegna ad ognuno di essi la stessa importanza (ogni faccia ha pari superificie). Se invece per ipotesi io avessi una struttura parallelepipedica, ci saranno flussi di utenti considerati più importanti (con accesso dalle superifici più grandi del parallelepipedo) e altri marginali (in corrispondenza delle superfici più ristrette). Un esempio concreto è un sito che implementa segmentazioni degli utenti per account (free, premium) o per interfaccia (accesso sito web o client o servizio di aggregazione): l&#8217;accesso ai contenuti di questi flussi, sarà differente.</p>
<p style="text-align: justify">Il <em>lato</em> è la nostra variabile indipendente: rappresenta i nostri <em>contenuti</em>. Questi sono assimilati ad incremento lineare.</p>
<p style="text-align: justify">Infine il <em>volume</em> rappresenta il <em>grado di complessità dei contenuti</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Ai fini del modello, tralasciamo la specifica forma dell&#8217;architettura dei contenuti. Non importa per adesso, dato che quanto segue vale in via di principio per qualsiasi delle architetture dei contenuti, l&#8217;importante è capire che un&#8217;architettura di contenuti è una entità (almeno spazialmente) <strong>tridimensionale</strong>. Quindi nel nostro esempio stiamo considerando un&#8217;architettura cubica.</p>
<p style="text-align: justify">Guardiamo meglio nel dettaglio queste dimensioni (se sei arrivato fin qui concentrati e seguimi): il lato rappresenta il numero dei contenuti, fin qui nessuno sforzo. L&#8217;origine del suo incremento (<em>author-push</em> o <em>user-pull</em>) è indifferente, la sua variazione è lineare. Il volume invece è definito come il <em>grado di complessità dei contenuti</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Cosa significa? Un contenuto è un&#8217;informazione. Ma due contenuti non sono due informazioni. Perché avremo due informazioni (due contenuti) più le informazioni che si originano dal rapporto fra i due contenuti. Pensaci un attimo: hai due articoli sul blog. Sono due informazioni. Ma la loro relazione reciproca (similarità, complementarietà, ecc.) è a sua volta una informazione. Quindi: aggiungere (incremento lineare) un contenuto/informazione nella nostra architettura genera un aumento esponenziale della complessità dei contenuti, perché questa include non soltanto i contenuti ma anche le relazioni fra i contenuti (correlazioni, commenti, mash-up, ecc.). Il numero reale dei contenuti del nostro sito è in realtà dato da questa dimensione. Infatti ogni volta che aggiungo un articolo al blog aumento i contenuti del mio sito aggiungendo anche nuove relazioni, interne ed esterne.</p>
<p style="text-align: justify">Passiamo adesso a S, la superficie del cubo. Rappresenta il <em>potenziale nominale di accesso ai contenuti</em>. Esattamente come dice la parola, la superficie è l&#8217;area su cui l&#8217;utente vede i nostri contenuti. E&#8217; importante capire che il nostro sito è tridimensionale, ma l&#8217;utente si interfaccia con esso in modo sostanzialmente bidimensionale. La superficie d&#8217;accesso nominale è la finestra dentro la stanza dei vostri contenuti. Più è grande la finestra, più è migliore l&#8217;accesso. Ma parliamo di potenziale accesso <em>nominale</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il potenziale accesso <em>reale</em>, è dato dal rapporto fra il volume dell&#8217;architettura (la complessità dei contenuti) e la sua superificie totale (il potenziale di accesso nominale). Pensaci un attimo: a parità di estensione una finestra che da su una stanza con pochi oggetti ti permette di vederli tutti in un attimo, al contrario se la stanza fosse piena zeppa di oggetti avresti bisogno di più tempo per vederli e molti sarebbero nascosti alla tua vista.</p>
<h3 style="text-align: justify">Come funziona in pratica</h3>
<p style="text-align: justify">Partiamo quindi dal cubo. Il nostro numero di contenuti è, per ipotesi, 1. Questo vuol dire che la superficie totale del cubo sarà (S=6l<sup>2</sup>) uguale a 6. Sei rappresenta quindi il potenziale nominale di accesso ai contenuti (in questo caso 1 contenuto) da parte degli utenti. Il volume del cubo (V=l<sup>3</sup>) rappresenta il grado di complessità dei contenuti. Nel caso di un singolo contenuto sarà uguale ad 1. Il rapporto fra S e V rappresenta il potenziale di accesso reale ai contenuti del sito, in questo caso quindi il rapporto sarà 6. Quindi il mio sito con un&#8217;architettura dei contenuti cubica, con un contenuto avrà un grado di complessità pari ad 1 (non ci sono relazioni fra contennuti) un potenziale nominale di acesso pari a 6 e un potenziale reale di accesso pari a 6 (uguale al potenziale nominale).</p>
<p style="text-align: justify"><em>Cosa succede se aggiungo un altro contenuto?</em> L&#8217;incremento di contenuto è lineare (+n). Avrò adesso numero di contenuti uguale a 2, potenziale nominale di accesso ai contenuti pari a 24, complessità dei contenuti pari a 8 e potenziale reale di accesso ai contenuti pari a 3. Cosa notate? per un incremento +1 di contenuto, la superificie di accesso nominale si incrementa (ovviamente) di +23 (sono suscettibile di catturare più audience interessata ai miei contenuti, perché ho più contenuti), la complessità si incrementa di +7 ma il rapporto fra i due, cioé il potenziale di accesso reale, si decrementa di 3 unità! Questo perché la relazione che lega contenuto, complessità e possibilità di accesso non è lineare (per ogni contenuto aggiunto il potenziale nominale di accesso si incrementa al quadrato, ma la complessità al cubo). Continuiamo: se aumentiamo i contenuti stavolta di due, avremo che: i contenuti saranno 3, il potenziale nominale di accesso sarà 54, la complessità dei contenuti sarà 27, quindi il rapporto fra i due (potenziale di accesso reale ai contenuti) sarà sceso a 2.</p>
<h3 style="text-align: justify">Approccio strutturalista</h3>
<p style="text-align: justify">Il nostro problema è quindi che per ogni contenuto aggiunto, la scala dell&#8217;architettura dei contenuti (e la sua complessità) varia <em>al cubo</em>. Questo vuol dire che aumentare i contenuti significa interessare potenzialmente più utenti (nel caso author-push attraverso un&#8217;offerta più ampia di informazioni/contenuti, nel caso user-pull i contenuti sono già incrementati dall&#8217;incremento degli accessi, fotografato dall&#8217;incremento della superificie, a cui poi si aggiunge ricorsivamente l&#8217;effetto dell&#8217;aumento dell&#8217;offerta). Massimizzare il numero di contenuti aumenta la potenzialità di attrarre nuovi utenti (potenziale di accesso nominale ai contenuti), ma anche la complessità (dell&#8217;architettura dei contenuti) che diminuisce l&#8217;accesso reale ai contenuti da parte degli utenti (il potenziale di accesso reale ai contenuti). <strong>Quindi aumentare i contenuti senza modificare l&#8217;architettura dei contenuti rischia di farti perdere accessi invece di aumentarli!</strong></p>
<h3 style="text-align: justify">Approccio strutturazionista</h3>
<p style="text-align: justify">Questo dal lato struttura (sistema). Ma la dinamica reale non è (solo) legata alla struttura ma anche agli individui, gli <em>agenti</em>. E&#8217; una dinamica <em>strutturazionista</em>: cioé esce fuori dalla configurazione della struttura (sistema) e dalle caratteristiche di chi lo usa (agenti). Questo vuol dire che oltre al problema strutturale fin qui visto, dobbiamo aggiungere i problemi legati al comportamento dei singoli. In particolare occorre tenere presente che la dimensione definita come potenziale di accesso degli utenti è appunto un parametro potenziale. La versione nominale così come quella reale sono entrambe potenziali, cioé riguardano le possibilità che il sistema offre agli utenti. Ma non le possibilità che gli utenti colgono.</p>
<p style="text-align: justify">Quindi la progettazione di una buona architettura dei contenuti deve tenere conto anche di dinamiche relative agli users. Che sono principalmente:</p>
<p style="text-align: justify">1. <strong>Adattamento</strong>: gli utenti imparano. Acquisiscono automatismi che fanno risparmiare tempo a loro nell&#8217;accesso ai tuoi contenuti, ma occorre capire che questo adattamento significa automatismo, che implica a sua volta <em>blindness</em> sulle procedure, cioé un decremento dell&#8217;attenzione. Se la fidelizzazione dell&#8217;user si esercita attraverso la creazione di un ambiente per lui confortevole, di un microcosmo abituale, questo implica un&#8217;automatica selezione da parte dell&#8217;utente abituale dei tuoi contenuti: l&#8217;utente abituale forza la tua offerta prendendo quello che gli serve e saltando le tappe del tuo percorso di associazione e presentazione dei contenuti. Motivo per il quale se tieni sempre gli annunci pubblicitari nella stessa posizione, l&#8217;utente abituale non li vede neppure. Occorre un buon equilibrio fra fidelizzazione e cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify">2. <strong>Imprevedibilità</strong>: gli users non sono mai completamente prevedibili. L&#8217;uomo non è mai completamente prevedibile. Se per alcuni la polvere da sparo serviva per fare fuochi artificiali, per altri è diventato uno strumento da guerra.</p>
<p style="text-align: justify">3. <strong>Prosuming</strong>: non esistono più &#8220;gli utenti&#8221;. La logica web 2.0 tende a forzare anche i siti 1.0. Ormai l&#8217;utente si concepisce come prosumer e quindi remixa i tuoi contenuti, dentro o fuori dal tuo sito. Ne ha gli strumenti, è una realtà.</p>
<p style="text-align: justify">4. <strong>Nicchia</strong>: la parola d&#8217;ordine non è massa ma nicchia. Questo vuol dire che qualsiasi architettura deve essere flessibile, dinamica e differenziata.</p>
<h3 style="text-align: justify">Conclusioni</h3>
<p style="text-align: justify">La tua architettura dei contenuti deve tenere conto del problema dell&#8217;entropia a livello sistemico, prevedibile e gestibile, ma anche del comportamento individuale degli utenti e con il loro modo di interagire con la tua architettura. Questo si può in parte prevedere, nell&#8217;altra parte occorre tanta attività di analisi e osservazione dei trends. Il comportamento degli utenti modifica di molto il funzionamento del famoso p<em>otenziale di accesso nominale e reale degli utenti al sito</em>. Aggiungendo a questa dimensione l&#8217;analisi comportamentista dell&#8217;utente avremo l&#8217;<em>accesso reale</em> al sito.</p>
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		<title>Generare e leggere QR Code: il futuro per il mobile</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 09:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mobile]]></category>

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<p style="text-align: justify">Immagine (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/auravox/" target="_blank">Bob Van Martin</a></p>
<p style="text-align: justify">Vi siete mai chiesti cosa siano quelle figure astratte fatte di quadratini apparentemente messi a casaccio? Come qualcuno saprà quei quadretti sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_QR" target="_blank">QR Code</a>, un codice a barre bidimensionale che conserva sotto forma di immagine informazioni. A cosa serve? A scambiare informazioni in modo ultraveloce!<span id="more-225"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Come si usano i QR Code?</h3>
<p style="text-align: justify">Per generarli i servizi free sono tanti. Fra questi segnalo quello offerto da <a href="http://qrcode.kaywa.com/" target="_blank">Kaywa</a> (solo per convertire URL) e quello appena nato e fortemente consigliato di <a href="http://www.qurify.com" target="_blank">Qurify</a>, progetto di amico nonché una delle menti europee più innovative: <em>Godfried van Loo</em> (non usate ancora <a href="http://www.scoutle.com" target="_blank">Scoutle</a>?). Qurify vi consente di convertire paragrafi di testo, quindi ha un uso potenziale incredibile. Create biglietti da visita, informazioni commerciali, ecc. ecc.</p>
<p style="text-align: justify">Per leggere i QR code da cellulare la Nokia propone un&#8217;apposita pagina <a href="http://mobilecodes.nokia.com/scan.htm" target="_blank">qui</a>, Google inserirà applicazione nativa <a href="http://www.intomobile.com/2007/11/13/zxing-googles-open-source-qr-code-reader.html" target="_blank">nel suo Android</a> e se lo cercate per iPhone non avete che l&#8217;<a href="http://www.google.it/search?q=qr+code+reader+iphone&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a" target="_blank">imbarazzo della scelta</a>.</p>
<h3 style="text-align: justify">Perché è fondamentale usarli?</h3>
<p style="text-align: justify">Ci sono almeno due grossi vantaggi:</p>
<p style="text-align: justify">a) Puoi fornire in un istante le informazioni. Invece di inviare un URL o un numero di telefono, ti basta condividere l&#8217;immagine, che viene letta da cellulari e PC con appositi programmi free. Risolvi il problema dei potenziali errori e si fa tutto con un click. Ma non solo: puoi anche creare QR code alfanumerici, quindi con il testo che desideri, e lasciarli in giro. Immaginate le potenzialità a livello di (guerrilla) marketing!</p>
<p style="text-align: justify">b) Questa applicazione trova non a caso una enorme diffusione in giappone (dove scrivere qualcosa è un problema di spazio): immaginate come vengano compresse le informazioni! Anziché impiegare porzioni di muro con scritte di vario tipo, il QR Code condensa tutto in quadratini! Immagina di averlo sul tuo blog, e di fornire agli utenti un veloce accesso alle informazioni (questo è il motivo per cui ad esempio importanti quotidiani come la <a href="http://www.gazzetta.it" target="_blank">gazzetta dello sport</a> lo utilizzano).</p>
<p style="text-align: justify">Non voglio pensare cosa ci farebbe <a href="http://www.ninjamarketing.it/" target="_blank">un ninja</a> con un QR Code&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Sull&#8217;Utilizzo dei Social Network: Conservatori vs. Progressisti</title>
		<link>http://webstrategist.it/content-management/sullutilizzo-dei-social-network-conservatori-vs-progressisti/</link>
		<comments>http://webstrategist.it/content-management/sullutilizzo-dei-social-network-conservatori-vs-progressisti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 17:12:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Network]]></category>

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<p style="text-align: justify"><span style="font-size: x-small">Foto (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/mariosundar/" target="_blank">Mario Sundar</a></span></p>
<p style="text-align: justify">Qualche tempo fa chiesi a <a href="http://www.minimarketing.it/index.htm" target="_blank">Gianluca Diegoli</a> di entrare nel mio network di contatti su <a href="http://www.linkedin.com" target="_blank">LinkedIn</a>. Mi rispose che lui su LinkedIn aggiunge solo persone con cui ha lavorato/interagito nel mondo reale. Qualche giorno fa anche <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2008/09/ancora-su-socia.html" target="_blank">Stefano Quintarelli</a> ha ripreso l&#8217;argomento parlando di <a href="http://www.reeplay.it" target="_blank">Reeplay.it</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Per cosa usi i Social Network? Per tracciare i contatti esistenti nel mondo reale o per fartene di nuovi?</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-147"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Conservatori vs. Progressisti</h3>
<p style="text-align: justify">Scherzando un po&#8217; sui termini si potrebbe dire che esiste una scuola conservatrice ed uno progressista. I conservatori sono coloro che tendono ad usare i Social Network (ed in senso lato tutti i siti che hanno funzioni social) in modo da replicare online i legami che si creano offline. In questo modo internet diventa un prolungamento del mondo reale. I progressisti invece tendono a costruirsi su internet un mondo autonomo ma collegato a quello reale: le attività sociali sono usate per acquisire nuove connessioni e conoscenze, esattamente come nel mondo reale, mischiando i contatti presi nell&#8217;uno e nell&#8217;altro.</p>
<h3 style="text-align: justify">Dipende dal Social Network: se lo usi per svago o per lavoro.</h3>
<p style="text-align: justify">I conservatori &#8220;puri&#8221; sono davvero pochi. La maggior parte di coloro che vive sul web usa un aproccio misto, tende ad essere progressista su social network come <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a>, informali e dedicati al tempo libero, e conservatore su social network direttamente connessi alla vita reale (come <a href="http://www.linkedin.com" target="_blank">LinkedIn</a>). Questa è una libera scelta, ma di certo ogni volta che si agisce in modo conservatore, si precludono le possibilità di nuove connessioni.</p>
<h3 style="text-align: justify">Dipende dalle opzioni del Social Network: Segmentare</h3>
<p style="text-align: justify">In realtà il problema tende a porsi, come nota Stefano Quintarelli, in network come LinkedIn, che nel tempo hanno dimostrato di assimilare con lentezza le opzioni tipiche dei social network (gruppi, messaggistica). Facebook così come la maggioranza dei social-cosi, ha implementato la possibilità di <em>segmentare</em> i contatti creando liste utenti. Una segmentazione aperta insomma. Molti altri (<a href="http://www.flickr.com" target="_blank">Flickr</a> ad esempio) consentono una segmentazione chiusa, nel senso che è possibile scegliere fra 2-3 opzioni (ad esempio family, contact, friend, business) ma non creare liste utenti.</p>
<p style="text-align: justify">La segmentazione degli utenti è uno strumento fondamentale soprattutto per chi utilizza le connessioni sociali online in modo costante, tendendo ad avere un numero di connessioni alto. In questo modo l&#8217;assenza di segmentazione rende complessa e farraginosa la gestione delle interazioni. Un metodo interessante e minoritario è quello invece proposto da <a href="http://www.sixient.com">Sixient</a>, che consente la segmentazione dei <em>profili</em>: una volta registrati sarà possibile creare diversi profili (di default 3: Personale, Professionale, Pubblico) a cui associare alcune informazioni piuttosto che altre. Ancorando gli utenti al tipo di profilo, sarà possibile mostrare solo alcune informazioni anziché altre senza doversi privare di accettare nuove connessioni per paura di condividere informazioni sensibili con sconosciuti e potendo scegliere di distinguere fra diverse classi di contatti accettando comunque anche connessioni da perfetti sconosciuti.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Strategia di Aggregazione per Nanopublishing &#8211; Parte 3</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 06:07:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Content Management]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Case Study]]></category>
		<category><![CDATA[Nanopublishing]]></category>

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<p style="text-align: justify">Foto (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/duchamp/" target="_blank">Duchamp</a></p>
<p style="text-align: justify">Ultima parte del dossier sui nanopublisher e la funzione di aggregazione dei contenuti.<span id="more-104"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Newspage</h3>
<p style="text-align: justify">La vera alternativa al blog in homepage è una newspage. La newspage è propria delle webzine di solito cioé del tentativo di traslare un newspaper/magazine sul web. E&#8217; importante capire che questo spesso è associato ad una determinata prospettiva dell&#8217;editoria online, una prospettiva fortemente radicata nell&#8217;esperienza dell&#8217;editoria tradizionale. Ad utilizzare la newspage è (manco a dirlo) <a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com/" target="_blank">Nova100</a>. Che ne fa addirittura la prima strategia di aggregazione. In linea con quanto rilevato finora sull&#8217;incapacità di scegliere una linea, la newspage calza a pennello perché sta lì intabellando i contenuti per coordinate diverse (tempo, categoria, origine). Un po&#8217; meno retrò ma sempre abbastanza &#8220;grigliato&#8221; è il layout di <a href="http://www.eblog-network.com/" target="_blank">eBlog Network Magazine</a>. Infine quello che mi sembra il più gradevole (e ragionato) esempio di newspage è <a href="http://communicagroup.libero.it/" target="_blank">Communica Group</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Perché secondo me non va la newspage. Se è vero che è il metodo che in partenza più si avvicina di più alla sintesi di più metodi di aggregazione, è anche vero che ci troviamo (pure qui) innanzi ad un&#8217;idea vecchia. Le newspage sono la prima cosa che internet ha visto a livello di editoria online. I megaportaloni ne sono i nipoti. Lo stile tabellare/a blocchi e l&#8217;inevitabile riempimento che diventa intasamento, rendono questa opzione poco accattivante. E soprattutto troppo simile ai giornali on line, generando spesso confusione nell&#8217;utente medio (la massa del web).</p>
<h3 style="text-align: justify">I miei consigli</h3>
<p style="text-align: justify">Ok, fin qui una simpatica lettura. Ma andiamo al sodo, eccoti i miei consigli per la realizzazione di una efficace aggregazione:</p>
<p style="text-align: justify">1. <strong>Grafica originale e accativante ma parallela ai contenuti</strong>: la grafica al Webdesigner e i contenuti al Web Content Manager, ma devono lavorare alla stessa scrivania. La grafica deve stare ai contenuti come un abito confezionato su misura. Niente roba da negozio. Solo cose originali e funzionali alla tua idea di sviluppo e presentazione dei contenuti. Sono i contenuti e la strategia di distribuzione/aggregazione relativa a dettare legge, non l&#8217;estetica. L&#8217;estetica senza funzionalità è come uno splendido Valentino disegnato per Kate Moss ma messo addosso a Platinette.</p>
<p style="text-align: justify">2. <strong>Accessibilità e velocità, la soluzione più semplice è spesso la migliore</strong>: ricorda che tanto quanto quello che si vede (la grafica) conta quello che non si vede (il codice). Trova Web Developer in grado di integrare grafica e codice garantendo velocità e accessibilità. In questo senso pensa che la soluzione più semplice è spesso la migliore.</p>
<p style="text-align: justify">3. <strong>Blog = Blogger</strong>: non scimmiottare i giornali. Un blog network è fatto di blog e blog significa essenzialmente blogger. Questo vuol dire che quando aggreghi la tua offerta, oltre al nome del blog mettici la faccia del blogger. Il blogger non è un ingranaggio della tua macchina, ma la tua macchina, senza di lui vai a piedi.</p>
<p style="text-align: justify">4. <strong>Lascia perdere la blogtegory</strong>: inventare nomi di blog che contengano il tema del blog è controproducente. Quello che acquisisci in immediatezza nella comunicazione lo perdi in originalità e carattere. Quanti blog di calcio con nomi originali pensi si possano creare con questo metodo? Esattamente come nella vita reale, se hai un nome originale la gente si ricorderà più facilmente di te. Se bene o male dipenderà dal tuo carattere, così come per il tuo blog dai suoi contenuti. Anche se hai buoni contenuti e tieni un nome come tanti, sarai solo uno fra tanti.</p>
<p style="text-align: justify">5. <strong>Il deserto è fatto da granelli</strong>: stai sempre attento ai dettagli. Le grandi cose sono meno importanti. La priorità è fare benissimo quello che si fa già. Non sbavare, non lasciare imperfezioni nella grafica o nei meccanismi di pubblicazione, ottimizza e migliorati sempre. Goccia dopo goccia costruirai il tuo oceano.</p>
<p style="text-align: justify">6. <strong>Chi segue qualcuno non arriverà mai primo</strong>: l&#8217;eccellenza non si ottiene copiando gli altri. Ma questo non vuol dire non riconoscerne i successi. Sforzati di fare meglio dei tuoi concorrenti per le cose che fate entrambi, ma cambia sempre terreno di confronto, inventa, stupisci, sperimenta. Trova nuove strade e nuovi terreni di competizione. La Repubblica ha battuto il Corriere on line perché ha creduto nel nuovo ed ha investito. Il Corriere ha perso perché per recuperare si è limitato a copiare.</p>
<p style="text-align: justify">7. <strong>Chi semina chiacchere anche se è un bravo agricoltore, mangerà chiacchere</strong>: se vuoi fare del nanopublishing il tuo business dovrai piantare. Denaro. E&#8217; qualcosa che non devi dimenticare. Compra la competenza delle persone giuste e stai sempre pronto a valorizzare le risorse giuste. Perché oltre ai semi ti servono anche dei bravi contadini se vuoi ottenere da ogni seme molti più semi.</p>
<p style="text-align: justify">8. <strong>Il segreto</strong>: il segreto è uno, strategia. Anche se hai acquistato i migliori talenti non vai da nessuna parte senza strategia. Lo stratega è l&#8217;allenatore del gruppo, anche una squadra di campionissimi non va da nessuna parte senza un allenatore all&#8217;altezza. Ricordati sempre che il web è giovane e avere nel team elementi giovani è solo un vantaggio. Machiavelli scriveva che il buon governo è fatto da leoni e volpi, audacia ed esperienza. Il giusto mix. Il segreto sta nell&#8217;armonia e l&#8217;armonia come ogni bilanciamento è una scelta. Strategica. A questo ti serve lo stratega. A scegliere su cosa investire per crescere.</p>
<p style="text-align: justify">Da queste considerazioni nasce l&#8217;<a href="http://www.bloglist.it" target="_blank">homepage di BlogList.it</a>, sicuramente differente rispetto a tutte quelle che avete fin qui visto.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/08/la_funzione_di_aggregazione_dei_conte_.pdf">Dossier Completo in PDF</a></p>
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		<title>Strategia di Aggregazione per Nanopublishing &#8211; Parte 2</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2008 06:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Content Management]]></category>
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<p style="text-align: justify">Foto (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/consumerist/" target="_blank">The Consumerist</a></p>
<p style="text-align: justify">Secondo appuntamento con la strategia di aggregazione per nanopublishing. <span id="more-102"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Feed</h3>
<p style="text-align: justify">Il metodo più semplice di aggregazione, o meglio il più immediato, è quello di creare un mega feed del network che è la somma di tutti i feed dei singoli blog (del network). Sostanzialmente si usa un criterio <em>cronologico</em> per aggregare i contenuti (ordinandoli dal più recente al più vecchio). Un esempio è la home di <a href="http://blogs.simplicissimus.it/" target="_blank">Simplicissimus Blog Farm</a>, che come ho ribadito più volte è l&#8217;unica cosa che non mi piace di quel network (ma che stanno infatti aggiustando).</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente si tratta di una aggregazione di poco più efficace rispetto a quella che presenta solo i nomi dei blog. E si potrebbero fare considerazioni analoghe. Per questo si tenta di ottimizzare ancora presentando il feed in maniera più strutturata, accoppiandolo altri criteri, come fa <a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com/" target="_blank">Nova100</a>. Il fallimento di quest&#8217;ultimo è come ho detto sopra, legato al suo &#8220;appiccicare&#8221; aggregazioni diverse senza una reale coerenza/cura (sembra quasi che nel dubbio della scelta fra strategie diverse si sia deciso di implementarle tutte. Che equivale a non implementarne nessuna).</p>
<p style="text-align: justify">La perfezione nella gestione di un semplice feed generale di tutto il network la raggiungono <a href="http://www.soloblog.it/" target="_blank">Soloblog</a> e <a href="http://www.oneblog.it/network-post/" target="_blank">Oneblog</a> (ma non nella home), che implementano una pagina di feed che oltre a ordinare i contenuti cronologicamente, li segmenta anche per <em>blogtegory</em>, cioé per nome del blog che è anche il nome di una categoria (tipo &#8220;oneMarketing&#8221; o &#8220;soloCalcio&#8221;). Lo stile essenziale e d&#8217;impatto della pagina è molto interessante e resta a mio avviso il modo migliore per gestire una <em>feedpage</em>. Mi pare giusto a margine tributare i giusti onori all&#8217; &#8220;inventore&#8221; del metodo e del concept, <a href="http://www.serialblogger.com.ar/autor" target="_blank">Diego F Gonzalez</a> che ha creato <a href="http://e.leven.com.ar/11feeds/">11Feeds</a> rilasciandolo in open source per tutti coloro che lo volessero utilizzare, e sono in tanti a farlo (quasi tutti senza citare la paternità di Gonzalez).</p>
<p style="text-align: justify">Un altro modo di presentare il gigantesco feed generale del network è quello di farne un blog. Avete capito bene. La homepage vi accoglie con un blog. Un blog che riporta tutti gli articoli di tutto il network. Ovviamente si tratta di un blog che &#8220;legge&#8221; questa specie di megafeed generale o comunque ha l&#8217;effetto equivalente. L&#8217;esempio è la home di <a href="http://blogsociale.it/" target="_blank">Blog Sociale</a>, dove potete vedere addirittura i FeedFlare di feedburner alla fine di ogni post. Segno chiaro che è un copia-incolla del feed. <a href="http://www.investireoggi.it/blog/" target="_blank">Investire Oggi</a> fa qualcosa di meno rudimentale, <a href="http://blogolandia.it/" target="_blank">Blogolandia</a> supera senza dubbio gli esempi fin qui descritti come <a href="http://www.blogspla.net/">Blogspla.net</a>, entrambi scelgono la via della semplicità e del layout tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify">Questo metodo di aggregazione in sé non è male. Perché permette di utilizzare oltre al criterio della segmentazione <em>temporale/categoria</em> del feed, anche altre vie come quella del <em>blog</em>, del <em>tag</em>, della <em>relevance. </em>Il punto debole è che spesso viene implementato in modo da creare un blog che abbia lo stesso layout e caratteristiche dei singoli blog del network. Davvero poco originale. In questo senso quindi meritano l&#8217;eccellenza le pagine create da <a href="http://www.kerojam.it/" target="_blank">Kerojam</a> e <a href="http://news.blogo.it/" target="_blank">Blogo</a> (di quest&#8217;ultimo non parliamo della homepage). Entrambi creano una <em>feedpage</em> ma reinterpretandola, aggiungendo altri elementi rispetto a quelli di 11Feed e impacchettando tutto in un layout simil-blog (Kerojam) e simil-newspage (Blogo). 110 e lode. Un&#8217;idea stupenda e ottimamente implementata. Per cui mi stupisce che Blogo non faccia di questa pagina la sua homepage.</p>
<p style="text-align: justify">Dalla prospettiva diametralmente opposta un ottimo esempio di cosa non fare quando si pensa ad un blog in homepage (che raccolga tutti i contenuti del network), quello è <a href="http://blogosfere.it/" target="_blank">Blogosfere</a>. Al di là della grafica precaria e della struttura confusionaria, l&#8217;idea di partenza non era male. Invece di utilizzare un blog collegato ad un mega feed dei contenuti del network, sulla homepage di Blogosfere trovate un blog che parla si dei contenuti del network, ma lo fa fare a dei redattori che riprendono, aggregano e propongono. Mi sembra un&#8217;ottima idea. Peccato però che sia implementata male, commenttendo un errore madornale: la duplicazione del post. Infatti il prodotto è che si parla dello stesso argomento due volte: nel blog di aggregazione della homepage, e nel singolo blog del network. Cambiano le parole, ma la discussione è la stessa. L&#8217;errore sta nel consentire agli utenti di potere commentare i due post: si sdoppia a priori la discussione, uccidendola. Gli altri esempi di cui sopra infatti rimandano al singolo blog del network per far commentare gli utenti. E&#8217; la cosa più sensata. Ecco un esempio dell&#8217;errore: <a href="http://blogosfere.it/2008/08/dalle-suffragette-a-womens-voices-women-vote-un-appello-alle-donne-americane-per-andare-a-votare.html" target="_blank">post sulla homepage</a> e <a href="http://mondodonna.blogosfere.it/2008/08/appello-alle-donne-americane-perche-vadano-a-votare.html" target="_blank">post sul singolo blog</a>. Va un po&#8217; meglio con <a href="http://blogosfere.it/mappa/" target="_blank">l&#8217;archivio del network</a>, che però è davvero rudimentale.</p>
<h3 style="text-align: justify">Blog Ufficiale</h3>
<p style="text-align: justify">Il secondo metodo di aggregazione più utilizzato dopo quello del feed generale presentato come un blog, è quello del <em>blog ufficiale (blogpage)</em>. In homepage si presenta il blog che parla della piattaforma. La necessità di mettere un blog in homepage, che sia un aggregatore dei contenuti del network o che parli della piattaforma, è spesso motivata dalla struttura dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Content_management_system">CMS</a> utilizzati. <a href="http://mu.wordpress.org/" target="_blank">WordPress MU</a> o <a href="http://www.typepad.com/" target="_blank">Typepad</a> gestiscono tutti i blog e ti consentono di selezionare uno di essi per la home. Quindi una homepage differente significa agire sulla piattaforma e programmare a mano.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.oneblog.it" target="_blank">Oneblog</a> e <a href="http://www.blogo.it">Blogo</a> mettono in homepage il blog ufficiale, nonostante entrambi abbiano una bella pagina di aggregazione dei contenuti. Lo stesso fanno <a href="http://www.isayblog.com/" target="_blank">IsayBlog!</a>, <a href="http://www.nanopress.it/" target="_blank">Nanopress</a>, <a href="http://www.blogcenter.net/" target="_blank">Blogcenter</a>, <a href="http://www.glocalnetwork.net/" target="_blank">Glocalnetwork</a> e <a href="http://blognetwork.it/" target="_blank">BlogNetWork</a>. In generale valgono le considerazioni fatte sopra: al di là della gradevolezza o meno dell&#8217;implementazione dell&#8217;idea, l&#8217;idea di per sé non è molto originale né funzionale. E&#8217; chiaro che fra un IsayBlog! e un Nanopress c&#8217;é l&#8217;abisso, ma alla fine anche la realizzazione migliore non può che superare di poco la sufficienza. Qui è l&#8217;idea che è stantia, già in partenza. Certo non bisogna comunque tralasciare l&#8217;aggregazione (che avviene a questo punto tutta sulla sidebar) come invece ha fatto BlogNetWork (interessante invece l&#8217;idea della <a href="http://blognetwork.it/sandbox/" target="_blank">Sandbox</a>). I metodi di Blogo e IsayBlog! per aggregare i blog nella sidebar sono senza dubbio i migliori (ma attenzione: solo da un certo numero di blog in poi ha senso aggregare come Blogo).</p>
<p style="text-align: justify">Continua Domani.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/08/la_funzione_di_aggregazione_dei_conte_.pdf">Dossier Completo in PDF</a></p>
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</ol></p>
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		<title>Strategia di Aggregazione per Nanopublishing &#8211; Parte 1</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 06:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Content Management]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Web Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Case Study]]></category>
		<category><![CDATA[Nanopublishing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Aggregators]]></category>

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<p style="text-align: justify"><span style="font-size: x-small">Immagine (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/urban_data/" target="_blank">urban_data</a></span></p>
<p style="text-align: justify">Dopo aver mostraro come i principali blog network italiani <a href="http://webgarden.bloglist.it/2008/08/28/compariamo-le-homepage-di-aggregazione-dei-blog-network/" target="_blank">utilizzano la loro homepage di aggregazione</a>, non resta che tirare le somme. Come aggregare i propri contenuti su un blog network? Di seguito motiverò le mie scelte in termini di <em>best practice</em>.<span id="more-95"></span></p>
<h3 style="text-align: justify">Sul significato di Giusto o Sbagliato.</h3>
<p style="text-align: justify">La doverosa premessa è che nulla di quanto segue va letto in termini di giusto o sbagliato. In sé nulla è giusto o sbagliato. Il giudizio è infatti indistinguibile dalla <em>valutazione strategica</em>. Valutare strategicamente significa considerare le <em>risorse investite</em> (il punto di partenza), gli <em>obiettivi prefissati</em> (il punto di arrivo) e il <em>modo per arrivarci</em> (il collegamento fra i due). La strategia non è soltanto il modo di arrivare a qualcosa. Ma è l&#8217;<em>intero contesto</em>. <em>Valutare strategicamente cosa è giusto o sbagliato non può prescindere dalla conoscenza delle risorse a disposizione e degli obiettivi che si intendono perseguire</em>. Dato che non posso conoscere questi due parametri per 20 blog network, di seguito giudicherò le cose ipotizzando gli obiettivi. Le risorse di partenza saranno un po&#8217; la variabile dipendente del discorso.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; chiaro che la funzione di aggregazione dei contenuti è fondamentale per il destino di un blog network. Perché è il suo più grosso valore aggiunto. E quindi la strategia di aggregazione dei contenuti è il nodo di Gordio del nanopublisher.</p>
<h3 style="text-align: justify">Quando niente&#8230;</h3>
<p style="text-align: justify">Il primo caso è quello che vede come protagonisti <a href="http://www.blognation.it/" target="_blank">BlogNation</a> e <a href="http://www.blogoitalia.it/" target="_blank">Blogoitalia</a>. In entrambi i casi si è scelto di <strong>non aggregare alcun contenuto</strong>. I due network sono sprovvisti della forma di aggregazione in homepage. L&#8217;aggregazione che operano è blanda e riguarda i blog più che i contenuti. Così BlogNation ci propone in home l&#8217;elenco dei suoi blog, mentre Blogoitalia si prensenta con uno dei suoi blog in home, che presenta i link anche agli altri.</p>
<p style="text-align: justify">Nel caso di BlogNation la scelta è compatibile con l&#8217;attività di estremamente basso profilo del network, che è molto discreto. Lo scopo principale infatti non sembra essere quello economico ma solo di fare gruppo attorno alla generazione di pionieri della blogosfera italiana. BlogNation è più una questione di status che di moneta. Blogoitalia invece sembra non essere andata al di là dell&#8217;installazione di WordPress MU, che mette di default nella homepage del network il primo blog creato (ma già dalla scelta del nome si intuisce come la strategia del network non sia l&#8217;originalità).</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente credo che sia <strong>un errore sottovalutare la funzione dell&#8217;aggregazione</strong>. Che sia o meno spinto il fine commerciale del network, lo scopo primario della homepage resta sempre lo stesso: presentare l&#8217;offerta editoriale. In questo senso un mero elenco dei blog, anche se originale come quello di BlogNation, getta alle ortiche la possibilità di ottimizzare ulteriormente in senso paretiano: se non possiamo conoscere (ma solo ipotizzare) i gusti e le preferenze dei lettori, così eterogenei come insieme, la strategia che massimizza la presentazione della home è quella di utilizzare più criteri di aggregazione possibile, evitando di intercettare solo il gusto di <em>alcuni</em>.</p>
<h3 style="text-align: justify">&#8230;e quando troppo!</h3>
<p style="text-align: justify">La massimizzazione delle preferenze attraverso l&#8217;utilizzo di più criteri di aggregazione, ha <strong>due limiti principali</strong>. Il primo è l&#8217;<em>armonia</em>: tanti modi di aggregare devono coesistere con stile. Il secondo è l&#8217;<em>identità</em>. E&#8217; chiaro che come vedremo più avanti gli stili e i criteri di aggregazione non sono neutri, ma sposano una certa &#8220;ideologia&#8221; (o meglio &#8220;filosofia&#8221;) del blog network.</p>
<p style="text-align: justify">Una lezione che quelli di <a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com/">Nova100</a> dovrebbero ripetere come un mantra finché non la interiorizzano. Perché la loro home è l&#8217;esatto esempio di come un&#8217;idea buona se implementata male non solo non sortisce i benefici attesi, ma diventa addirittura dannosa. Da un lato perché la grafica è migliorabile di gran lunga e dall&#8217;altro perché la realizzazione mostra dei bug palesi segno di trascuratezza. Proprio questo è quello che comunica il network, nonostante non manchino i fondi né i fuoriclasse in squadra. Probabilmente a fare difetto è un allenatore/project manager preciso versato nell&#8217;arte del <em>team building</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Le idee ci sono tutti ma sono implementate male, malissimo: l&#8217;idea di una <em>tagpage</em> è stupenda, ma la sua realizzazione penosa, l&#8217;idea di aggregare per blogger è originale ma realizzata senza osare più di tanto, usando formule bollite (come la newspage).</p>
<h3 style="text-align: justify">Tag</h3>
<p style="text-align: justify">Generare una tag cloud a partire da tutti i tag del network non è cosa semplicissima. Ma è un&#8217;idea vincente per aggregare i contenuti, soprattutto in un network. Gli unici ad implementare questa idea in modo da dargli lo spazio che merita sono stati quelli di <a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com/" target="_blank">Nova100</a>, che però non hanno realizzato qualcosa all&#8217;altezza dell&#8217;idea.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Perché è importante una tag cloud?</strong> Perché partendo dal presupposto di un corretto utilizzo di Tag e Categorie, i tag sono gli unici in grado di misurare il <em>buzzing</em> di ogni singolo blog, fondendolo nel <em>buzzing</em> generale del network. Seguite il mio esempio: supponiamo di avere un blog network che abbia un blog dedicato al calcio ed uno alla moda. Supponiamo che nel primo si sia trattato nella categoria &#8220;allenatori&#8221; di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Mourinho" target="_blank">José Mourinho</a> all&#8217;Inter e nel secondo si sia parlato dello stesso Mourinho nella categoria &#8220;accessori moda&#8221; per il suo modo di indossare le sciarpe, ad esempio. Ebbene se aggrego per categoria i due articoli non troveranno alcun nesso (a maggior ragione se per macro-categorie &#8220;Moda&#8221; e &#8220;Calcio&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify">Se aggrego per tag (entrambi non possono che essere taggati &#8220;Mourinho&#8221;) invece ecco che i due articoli trovano aggregazione, offrendo al lettore un argomento da esplorare da diverse prospettive. Il buzzing si cattura con i tag. E sicome i tag si aggregano in nuvole (<em>clouds</em> appunto) abbiamo un indicatore grafico della densità del buzzing. Comunicare informazioni con indicatori grafici è molto più efficace e veloce che farlo testualmente: la tag cloud è efficace perché è (come) un&#8217;immagine.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Continua domani.</em></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/08/la_funzione_di_aggregazione_dei_conte_.pdf">Dossier Completo in PDF</a></p>
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		<title>Compariamo le Homepage di Aggregazione dei Blog Network</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 07:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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<h3 style="text-align: justify">Gli stili di aggregazione.</h3>
<p style="text-align: justify">Per stile di aggregazione si intende il concetto che sta dietro l&#8217;architettura della pagina. E&#8217; il macroconcetto che informa l&#8217;aggregazione.</p>
<p style="text-align: justify"><em>- Feedpage</em>: una pagina che riprone i contenuti di tutto il network a partire da un feed RSS. Il processo è dunque automatico e senza filtro.  La feedpage può essere organizzata come <em>feed</em> (elenco degli elementi) oppure come <em>blog</em> (gli elementi diventano le entries di un blog generale i cui articoli sono tutti gli articoli del network).<br />
<em>- Blogpage</em>: la homepage è l&#8217;official blog del network. In questo quadro più che aggregare i contenuti si presentano notizie e articoli rilevanti per il network.<br />
<em>- Newspage</em>: la homepage è disegnata come una webzine, con un layout da newspaper online che divide i contenuti per tema.</p>
<h3 style="text-align: justify">I criteri di aggregazione</h3>
<p style="text-align: justify">A partire dallo stile di aggregazione la pagina si riempe degli elementi concreti attraverso cui si realizza l&#8217;integrazione. L&#8217;equilibrio, il mix fra questi elementi determina in concreto la specifica forma di aggregazione scelta dal network.</p>
<p style="text-align: justify"><em>- Time</em>: è il criterio più comune, cioé ordinare i contenuti cronologicamente secondo la data di pubblicazione<br />
<em>Category</em>: ogni contenuto è classificato (e quindi aggregato) in modo tematico per categoria<br />
<em>- Blog</em>: i contenuti sono aggregati per blog (che li ha generati)<br />
<em>- Blogger</em>: i contenuti sono aggregati per blogger (che li ha generati)<br />
<em>- Blogtegory</em>: i contenuti sono aggregati per blog, e ogni blog ha un nome che identifica univocamente un tema (questo neologismo di mia invenzione nasce infatti dall&#8217;unione fra <em>blog</em> e <em>category </em>proprio in virtù del suo essere un misto fra i due criteri).<br />
<em>- Tag</em>: i contenuti sono aggregati tematicamente per tag (per comprendere la differenza tra il criterio <em>tag</em> e il criterio <em>category</em>, leggete <a href="http://wwebstrategist.it/new-media-social-network/tags-vs-categorie-come-si-usano/">la differenza fra tag e categorie</a>).<br />
<em>- Relevance</em>: i contenuti sono aggregati per rilevanza, questo criterio per quanto automatizzabile (nel senso di far diventare la <em>funzione di editing</em> una <em>funzione di</em> <em>crowdsourcing</em> che coinvolga i lettori) è spesso l&#8217;unico che viene gestito manualmente e richiede una specie di redazione/redattore.</p>
<h3 style="text-align: justify">Cosa usano i Blog Network?</h3>
<p style="text-align: justify">Il numero 0 siamo noi di BlogList. La nostra homepage riflette ovviamente il mio personale pensiero in materia. E&#8217; sicuramente perfettibile, perché ogni realizzazione è vincolata, oltre che dalle conoscenze e dagli obiettivi, dalle risorse. Ma della home di BlogList non parlerò se non a pezzi nel post in cui tirerò le somme del discorso.</p>
<p style="text-align: justify">I. <em>Blogolandia</em> (<a href="http://blogolandia.it" target="_blank">http://blogolandia.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">La home page è una <em>feedpage-blog</em>, nel senso che è un blog i cui articoli sono tutti gli articoli del network. I criteri principali sono <strong>time</strong> (gli articoli sono ordinati cronologicamente) e <strong>blogtegory</strong> (per blog, che è anche il nome di una città e quindi una categoria rispetto al blog-homepage del network). E&#8217; presente anche una ordinazione minore, per <strong>relevance</strong>, infatti nella sidebar è attivo un plugin per gli articoli più rilevanti.</p>
<p style="text-align: left">II. <em>Simplicissimus Blog Farm</em> (<a href="http://blogs.simplicissimus.it" target="_blank">http://blogs.simplicissimus.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Homepage molto semplice, una <strong>feedpage</strong> dove l&#8217;unico criterio è <strong>time</strong>. Voci ufficiose mi dicono che sia in rifacimento, E conoscendo Antonio Tombolini che non sta fermo un minuto, sono certo che ci stiano lavorando.</p>
<p style="text-align: left">III. <em>Blogcenter</em> (<a href="http://www.blogcenter.net" target="_blank">http://www.blogcenter.net</a>)</p>
<p style="text-align: justify">La home è una <strong>blogpage</strong> che ospita l&#8217;official blog. L&#8217;accesso ai blog del network avviene attraverso una lista nella sidebar, quindi un debole criterio <strong>blog</strong>.</p>
<p style="text-align: left">IV. <em>Soloblog</em> (<a href="http://www.soloblog.it" target="_blank">http://www.soloblog.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">In home troviamo una <strong>feedpage-feed</strong>, ordinata secondo i criteri <strong>time</strong> e <strong>blogtegory</strong> (ogni blog corrisponde infatti ad un tema).</p>
<p style="text-align: left">V. <em>Communica Group</em> (<a href="http://communicagroup.libero.it">http://communicagroup.libero.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Un ottimo esempio di <strong>newspage</strong>, quindi criterio <strong>relevance</strong>, <strong>category</strong> e <strong>time</strong>, in fondo trovate l&#8217;accesso per <strong>blog</strong>. Non è un caso: Communica ha una redazione dietro e un timoniere di grande esperienza come <em>Luca Ajroldi</em>.</p>
<p style="text-align: left">VI. <em>BlogNation</em> (<a href="http://www.blognation.it">http://www.blognation.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Il più blasonato e minimale dei nanopublisher si presenta con una home che è semplicemente un accesso per <strong>blog</strong> al network.</p>
<p style="text-align: left">VII. <em>Nova100</em> (<a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com">http://www.nova100.ilsole24ore.com</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Ci accoglie con una <strong>newspage</strong>. I criteri usati sono un po&#8217; tutti: <strong>category</strong>,<strong> relevance</strong> e <strong>time</strong> (come quasi ogni newspage), presenta anche il criterio <strong>blogger</strong> (barra laterale). Poi presenta una seconda pagina che è una <strong>feedpage-feed</strong> (in cui curiosamente compaiono anche i post programmati, quindi datati nel futuro) che utilizza il criterio <strong>time</strong> e sempre <strong>blogger</strong>. Infine una terza pagina si presenta come <strong>tagpage</strong> e troviamo oltre che il criterio <strong>tag</strong>, quello <strong>blogger</strong> e <strong>time</strong>.</p>
<p style="text-align: left">VIII. <em>Blogo</em> (<a href="http://www.blogo.it" target="_blank">http://www.blogo.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Il campione dei nanopublishers italiani accoglie i visitatori con una blogpage. Ai contenuti si accede attraverso i criteri <strong>category</strong> e <strong>blog</strong> combinati. in fondo alla pagina anche una aggregazione per <strong>time</strong> dei contenuti. Inoltre si accede anche ad una <strong>newspage</strong> (<a href="http://news.blogo.it/">qui il link</a>), che non è linkata in alcun modo con la home. Questa newspage è in realtà un ibrido fra <strong>newspage</strong> e <strong>feedpage-feed</strong> e non necessita di redazione. In questa newspage troviamo <strong>time</strong>, <strong>relevance</strong>, <strong>category</strong> e <strong>blog</strong>.</p>
<p style="text-align: left">IX. <em>Oneblog</em> (<a href="http://www.oneblog.it">http://www.oneblog.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Se avete letto il mio precedente studio sui nanopublishers italiani, ricorderete come il network di Oneblog fosse in tutto e per tutto uguale a quello di Blogo, per impostazione e caratteristiche. Ebbene neppure adesso si sono smentiti. Aprono con una <strong>blogpage</strong> (esattamente come blogo) dove (però) trovate implementato <strong>blogtegory</strong> (perché unica mezza differenza con Blogo i nomi dei blog sono sempre tematici) per poi proporre una <strong>feedpage-feed</strong> implementata per time e <strong>blogtegory</strong> su una <a href="http://www.oneblog.it/network-post/" target="_blank">pagina a parte</a> (però linkata dalla home a differenza di Blogo).</p>
<p style="text-align: left">X. <em>Blogosfere</em> (<a href="http://blogosfere.it" target="_blank">http://blogosfere.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Piuttosto difficile raccapezzarsi nella home di Blogosfere. A prima vista sembra una <strong>feedpage-blog</strong> e una <strong>blogpage</strong>, nel senso che accoglie sia tutti i post del network (per <strong>time</strong>) sia funziona da official blog. La cosa curiosa è che il post viene duplicato, cioé ripreso in parte dal blog in homepage che rimanda per la lettura di tutto il post, al blog origine del post. Però si può commentare il post nel blog della home o in quello di orgine e <em>i due flussi di commenti restano separati</em>. Poi presenta un archivio di tutti i post del network che è una feedpage-feed implementata per <strong>time</strong> e <strong>category</strong> e <strong>tag</strong>. Infine è possibile accedere ai contenuti aggregati per <strong>category</strong> (macro temi).</p>
<p style="text-align: left">XI. <em>IsayBlog!</em> (<a href="http://www.isayblog.com" target="_blank">http://www.isayblog.com</a>)</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Blogpage</strong> che implementa <strong>category</strong>, <strong>relevance</strong>, <strong>blogtegory</strong>.</p>
<p style="text-align: left">XII. <em>eBlog Network Magazine</em> (<a href="http://www.eblog-network.com" target="_blank">http://www.eblog-network.com</a>)</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Newspage</strong>, neppure troppo fantasiosa. Quindi <strong>time</strong>, <strong>category</strong>, <strong>blogtegory</strong>, <strong>relevance</strong>.</p>
<p style="text-align: left">XIII. <em>Nanopress</em> (<a href="http://www.nanopress.it" target="_blank">http://www.nanopress.it</a>)</p>
<p style="text-align: left">Una <strong>blogpage</strong> scarna. Si accede ai contenuti per <strong>relevance</strong> e <strong>blog</strong>.</p>
<p style="text-align: left">XIV. <em>Investire Oggi Blog Network</em> (<a href="http://www.investireoggi.it/blog" target="_blank">http://www.investireoggi.it/blog</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Per quanto solitamente non includa nei miei studi i blog network che sono appendice di progetti editoriali online &#8220;tradizionali&#8221;, come le webzine, faccio un&#8217;eccezione perché Investire Oggi ha dato sufficiente autonomia al suo blog network, quindi ha una homepage. Questa è una <strong>feedpage-blog</strong>, quindi i contenuti sono indicizzati semplicemente per <strong>time</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">XV. <em>Kerojam</em> (<a href="http://www.kerojam.it">http://www.kerojam.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">La home è una <strong>feedpage-blog</strong> ben disegnata che oltre al criterio <strong>time</strong> implementa quello <strong>blogcategory</strong>.</p>
<p style="text-align: left">XVI. <em>Blogspla.net</em> (<a href="http://www.blogspla.net" target="_blank">http://www.blogspla.net</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Una home minimale ma non trascurata. Classica <strong>feedpage-blog</strong> (quindi <strong>time</strong>) e <strong>blogtegory</strong>.</p>
<p style="text-align: left">XVII. <em>Glocal Network</em> (<a href="http://www.glocalnetwork.net">http://www.glocalnetwork.net</a>)</p>
<p style="text-align: left">Anche qui molto scarno. <strong>Blogpage</strong> + <strong>relevance</strong> e <strong>blogtegory</strong>.</p>
<p style="text-align: left">XVIII. <em>Blog Sociale</em> (<a href="http://blogsociale.it" target="_blank">http://blogsociale.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Classica <strong>feedpage-blog</strong> con accesso sidebar ai <strong>blogtegory</strong>.</p>
<p style="text-align: left">XIX. <em>Blogoitalia</em> (<a href="http://www.blogoitalia.it" target="_blank">http://www.blogoitalia.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Questo network ha di fatto rinunciato ad una home di aggregazione, mettendo sulla directory principale uno dei blog del network.</p>
<p style="text-align: left">XX. <em>BlogNetWork</em> (<a href="http://blognetwork.it" target="_blank">http://blognetwork.it</a>)</p>
<p style="text-align: justify">Una home <strong>blogpage</strong> con un tema minimale molto accattivante. Peccato sia poco curata: nessun accesso ai network del blog (nessuna aggregazione) e codifica caratteri da rivedere. Molto interessante la trovata della <a href="http://blognetwork.it/sandbox/" target="_blank">Sandbox</a>.</p>
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		<title>Authority Blog vs Hub Blog</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 11:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Content Management]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>

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<h6 align="justify">Foto (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/anniemole/">Annie Mole</a></h6>
<p align="justify">Come tutti i fenomeni che crescono, anche il blogging diventa più <em>complesso</em>: esistono differenti stili ed impostazioni, differenti tendenze e diverse piattaforme. La confusione che spesso si genera non è cosa da poco. La distinzione principale è fra un authority blog e un hub blog. C<em>osa sono? Quale conviene? Il tuo che blog è?</em><span id="more-48"></span></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h3 align="justify">Authority vs Hub: Cosa sono?</h3>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Un <em>Authority Blog</em> è un blog principalmente dedicato alla <em>creazione</em> di contenuti originali. A questo tipo di blog viene associata una attività generalmente fatta di <em>post lunghi</em>, <em>frequenza di posting non elevata</em> (eccetto che per il caso di blog multiautore), molti <em>link interni</em> (spesso si tende a seguire un argomento nel tempo con le sue evoluzioni) e pochi esterni.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Un <em>Hub Blog</em> al contrario è un blog che si concentra sulla <em>diffusione</em> dei contenuti. <em>La</em> <em>frequenza di posting è elevata</em> e spesso superiore a 2 articoli per giorno, <em>i link sono tanti</em> (sia interni che soprattutto esterni), <em>la lunghezza dei post è contenuta</em>.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h3 align="justify">Authority o Hub: Quale Scegliere?</h3>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Non esiste una scelta, questo non soltanto perché entrambi i modelli hanno pro e contro (sinteticamente riassunti su <a href="http://performancing.com/authority-blog-vs-hub-blog">Performancing</a>), ma anche e soprattutto perché i due modelli di blogging non sono necessariamente escludenti. Infatti in quasi ogni blog troviamo una percentualedi authority blogging, di hub blogging e anche di life stream blogging. Ovviamente in funzione delle quantità relative delle componenti un blog rientrerà in un modello piuttosto che in un altro. La cosa che mi preme sottolineare è però la seguente: l&#8217;authority blog pertiene alla creazione dei contenuti, mentre l&#8217;hub blog riguarda la distribuzione dei contenuti. In altre parole: se lo scopo del tuo blogging è quello di riportare notizie da diverse fonti relative a definiti topic, allora utilizza gli strumenti e le considerazioni relative all&#8217;hub blogging, è questo il modello per te più utile. Al contrario se il tuo scopo è quello di produrre considerazioni e contenuti originali, non perdere tempo a seguire il modello dell&#8217;hub blogging.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h3 align="justify">Perché distinguere?</h3>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Distinguere fra i due modelli e capire quale sia migliore per spiegare il proprio blogging non è un affare irrilevante. Riguarda principalmente lo stile di blogging e l&#8217;approccio al blog. L&#8217;authority blogging richiede tempo e risorse, e spesso ottiene nel breve/medio periodo un basso riscontro in termini di accessi e visibilità. Le cose cambiano nel lungo periodo perché un authority blog ben condotto ha una crescita lenta ma sostenibili e quindi in ultima analisi può contare su un&#8217;audience stabile (la cui ampiezza dipenderà principalmente dalle caratteristiche della nicchia di riferimento). Per l&#8217;hub blogging le considerazioni sulla crescita sono opposte. Anche se nella realtà il vostro blogging sarà più un mix delle due componenti (questo vale maggiormente per chi sceglie la via dell&#8217;authority blogging), capire (e decidere) che tipo di modello privilegiare aiuta ad andare spediti e a contare su modelli di crescita esplicativi già elaborati. Diventa insomma un problema di strategia.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h3 align="justify">Nella realtà</h3>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Nella realtà la situazione è confusa, perché la linea di confine fra i due stili non viene spesso neppure implementata. Un esempio di ciò si riscontra nei seguenti casi:</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">1. <em>Il decadimento delle blog star</em>: esattamente come il carbonio, anche i blogger famosi hanno un loro periodo di decadimento. Soprattutto se non si associa il proprio blogging ad un modello di editoria professionale, il blogger diventato famoso ha sempre meno tempo per bloggare. Ciò a causa in parte della sua vita privata che impone un limite a priori alle risorse (tempo principalmente) dedicabili al blogging, in parte perché l&#8217;apertura di più blog ed il coinvolgimento in altre attività collaterali rispetto al blogging stesso (conferenze, incarichi, consulenze, ecc), riducono il tempo e la qualità del blogging stesso (in altre parole le conseguenze del blogging di successo tendono a minarne le premesse: si tratta di crescita non sostenibile, anche qui un problema di strategia). Un esempio del problema è fotografato dal sempre molto onesto e lucido Luca Conti, che sembra voler <a href="http://lucaconti.nova100.ilsole24ore.com/2008/08/un-bilancio-di.html">reimpostare il suo Social Media Corner</a> facendone a tutti gli effetti un Hub Blog.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">2. <em>La confusione delle piattaforme</em>: se authority e hub blogging sono due modelli di blogging differente, portano con sé differenti esigenze. A tal fine esistono differenti piattaforme: se <a href="http://www.wordpress.org">WordPress</a> consente di fare tutto al momento, non si vedono ragioni teoriche per cui non si dovrebbe usare <a href="http://www.tumblr.com">Tumblr</a> per un hub blog. Ma nella realtà la confusione impera e così molti blog utilizzano WordPress anche se per attività di hub blogging puro o di life streaming.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">3. <em>Duplicazione</em>: ma quale hub blogging? Molti siti copiano e basta! Su questo punto condivido le conclusioni di <a href="http://www.masternewmedia.org/it/2008/08/14/contenuti_duplicati_problemi_e_soluzioni.htm">questo articolo su Master New Media</a>. La base del web è infatti la relazionalità. La duplicazione non è nociva a priori. 9/10 del problema è imputabile ad errori del webmaster che si ritiene duplicato. Oltre alle considerazioni sulla duplicazione etica o legale e sugli effetti positivi della duplicazione (e di cosa duplicazione in senso stretto non è), occorre non dimenticare che la conoscenza/informazione non si genera dal nulla, ma si ottiene sempre dalla trasformazione di quella già esistente. Quindi il problema non è riprendere contenuti altrui (come l&#8217;hub blogging per definizione fa e come il buon authority blogging subisce), ma verificare l&#8217;eventuale presenza di valore aggunto associato alla distribuzione di contenuti generati da altri e le condizioni (legali ed etiche) per il riutilizzo del contenuto altrui. Un buon hub blog non ha nulla da rimproverarsi ed anzi genera valore aggiunto sia per il lettore (aggregazione dei contenuti per argomento) che per l&#8217;autore del contenuto originale aggregato (pubblicizzazione del contenuto e quindi del blog/autore).</p>
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		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 09:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Content Management]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
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<p align="justify">Foto (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/antigone/">antigone78</a></p>
<p align="justify">In questa ultima settimana è tornata alla ribalta il tema del life streaming come futuro del blogging. Questo grazie ad un post del seguitissimo <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/the_future_of_blogging_reveale.php">Read Write Web</a> (<a href="http://webgarden.bloglist.it/2008/06/21/blogging-e-life-stream/">ne avevo già parlato</a>, ma a me non mi caga nessuno <img src='http://webstrategist.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p align="justify">Ritorno sul tema sinteticamente:<span id="more-44"></span></p>
<p align="justify">a) Anche io sono stra-convinto che il blogging così come lo conosciamo è destinato a rimanere tale solo per qualche istanza di corporate blogging (e anche qui non è detto: vedi l&#8217;apertura al &#8220;social&#8221; networking) e blog multiautore che sono vere e proprie webzine (mi riferisco ad esempio a <a href="http://mashable.com/">Mashable</a>). Il life streaming diventerà sempre più norma e questo significa nuovo spazio per sfidare i monopoli acquisiti dai CMS per blogging più diffusi (ogni riferimento a <a href="http://www.wordpress.org">WordPress</a> non è casuale).</p>
<p align="justify">b) In questa prospettiva sono convinto che <a href="http://www.sweetcron.com">Sweetcron</a> sia la soluzione più interessante in merito. Semplicemente perché al momento è l&#8217;unica compiuta e strutturata. Trovate un esempio di come funziona il CMS sul sito del suo padre-padrone <a href="http://www.yongfook.com/">Yongfook</a>. Pare che quest&#8217;ultimo, latitante da mesi, si sia deciso a dare un&#8217;accelerata al lavoro e ha ufficialmente annunciato (l&#8217;email mi è arrivata stamattina) il lancio di Sweetcron per il 28.08.08. Staremo a vedere.</p>
<p align="justify">c) Quando si parla di life streaming si commente a mio avviso un errore madornale. Si comincia a tirar fuori <a href="http://www.friendfeed.com">FriendFeed</a> e simili (e ancora aspetto che qualcuno mi spieghi cosa abbia inventato FF che <a href="http://www.jaiku.com">Jaiku</a> non avesse). Non confondiamo Sweetcron con FriendFeed. Se il primo è un CMS per il <em>life streaming blogging</em>, il secondo (e i servizi di life streaming attualmente esistenti) sono servizi di <em>life streaming microblogging</em>. Da cui il titolo del post,</p>
<p align="center"><strong>sweetcron:life streaming = wordpress:blogging </strong></p>
<p align="justify">In definitiva io continuo a pensare che Sweetcron abbia le carte in regola per sfondare e creare seri problemi a WordPress (a meno che <a href="http://ma.tt">Matt</a> non si faccia dare qualche consiglio da <a href="http://lushanoperera.netsons.org/">Lushano</a> che ha realizzato un <em>Sweetcron-like blog running on wordpress</em>). A patto di riuscire ad emanciparsi dal one-man-business Yongfook e costruire dietro una solida community.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
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</ol></p>
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		<title>Gli Affidabili, il Social Rating e il Crowdsourcing</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 17:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Content Management]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Crowdsourcing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Rating]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto (cc-by): Sreejith K. Ho ricevuto un&#8217;email di Giorgio Sacconi che mi invita a dare un&#8217;occhiata al nuovo servizio di Galgo srl, Gli Affidabili. Ebbene, l&#8217;ho provato e di seguito come di consueto condivido con voi alcune considerazioni di portata generale su Crowdsourcing, Social Rating e Authority. Il Servizio Gli affidabili si pone un obiettivo [...]<div class='yarpp-related-rss yarpp-related-none'>


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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/08/2385193167_b654c17189.jpg" alt="2385193167_b654c17189.jpg" /></p>
<h6 align="justify">Foto (cc-by): <a href="http://www.flickr.com/photos/sreejithk2000/">Sreejith K.</a></h6>
<p align="justify">Ho ricevuto un&#8217;email di <a href="http://www.linkedin.com/in/giorgiosacconi">Giorgio Sacconi</a> che mi invita a dare un&#8217;occhiata al nuovo servizio di <a href="http://www.galgo.it/">Galgo srl</a>, <a href="http://www.gliaffidabili.it/home">Gli Affidabili</a>. Ebbene, l&#8217;ho provato e di seguito come di consueto condivido con voi alcune considerazioni di portata generale su <em>Crowdsourcing</em>, <em>Social Rating</em> e <em>Authority</em>.<span id="more-40"></span></p>
<h3 align="justify">Il Servizio</h3>
<p align="justify">Gli affidabili si pone un obiettivo ambizioso, cioé quello di diventare un riferimento nel panorama del social rating dei servizi. L&#8217;idea non è male: la terziarizzazione dell&#8217;economia non è certo una cosa nuova, ed è chiaro come la complessità della società in cui viviamo si rifletta (biunivocamente) anche sulle relazioni di natura economica che ci vedono coinvolti. Tradotto vuol dire che ognuno di noi si trova quotidianamente a dover interagire &#8211; come consumatore o professionista &#8211; con una gamma di prestatori di servizi (dalla babysitter ai servizi logistici) molto eterogenea di cui non conosce praticamente nulla o quasi. L&#8217;obiettivo de Gli Affidabili è proprio quello di orientare le scelte attraverso il meccanismo del social rating: come posso fidarmi a priori di un prestatore di servizio? Semplice, chiedo a chi lo ha già provato.</p>
<p align="justify">Gli Affidabili è stato presentato al <a href="http://www.techgarage.eu/">TechGarage &#8217;08</a>, se siete interessati vi invito a dare un&#8217;occhiata al <a href="http://www.omnisio.com/v/Ax5QXSddjhG/gliaffidabili-al-techgarage">video</a> e a fare un salto sul <a href="http://gliaffidabili.wordpress.com/">blog ufficiale</a> (che per essere un blog ufficiale è davvero ben fatto dal punto di vista dei contenuti soprattutto). A margine trovo molto interessante (e chi mi conosce sa quanto io sia fissato con il geotagging) l&#8217;implementazione da subito del servizio di localizzazione territoriale. La grafica del sito mi piace perché è semplice ma curata.</p>
<h3 align="justify">Vantaggi</h3>
<p align="justify">Il social rating in Italia sta prendendo piede, sicuramente abbastanza in ritardo. Io ne so qualcosa guardando da vicino lo sviluppo di <a href="http://www.votailprof.it">Votailprof.it</a>. La forza del social rating sta nel fatto che si tratta di una forma di <a href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Crowdsourcing&amp;oldid=228825728">crowdsourcing</a>. Ed è una forma <em>altamente performante</em> di <a href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Crowdsourcing&amp;oldid=228825728">crowdsourcing</a>. Infatti l&#8217;oggetto del social rating è l&#8217;aspetto reputazionale/esperenziale di qualcosa. E&#8217; una sorta di <a href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Word_of_mouth&amp;oldid=229047184">Word-of-Mouth</a> (Passaparola). L&#8217;aspetto reputazionale non è infatti separabile dall&#8217;aver provato quel dato servizio/bene. Il social rating è una forma di crowdsourcing nel momento in cui poniamo l&#8217;eguaglianza giudizio = task. Cioè consideriamo il giudizio su qualcosa come una prestazione, un compito da eseguire. Quindi invece di lasciare il giudizio ad un numero ristretto di soggetti (possiamo dire come avviene tipicamente in <em>outsourcing</em> o <em>insourcing</em>) andando incontro a problemi di qualificazione e parzialità prospettica (di authority), lasciamo che sia una massa interconnessa (virtuale) a fornire informazioni sulla base del collegamento di una miriade di esperienze puntuali fra loro sconnesse (fisicamente).</p>
<p align="justify">E&#8217; chiaro quindi che la vera forza rivoluzionaria di internet è proprio quella di rendere possibile il crowdsourcing, rendendo rilevanti informazioni tradizionalmente troppo frammentate e puntuali per generare conoscenza. Immaginate di dover cercare una buona babysitter in una città che non conoscete, o un DJ per la festa di laurea. Preferireste cercare nelle tradizionali pagine gialle, oppure in una directory che vi consente di conoscere il grado di soddisfazione che gli altri passati clienti hanno raggiunto provando quello stesso servizio?</p>
<h3 align="justify">Pericoli</h3>
<p align="justify">I contro sono quelli del social rating in generale. Infatti se è vero che il crowdsourcing è potenzialmente un ottima fonte di preziose informazioni, è anche vero che la conoscenza che deriva dal social rating di qualcosa funziona sufficientemente bene solo a determinate condizioni. Innanzitutto occorre <strong>un serio metodo di feedback</strong>, occorre infatti evitare che i commenti e i voti siano falsati da chi ha solo intenzione di giocare un po&#8217; con il mouse. In questo Gli Affidabili mi sembra abbia colto nel segno: anche se può apparire farraginoso di primo acchito, in realtà l&#8217;obbligo distabilire un contatto con l&#8217;utente da votare mi sembra un&#8217;ottima soluzione per filtrare i simpaticoni della domenica.</p>
<p align="justify">Secondo punto da attenzionare è la <strong>disaggregazione del voto</strong>. Da quanto ho visto su Gli Affidabili, attualmente il voto è generale. Sarebbe opportuno (e ancora una volta l&#8217;esperienza di Votailprof.it è stata illuminante), disaggregare i voti per dimensioni. Non troppe ovviamente, ma almeno 3-4 per poter fornire una valutazione il più possibile aderente alla complessità del processo decisionale. Ad esempio posso votare un cuoco per un servizio di catering privato dandogli il massimo nella dimension e professionale (come sa fare il cuoco) e il minimo nella dimensione organizzativa (rispetto dei tempi, degli accordi, ecc), aiutando così chi deve scegliere dopo di me a farsi un quadro realmente completo della situazione. Sono certo che a Gli Affidabili ci avranno pensato, ma sono altrettanto certo che si siano trovati davanti ad ostacoli non da poco data l&#8217;ambizione del loro progetto: infatti l&#8217;oggetto del rating non è <em>omogeneo</em> (si valutano categorie professionali eterogenee), per cui ad esempio se cercassi una promoter, potrebbe essere rilevante la dimensione di voto &#8220;presenza fisica&#8221;, cosa che diventa invece altamente inutile se devo scegliere un web designer.</p>
<p align="justify">La disaggregazione di voto non è neutra anche per un altro motivo: se si implementa richiede un <strong>buon algoritmo</strong> per pesare le singole dimensioni nel voto complessivo.E questi sono tasti dolenti (<a href="http://www.netflixprize.com">Netflix</a> ha addirittura utilizzato il crowdsourcing per far implementare un buon algoritmo. Ma ha offerto 1.000.000 di dollari in un contest che finirà nel 2011).</p>
<p align="justify">Infine il tasto più dolente di tutti, perché è la premessa di ogni discorso sul social rating/crowdsourcing, sono i numeri. E&#8217; chiaro soprattutto per il social rating. Rinunciare all&#8217;authority per costruire un sistema di giudizio/voto, richiede un&#8217;alta <strong>soglia di persone coinvolte</strong>. Solo con consistenti sogli di votanti e voti il dato statistico può sfidare i tradizionali sistemi basati sulla qualificazione personale, come ha dimostrato lo <a href="http://news.cnet.com/2100-1038_3-5997332.html">studio comparativo Wikipedia vs Britannica</a>. E&#8217; chiaro che è ancora presto per Gli Affidabili, nel senso che lì conta la priezione di crescita, dato che per definizione un servizio (così) nuovo non può certo partire con la stessa utenza delle Wikipedia adesso.</p>
<h3 align="justify">Authority o Crowdsourcing? Entrambi.</h3>
<p align="justify">In questo senso secondo me i servizi di social rating in generale dovrebbero modulareil loro sviluppo. Cosa intendo? Intendo dire che sarebbe utile implementare un servizio che coinvolga una sorta di <em>alpha users</em>, scelti sulla base del concetto di <em>authority</em> e una classe di <em>beta users</em>, la massa degli utenti. Scomponendo lo sviluppo dell&#8217;attività di start-up in tre fasi, facciamo A, B e C, avremo (per scelta o meno) nella fase A una percentuale fino al 70-30 (alpha users &#8211; beta users, in cui la preminenza degli alpha users (ribadisco, scelti in base al principio di authority) serve ad allargare la base del servizio (in termini di giudizi) senza cedere sulla qualità.</p>
<p align="justify">Infatti due commenti/voti per item, sono irrisori in termini statistici. D&#8217;altronde il successo del servizio è fondato in primis sulla sua affidabilità (qualità). Come fare ad avere qualità se non si è in presenza di grandi numeri? <em>Semplice: si segue la via dell&#8217;authority anziché quella del crowsourcing</em> (basata sul fattore statistico, e quindi legato ai grandi numeri). Ma seguendo l&#8217;authority non si uccide il principio del social rating? No, perché sarebbe solo una fase transitoria. Nella fase B infatti avremo una percentuale accresciuta di beta users e l&#8217;equilibrio si attesterebbeintorno al 50-50, per poi passare nella fase C, quella di pieno regime, in un equilibrio 30-70 a favore dei beta user. Con la fase C si apre al progressivo abbandono dell&#8217;authority equiparando nell&#8217;algoritmo i voti degli alpha users con quelli dei beta users (eliminando quindi la divisione in classi). In questo modo si prende il meglio dei due aspetti.</p>
<p align="justify">Un po&#8217; come una sorta di <a href="http://en.citizendium.org">Citizendium</a> fra <a href="http://knol.google.com/">Knol</a> e <a href="http://www.wikipedia.org">Wikipedia</a>.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
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		<title>Evri: Search Less Understand More</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 04:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho provato la private beta del nuovo search engine (non c&#8217;é davvero come chiamarlo al momento) evri.com. Ho visto il paradiso. Un concetto nuovo e rivoluzionario ancora in fase embroniale. Se vi interessa sapere come sarà il web che ci aspetta, non perdete tempo e leggete il resto! &#160; Una vera rivoluzione &#160; &#160; Cercare [...]<div class='yarpp-related-rss yarpp-related-none'>


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<p align="justify">&nbsp;</p>
<h3 align="justify">Una vera rivoluzione</h3>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><img src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/07/evri_searchless.png" alt="evri_searchless.png" /></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><em>Cercare di meno e capire di più</em>. Questo è il motto di Evri. La schermata iniziale mi accoglie con tre sezioni dedicate a <em>persone, luoghi e cose</em>. Ognuna delle sezioni aggrega i contenuti per relazione. Così è possibile navigare i singoli temi (personaggi, luoghi o cose) più cliccati sulla rete, scoprendo con quali altri oggetti sono collegati, chi sale e chi scende, e quali sono i principali articoli.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Non mi dilungherò sulle capacità tecniche e sulle implementazioni nel dettaglio, dato che trovate queste info sul <a href="http://blog.evri.com/">blog ufficiale</a>, e chiedendo di provare la <em>beta version </em>(basta lasciare l&#8217;email). Vorrei condividere con voi, come usuale, le mie impressioni (lascio a <a href="http://www.masternewmedia.org">Master New Media</a> i tutorial, che in questo sono dei&#8230; master!). La vera rivoluzione sta nel <em>principio di relazionalità</em> che guida la presentazione dei contenuti, significa davvero cercare di meno ma capire di più, perché ti da&#8217; la reale possibilità di sfogliare il web per argomenti correlati. Questo principio è declinato in maniera da permettere all&#8217;utente di configurare i contenuti presentati <em>specificando i criteri di relazione</em>. Inoltre, cosa fondamentale, avrete un&#8217;interfaccia semplice ed efficace, in cui tutte le scelte relative ai contenuti sono pensate su un&#8217;<em>architettura di profondità</em>, cioé avete la possibilità di scegliere fra poche opzioni per volta: la massima personalizzazione non viene raggiunta tutta in una volta costringendovi a sceglierefra migliaia di contenuti in una volta, ma è impacchettata in modo da presentarvi le opzioni per categoria (wikipedia, video, foto, &#8230;) e di consentirvi di approfondire step-by-step.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h3 align="justify">Qualche immagine</h3>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/07/evri1.png" title="evri1.png"><img src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/07/evri1-150x150.png" alt="evri1.png" border="0" /></a></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">La sezione &#8220;people&#8221;</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/07/evri4.png" title="evri4.png"><img src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/07/evri4-150x150.png" alt="evri4.png" border="0" /></a></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">La sezione &#8220;places&#8221;</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/07/evri5.png" title="evri5.png"><img src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/07/evri5-150x150.png" alt="evri5.png" border="0" /></a></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">La sezione &#8220;things&#8221;</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/07/evri2-1.png" title="evri2-1.png"><img src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/07/evri2-1-150x150.png" alt="evri2-1.png" border="0" /></a></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">La pagina dettagliata (top)</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><a href="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/07/evri3.png" title="evri3.png"><img src="http://webstrategist.it/wp-content/uploads/2008/07/evri3-150x150.png" alt="evri3.png" border="0" /></a></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">La pagina dettagliata (bottom)</p>
<h3 align="justify">Conclusioni</h3>
<p align="justify">Che dire. Il progetto è in incubazione e nuovissimo, dietro ci sta un team di tutto rispetto (sempre aperto ai vostri curriculum) di stanza a Seattle, guidato da Neil Roseman ex VP of Technology di Amazon.com, e finanziato da Vulcan Capital, costola di quella Vulcan Inc fondata da Mr. Paul G. Allen. Sicuramente ci saranno delle decisioni importanti da prendere nel futuro, in particolare su come far funzionare la relazionalità con i contributi degli utenti. Eppure mi sento molto ottimista: mi sembra un buon progetto ben fondato. Per cui: correte tutti a provare <a href="http://www.evri.com">Evri</a>!</p>
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		<title>Blogging e Life Stream</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 23:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[CMS]]></category>

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]]></description>
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<h3>Life Streaming Indifferenziato</h3>
<p align="justify">Il punto è che molti bloggers, soprattutto i più seguiti, tendono ad utilizzare il blog (giustamente) come un contenitore che aggrega non soltanto pensieri originali, ma sempre più spesso tutte le molteplici attività (ed identità) sul web. Foto, video, twits, shared items, tumblerate e chi più ne ha più ne metta. Non sono un purista del blogging, nonostante mi sforzi di produrre sempre e comunque contenuti che riflettano un mio pensiero originale. Quindi non mi schiero a priori contro l&#8217;inquinamento che il life streaming opera sulla produzione dei post veri e propri. Semplicemente trovo sia più utile separare le varie istanze che confluiscono in un blog.</p>
<p align="justify">Un piccolo tentativo lo vedete già in atto nel layout di WebGarden: i post interessanti che leggo in giro per il web non vengono riportati in entries, ma aggregati nella colonna microblogging. Ma la discussione con Neon era circa l&#8217;opportunità di nuove frontiere in termini di CMS. Io credo che i tempi siano maturi per una rivoluzione nella concezione del blogging. Una rivoluzione imperniata sulla capacità di aggregare in un CMS i flussi &#8220;social&#8221;. Ma non come opzione, bensì come caratteristica &#8220;core&#8221; dell&#8217;architettura del CMS stesso.</p>
<h3>Yongfook e Sweetcron</h3>
<p align="justify">E qui mi imbatto in <a href="http://www.linkedin.com/in/lushanoperera">Lushano</a> aka <a href="http://www.disconnesso.com">Fruskio/Disconnesso</a> che aveva una splendida pagina <a href="http://lushanoperera.netsons.org/">qui</a> (a proposito, che fine ha fatto?), basata su quest&#8217;altra di <a href="http://www.yongfook.com/">mr. Yongfook</a>. Lushano aveva riprodotto in casa (con WP) quest&#8217;ultima pagina. Che dire. Yongfook ha implementato esattamente il concetto di cui discutevo con Luca (che aveva un&#8217;idea simile per il suo blog). Ci sono due cose importanti da sottolineare: 1) La pagina di Yongfook dimostra quanto efficace ed importante sia il layout per comunicare i contenuti, e quanto sia utile discriminare i contenuti in funzione della loro natura, differenziando il life steaming. 2) Yongfook.com è basato su un CMS che lo stesso Yongfook sta producendo (una piattaforma Open Source e Free): <a href="http://www.sweetcron.com/">Sweetcron</a>. Se ben impostata potrebbe diventare la vera valida alternativa a WordPress. La vera novità. Che ne pensate?</p>
<p align="justify">
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		<title>Tags vs Categorie: Come si Usano</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 07:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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<p align="justify"><strong>Non uso i Tag e mi affido solo alle categorie </strong></p>
<p align="justify">Questo modo di vedere le cose è stato fomentato anche dalla scelta (fino a poco tempo fa) di non implementare i tag come <em>core feature</em> su importanti CMS di blogging (si, parlo di WP). Secondo questo modo di vedere le cose, le categorie forniscono uno strumento sufficiente e stabile per la corretta archiviazione dei post. Le categorie servono infatti ad archiviare i contenuti per argomento. Esattamente quello che fanno i tags. Solo che i le categorie sono più stabili dei tag, quindi più utili (?).</p>
<p align="justify"><strong>Uso tags e categorie in modo confuso</strong></p>
<p align="justify">E&#8217; la norma. In genere si usa mettere ai post sia tags che categorie senza differenziare il criterio di applicazione delle due. Ne consegue che ho una massa di etichette appiccicate alla rinfusa, senza molta utilità.</p>
<p align="justify"><strong>Usare Tag e Categorie in modo complementare</strong></p>
<p align="justify">Tag e categorie sono davvero doppioni concettuali? La mia risposta è no. Un utilizzo <em>complementare</em> di entrambi parte dalla seguente considerazione: <strong>le categorie sono classificazioni per argomento a livello macro </strong><em>(generale)</em>.<strong> I tags invece sono classificazioni per argomento a livello micro </strong><em>(specifico)</em>. Entrambe le classificazioni, essendo per argomento, sono <em>contestuali</em> (riguardano il singolo post). Eppure, categorizzare significa <em>incastrare il singolo post in una categoria esistente</em>. Taggare significa <em>applicare al singolo post esistente una etichetta</em>. Cioé nel primo caso è il post che va applicato alla categoria, nel secondo caso è il tag che va applicato al post. Da ciò si deduce che le nuove categorie dovrebbero essere <a href="http://webgarden.bloglist.it/2008/06/06/strutturare-una-community-forum-e-blog/">generate bottom-up</a> (prevalentemente), cioé in funzione di una certa <em>massa critica</em> (elemento oggettivo) di post su quell&#8217;argomento (<em>quindi convertendo un tag in categoria</em>) a cui aggiungiamo la <em>volontà</em> (elemento soggettivo) di volerci occupare ancora di quell&#8217;argomento (pianificazione di una linea editoriale). In questo modo offrirete ai vostri lettori, oltre alla classica archiviazione temporale, una archiviazione per <em>macro-categorie</em> (le categorie propriamente dette) ed una per <em>micro-categorie</em> (i tags, aggregati in nuvola). Da ciò discende che le categorie devono solitamente essere poche e di ampio significato, i tags al contrario devono essere molti e particolareggiati. Da qui la possibilità (e il dovere) di usarli in modo complementare.</p>
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		<title>Chunking: Come e Perché</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 10:35:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Blog]]></category>

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<p align="justify"><strong>Perché usare il chunking? </strong></p>
<p align="justify">Perché rende il testo più <em>leggibile</em>, aumentando la <em>velocità di lettura</em> (che su schermo è mediamente il 25% decrementata rispetto alla carta) e la <em>comprensione d&#8217;impatto</em>. In entrambi i casi perché aiuta fortemente ad <a href="http://www.problogger.net/archives/2005/08/19/writing-blog-content-make-it-scannable/">incrementare la scannability dei contenuti</a>.</p>
<p align="justify"><strong>Come si usa il chunking?</strong></p>
<p align="justify">Per prima cosa è fondamentale suddividere il testo individuando questi famosi blocchi concettuali: ogni blocco di testo deve corrispondere ad un <em>concetto</em> che si intende esprimere. Bisognerebbe essere sintetici ed evitare chunk di pura digressione. Poi si possono utilizzare titoli, sottotitoli, stili di testo e quant&#8217;altro (<a href="http://www.masternewmedia.org/it/2007/06/28/information_design_come_impaginare_contenuti.htm">come troverete anche sulla guida al chunking di Robin Good</a>)</p>
<p align="justify"><strong>I miei consigli sul chunking</strong></p>
<p align="justify">1. Usate sempre la <strong>titolazione dei chunks</strong>. E&#8217; la più grossa differenza fra il chunking italiano e quello al di là dell&#8217;atlantico. Titolare aiuta i vosti lettori ad orientarsi nel testo, ma <em>aiuta anche voi a concettualizzare i chunk</em>: se non riuscite a trovare un titolo per il chunk è molto probabile che quel chunk vada revisionato.</p>
<p align="justify">2. Usate sempre gli <strong>stili di testo</strong>: bold e italic sono sempre utili perché supportano la lettura ed evidenziano <em>concetti chiave</em>.</p>
<p align="justify">3. <strong>Non abbondate con la sintassi ipotattica</strong>: è un problema tutto italiano. Rende il testo di difficile comprensione e molto noioso da seguire. Chi vi legge arriva spesso dai motori di ricerca perché vuole una data informazione. Come voi impacchettate quell&#8217;informazione è <em>fondamentale</em>: rendetela <em>accessibile</em>. Se anche utilizzaste il chunking bene, ma all&#8217;interno del chunk faceste un capolavoro barocco di ipotassi, vi manderebbero a cagare in tempi (questi si) molto celeri.</p>
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		<title>Strutturare una Community: Forum e Blog</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 23:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mushin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Community]]></category>
		<category><![CDATA[Forum]]></category>

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<h3>Top-Down</h3>
<p align="justify">L&#8217;approccio <em>top-down</em> (letteralmente dall&#8217;alto al basso), è tipico di chi parte da un&#8217;idea ben precisa di community. Spesso troppo ben precisa. Mi riferisco ad esempio a quanti vogliono aprire  un forum o un blog e seppur vuoto lo trovate già ricco di sezioni/categorie. Dato che si parte da un&#8217;idea ben strutturata, si tende a replicare la complessità/definizione strutturale anche sul sito. Esempio di questo approccio è il forum dei <a href="http://ohnomaori.puntoforum.it/ohnomaori.html">miei amici Maori</a>. Come potete notare esistono tante sezioni, molte delle quali deserte. Ogni sezione ha una sua ragione d&#8217;essere perché riflette l&#8217;articolazione del progetto sottostante.</p>
<h3>Bottom-Up</h3>
<p align="justify">Il secondo approccio, il <em>bottom-up</em> (dal basso verso l&#8217;alto), è proprio di chi parte in modo poco differenziato, lasciando all&#8217;attività quotidiana della community il compito di indicare le aree tematiche di maggior interesse che è utile autonomizzare come sezioni/categorie. Un esempio può essere <a href="http://www.hjorda.com/">HJORDA</a>, progetto di <a href="http://www.themarketer.info">Roldano De Persio</a> (no, questa non è la settimana del link a Roldano&#8230;), un blog appena nato (3 mesi) quindi con pochi contenuti, che appare abbastanza poco diversificato proprio in proporzione all&#8217;ancora relativamente esiguo numero di post.</p>
<h3>Il Consiglio</h3>
<p align="justify">Personalmente preferisco un approccio che pur partendo da un progetto dettagliato e articolato non origini un top-down, ma si orienti verso il bottom-up. Questo evita sezioni deserte e la dispersività dell&#8217;eccessiva articolazione di solito associata all&#8217;approccio top-down. Il bottom-up, proprio perché veicolato dall&#8217;attività quotidiana presenta due pregi: a) aiuta gli utenti perché non li mette davanti ad inutili (perché inutilizzate) articolazioni, b) perché riflette non l&#8217;idea ma l&#8217;attività reale. Entrambi i punti contribuiscono ad una gestione ottimizzata dell&#8217;attività e soprattutto ad uno sviluppo dell&#8217;articolazione dei contenuti che segua <em>le necessità</em> piuttosto che <em>le idee</em>. <em>Significa quindi crescere con l&#8217;articolazione solo se cresce il volume e la qualità dell&#8217;attività sul sito. </em>Ovviamente la virtù sta sempre nel mezzo: bottom-up <em>non significa</em> rinunciare ad introdurre innovazioni pianificate. Del resto ogni <em>innovazione</em> di per sé, in quanto <em>nuova</em>, è un elemento di <em>rottura</em> con la norma che quindi non fonda necessariamente in questa <em>i presupposti</em> della sua esistenza. Anche se l&#8217;innovazione non è mai un processo completamente slegato dal contesto in cui nasce (ha carattere di <em>rottura incrementale</em>).</p>
<p align="justify">In sintesi quindi il consiglio è: pianificate e progettate, ma sempre a piccoli passi, lasciando all&#8217;attività quotidiana della community l&#8217;ultimo giudizio circa le modifiche apportate. <em>Siate idealisti nel concepire la vostra innovazione, ma estremamente pragmatici nel giudicarla</em>.</p>
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